It En
It En

© LUZ S.r.l.
all rights reserved
Cookie and Privacy Policy
VAT n. 13122310157

Essere Fabrizio De André

Musica, poesia, paure e Anime Salve. La leggenda Fabrizio De André nelle sue stesse parole: 1000, per l’esattezza.

di Nicolò Barattini

“Così oggi come mille anni fa è sicuramente più salva l’anima di un individuo che ruba perché sente la necessità di farlo e non quella di chi, desiderando rubare, se ne astiene perché ha paura di finire in galera. Questo non è che un esempio e non vuole essere un incitamento al furto, ma semplicemente un invito a rappresentarsi chiaramente agli occhi degli altri anche e soprattutto con il limite dei propri impulsi e, non a caso, quello del saccheggio è proprio uno degli impulsi primari dell’uomo”.
La Repubblica, 15 febbraio 1998.

“Da quando frequentavo i circoli libertari di Genova e di Carrara mi sono schierato in maniera precisa e da allora non ho più trovato, durante la mia vita, nessuno schieramento che da un punto di vista sociale e morale mi garantisse qualche cosa di meglio”.
Tv Rai Tre, 1991.

 

“Ho una vocazione alle scorie della società e della cultura: spesso contengono più vita e poesia delle ufficialità. Mi piacciono i poeti sudamericani quasi sconosciuti, i canti delle selve dell’Orinoco che ti raccontano che le farfalle rosse del mattino hanno il colore delle labbra delle donne”.
La Repubblica, 28 settembre 1991.

 

“Io ho parlato molto della guerra, ne ho parlato attraverso La guerra di Piero e La ballata dell’eroe; soprattutto nella Guerra di Piero attraverso i racconti che mi faceva mio zio, il fratello di mia mamma, che si fece tutta la campagna d’Albania. Ho parlato della guerra anche in episodi apparentemente marginali come in Fiume Sand Creek. Ho parlato di un anziano palestinese che piangeva il suo ragazzo macinato dai cingoli di un carro armato israeliano durante l’invasione a Sidone. Ho parlato di tutto questo e mi sono reso conto che può anche darsi che io sia riuscito a scuotere la coscienza di qualcuno, ma non è servito assolutamente a niente”.
Tv Rai Tre, 1991.

“Quella che ho scelto io è un’attività che potrebbe fare chiunque. Non ho mai trovato nessuno che non abbia scritto, fra i sedici e i diciotto anni, qualche cosa, e qualche cosa anche di molto bello. Credo quindi che quasi tutti noi siamo degli artisti. Il fatto è che non abbiamo il tempo, le condizioni o le opportunità per poterlo essere. E’ molto difficile che una persona che lavora otto ore al giorno a un tornio venga a casa e si metta lì a cercare di comporre una canzone”.
Video intervista alla Rai, Sarzana, 29 agosto 1981.

 

essere fabrizio de andré fabrizio de andrè sapiens luciano viti luz essere fabrizio de andrè

Fabrizio De André a Roma nel 1982 © Luciano Viti / LUZ

 

“Mi sono accorto che in casa ero quello che valeva meno di tutti. Mio padre era laureato in filosofia: una cima, almeno dal mio punto di vista di ragazzino. Mio fratello che se prendeva qualcosa al di sotto del trenta e lode teneva il muso per due giorni. E’ normale che in una famiglia del genere uno diventa competitivo; solo che la mia competitività dal punto di vista di quello che erano gli studi era una cosa ridicola. Io portavo a casa trionfante un diciotto e mi guardavano sempre storto. Allora probabilmente, per la volontà di emergere, ho scelto un’altra strada, che è stata poi quella della chitarra”.
Video intervista alla Rai, Sarzana, 29 agosto 1981.

“Sono pigro: la mattina non mi alzerei mai; se non ci fosse mia moglie farei sempre tardi al lavoro; poi sono distratto: a casa del mio manager, scendendo le scale a piedi, finisco immancabilmente in cantina, per esempio”.
Sogno, 26 dicembre 1965.

“Ce ne sono tante di cose che odio in me stesso, ma in particolar modo l’arrendevolezza, soprattutto dal punto di vista sentimentale: le donne fanno di me ciò che vogliono. Con loro, ecco, manco di volontà. La cosa che in me stesso amo di più? L’arrendevolezza. Sono affezionato alle mie qualità negative, che mi caratterizzano”.
Rossana, 11 dicembre 1967.

 

“Quanto al mio amico Paolo Villaggio… Be’ siamo amici, ma un giorno o l’altro faremo a botte perché lui continua a dire di essere l’autore delle parole di Carlo Martello, mentre le abbiamo scritte insieme”.
Sogno, 12 gennaio 1969.

 

“Fin da ragazzino amavo molto la musica, e infatti ascoltavo tutto quello che trasmetteva la radio, soprattutto quando arrivò la prima ventata di rock dall’America. A sedici anni mi feci regalare una chitarra e un maestro cubano mi insegnò a suonarla”.
Tutto, maggio 1979.

“Spesso i miei amici o la semplice gente comune che ho l’occasione di incontrare hanno delle immagini ancora più belle: ecco, io le rubo, ho un buon orecchio, prendo di qui e di là. Ma ho anche il coraggio di buttarle giù quest’immagini, quel coraggio che pochissimi hanno”.
Sogno, 12 gennaio 1969.

“Benedetto Croce diceva che, fino all’età di diciotto anni, tutti scrivono poesie; dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle solo due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io, precauzionalmente, preferirei considerarmi un cantautore”.
Video intervista alla Rai, 1984.

 

essere fabrizio de andré fabrizio de andrè sapiens luciano viti luz essere fabrizio de andrè

Cristiano e Fabrizio De André a Roma nel 1982 © Luciano Viti / LUZ

 

“Non basta la mia volontà di cantare in