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Bitcoin: dentro la valuta del caos

Tra bolle finanziarie, dark web, corsa all’oro e rivoluzioni monetarie, facciamo il punto con Tommaso Monacelli: docente di economia monetaria dell’Università Bocconi

di Nicolò Barattini

Tra bolle finanziarie, dark web, corsa all’oro e rivoluzioni monetarie. Il punto della situazione con Tommaso Monacelli, docente di economia monetaria dell’Università Bocconi

Nel novembre del 2008 Satoshi Nakamoto, nickname di un individuo di cui nessuno a oggi conosce l’identità, carica un documento su SourceForge nel quale delinea il funzionamento di una moneta elettronica basata sul peer-to-peer. È la genesi di Bitcoin.

In realtà non si trattava del primo tentativo di “coniare” una criptovaluta, già nel 1998 un ingegnere informatico cinese, Wei Dai, aveva ideato la “b-money”, ma fu un tentativo presto abbandonato. A differenza del suo predecessore, la criptovaluta ideata da Satoshi Nakamoto ha avuto tutta un’altra storia: ad agosto 2010 il valore di un bitcoin era di 0,070 dollari, oggi – mentre scriviamo – ne vale circa 14.000. Ma fluttua a ogni secondo.

Solo nell’ultimo anno il valore dei bitcoin (“b” minuscola se ci si riferisce alla valuta, maiuscola se riferita alla tecnologia e alla rete) è cresciuto del 1.400% e non sorprende il fatto che da argomento da eletti geek, il bitcoin sia sia diventato una chiacchiera da bar, o da pranzo di Natale coi parenti.

Abbiamo deciso di fare il punto della situazione con Tommaso Monacelli, docente di economia monetaria dell’Università Bocconi di Milano.

Prof. Monacelli, partiamo dalle basi: cosa sono i bitcoin?
Nella sua sostanza un bitcoin è qualcosa di molto semplice: è un’attività finanziaria, e per attività finanziaria si intende un qualsiasi asset che possa essere utilizzato come riserva di valore, in questo caso una valuta; ma potrebbe anche essere una pietra preziosa, un quadro, un francobollo, semplicemente un qualcosa che assume valore perché alcune persone decidono che ha un valore e si aspettano che questo qualcosa – lo chiamo asset nel senso neutro – possa essere scambiato e accettato in futuro da qualcun altro. Come tale Bitcoin è una bolla.

 

Si può parlare di bolla bitcoin?
Quando noi economisti parliamo di “bolle” facciamo riferimento a qualcosa che ha valore fino a quando un gruppo di persone che si scambiano questo asset, questo bitcoin nel nostro caso, decidono che ha valore; nel momento in cui decidono il contrario, puff, ecco che non ha più valore. Pensiamo all’oro, l’oro è una bolla perché vale molto di più di quello che intrinsecamente come materiale può produrre in termini di servizi e produttività: pensiamo a come viene utilizzato nella microchirurgia, per realizzare le capsule dei denti, ecco questo è il suo valore intrinseco. Col bitcoin siamo nel caso estremo perché il suo valore intrinseco fondamentale è assolutamente zero, perché è una valuta, non uso apposta il termine moneta, inoltre è elettronica e quindi non ha nemmeno una materialità. È in tutto e per tutto una bolla. Poi le bolle esistono, come dicevo anche un francobollo è una bolla.

 

bitcoin cosa sono

Si accettano bitcoin: siamo all’ingresso del ristorante Room 77, nel quartiere di Kreuzberg, a Berlino. © VISUM / LUZ.

 

In che senso valuta è differente da moneta?
Bitcoin non è ancora una moneta ma potrebbe diventarlo. Nel momento in cui questo asset chiamato bitcoin venisse utilizzato in maniera pervasiva per permettere alle persone di fare scambi, transazioni e acquisti allora diventerebbe moneta proprio perché assumerebbe questa utilità, per cui il suo valore fondamentale non sarebbe più zero e Bitcoin potrebbe togliersi i panni di bolla e assumere un valore che in qualche modo rifletta la sua utilità nelle transazioni e negli scambi.

 

Ma finché non ci sarà un’autorità centrale, sovranazionale, statale, eccetera, che ne garantisca il valore nel tempo, è molto difficile, quasi logicamente impossibile, immaginare che Bitcoin diventi una moneta.

 

In molti parlano di bolla pronta a scoppiare
Dal punto di vista della teoria di monetaria, che è quella che più mi interessa, io ho cominciato a scrivere di Bitcoin proprio per chiarire questo punto, che ha a che fare col concetto di bolla: non dobbiamo pensare che sia una bolla solo perché vale 15.000 e passa dollari; questo bene chiamato bitcoin, in cui alcune persone hanno deciso di depositare del valore, di trasferirlo nel tempo, è una bolla nella misura in cui vale qualcosa. Il bitcoin ha un valore intrinseco pari a zero, nel momento in cui un gruppo di persone decide che ha un valore nasce la bolla.

Solitamente si associa l’idea di bolla a cifre esorbitanti
Sì, purtroppo noi siamo abituati ad avere questa idea della bolla come un qualcosa che vale tantissimo. In realtà è una bolla semplicemente per il fatto che non vale zero, o che vale, in questo caso zero, perché il valore intrinseco di bitcoin è zero. Pensiamo a un francobollo. Quanto può valere intrinsecamente il francobollo? Basta andare sopra il valore fondamentale per poter parlare di bolla. Poi ci sono bolle che durano nel tempo e bolle che scoppiano. E questo dipende da vari fattori.

Da cosa dipende appunto il crollo o, al contrario, il mantenimento di un valore costante?
Da questo punto di vista, tecnicamente parlando, siccome Bitcoin è una valuta, anche le valute come il dollaro sono bolle. In molti mi hanno criticato per questo, perché ho definito ogni valuta come una bolla, ma strettamente parlando è così. Il dollaro come biglietto di carta ha un valore intrinseco quasi nullo, non mi ci soffierei neanche il naso, dopodiché vale molto di più. Il punto è che nel caso del dollaro si tratta di una bolla che può continuare a esistere nel tempo perché non è una valuta privata ma una valuta sovrana e in quel caso c’è un’autorità sovrana, lo Stato americano nella fattispecie che ne garantisce il valore nel tempo.

Senza la regolazione da parte di un’autorità statale i bitcoin possono sopravvivere?
Come valuta, quindi come bolla, che è lo stato che assume adesso, è molto difficile da dire, perché dipende essenzialmente e unicamente dalla aspettative della gente e degli operatori. Quindi questo è soggetto al sentiment degli operatori sul fatto che questo possa essere un buon investimento o meno. Certamente più cresce di valore e più la fragilità intrinseca aumenta.

 

Perché a un certo punto basterà magari anche semplicemente qualche fake news, diciamo sul fatto che Bitcoin sia qualcosa che ha un bug nel sistema o qualcosa del genere, per far sì che possa essere abbandonato molto velocemente… ma questo in realtà poteva succedere anche quando Bitcoin aveva un valore di 2 dollari.

 

È possibile circoscrivere il fenomeno Bitcoin?
È veramente difficile dirlo, su questo aspetto c’è un po’ di oscurità proprio per la componente tecnicamente criptica dei bitcoin. Di fatto Bitcoin equivale a scambiarsi valuta via email, soltanto che la capacità di domandare bitcoin è legata a una capacità computazionale, computeristica di base rispetto alle quali è difficile che un cittadino comune possa effettuare un investimento. Quindi che cosa ci sia dietro in termini di investimento è piuttosto ignoto ed è quindi difficile dire quanti agenti possano essere coinvolti; ad esempio potrebbero essere pochi che gestiscono molto.

Lei pensa che ci possano essere, oltre ai privati, anche investitori istituzionali?
Che ci possano essere è anche possibile ma io lo escludo. Lo escludo, perché sarebbe piuttosto folle che una banca si indebiti con altre banche offrendo come garanzia la prospettiva di una rivalutazione di un portafoglio bitcoin.

Cosa potrebbe avvenire in caso di crollo?
Se i bitcoin dovessero crollare, ci saranno delle persone che perderanno dei soldi e basta, così come avvenne con la Dot-Com bubble, ma non ci sarà sicuramente nessuna recessione. Lo scoppio della Dot-Com bubble non ha generato alcuna recessione, se non piccolissima, eppure fu uno scoppio abbastanza fragoroso.

Qualche giorno fa il Corriere della Sera pubblicava un articolo dal titolo: “Ho provato a comprare bitcoin ma non me la sono sentita, troppi dubbi (e un po’ di paura)”. Dubbi e paure fondate?
Facciamo un esempio: diciamo al risparmiatore medio italiano di compiere questa semplice operazione: ”Si compri degli ETF online da solo”. Gli ETF in sostanza sono titoli o portafogli di titoli che replicano l’andamento medio del mercato e quindi non subiscono mai particolari rivalutazioni né grandi tonfi. Ormai i grandi investitori istituzionali investono moltissimo negli ETF. Ecco, se chiedessimo a un risparmiatore medio italiano – e cito proprio l’Italia visto il livello molto basso di educazione finanziaria – di comprare un ETF online da solo sono sicuro che la reazione sarebbe molto simile “Eh ma non capisco… il sito… è tutto molto oscuro…”. Io veramente non vedo i bitcoin come qualcosa di diverso da investire in futures sul grano, o su azioni di una compagnia tecnologica della California.

 

bitcoin cosa sono

Un cartello luminoso con una grande B: è il segnale che si può pagare in bitcoin. Siamo al Room 77, un ristorante del quartiere di Kreuzberg, a Berlino. © VISUM / LUZ

 

Ha 100 euro da investire: oro o bitcoin?
Innanzitutto se avessi 100 euro da investire mai li investirei tutti in oro o tutti in bitcoin, perché banalmente, cosa che si dovrebbe imparare alle elementari, sarebbe sempre meglio diversificare. Poi se fossi con la pistola alla tempia e dovessi scegliere tra i due sceglierei oro perché è meno rischioso. Io la valuterei così. So in che tempi stiamo vivendo, so che c’è una grande domanda pervasiva ormai da anni di risparmio precauzionale, cioè la fame di trovare riserve di valore che siano sicure. Quindi mi aspetto che l’oro continui ad avere una domanda sostenuta nel tempo con molte meno oscillazioni e molti meno rischi rispetto ai bitcoin.

C’è chi prevede che il bitcoin arrivi a oltre 100.000 dollari. Come la vede?
Da un lato può esserci esattamente questo aspetto di esuberanza irrazionale, questa idea di poter fare soldi a breve termine, ecco: l’aspetto di bolla legato alle aspettative. Più si diffonde l’idea che si possano fare guadagni a breve termine, più c’è domanda di bitcoin e più il prezzo sale. Per cui la mera aspettativa che il prezzo possa salire induce sempre più persone a investire dei soldi, e questo effettivamente fa salire il prezzo. Con Bitcoin c’è questo elemento specifico che ha a che fare con l’interazione tra domanda e offerta ed è un elemento che si estende a far lievitare il prezzo verso l’alto: l’offerta di bitcoin è data, cioè fissa.

Il famoso tetto di 21 milioni di bitcoin
Esattamente. Nella sostanza vengono immessi bitcoin secondo un tasso di crescita predeterminato, fisso, fino a che nel 2021 la quantità offerta di bitcoin sul mercato raggiungerà un tetto massimo (21 milioni, ndr); dopodiché la gente continuerà a scambiarsi una certa quantità data. Questo elemento può aver certamente contribuito alla spinta dei prezzi verso l’alto, perché l’idea che a un certo punto i bitcoin non saranno più sul mercato ha contribuito a creare questa sorta di febbre nel cercare di accaparrarsi quelli che ci sono.

Quindi dobbiamo aspettarci che possa salire ancora?
Questo aspetto fa sì che per ancora un po’ di tempo il valore del bitcoin salirà. Ecco sarà molto interessante capire cosa succederà nel 2021. Lì è possibile che possano avvenire correzioni di prezzo anche abbastanza sostanziali.

 

In molti sostengono come i bitcoin possano tracciare sentieri rivoluzionari. Lei è d’accordo?
Queste possibili frontiere rivoluzionarie vengono spesso associate all’idea che si possa transitare a un sistema in cui c’è una moneta che non sia più controllata dai tecnocrati, dalle banche centrali, ma che sia democratica e del cittadino… sono tutte stupidaggini. Ma da un punto di vista logico, affinché questa cosa chiamata Bitcoin possa assumere intrinsecamente la funzione di moneta, deve avere necessariamente un garante del suo valore nel tempo.

 

Un altro tema ricorrente riguarda i possibili legami tra Bitcoin e traffici illegali
Per definizione se si tratta di traffici illeciti non è possibile rendersene conto. Posso dire però che in questo non vedo grandi differenze rispetto a riciclare del denaro in ristoranti o pizzerie, come sappiamo che la malavita fa. Anche su questo si creano un po’ di fantasie che siano per forza soldi illeciti; ci sono strumenti finanziari che in quanto complessità e oscurità possono essere equivalenti. Catene di proprietà azionaria così complesse che possono essere utilizzate per il riciclaggio di denaro. Per come sono configurati i bitcoin non vedo una predisposizione intrinseca che si presti meglio al riciclaggio o ad attività illegali.

Ci riaggiorniamo nel 2021
Quella sarà senz’altro un’era nuova, sarà un regime nuovo, dopodiché niente esclude che trattandosi di una valuta privata per l’appunto, queste regole non vengano cambiate, che non si voglia realizzare un nuovo piano decennale di emissione di bitcoin. Su questo effettivamente c’è molta incertezza. Sicuramente assisteremo a una fase Bitcoin 2.0.

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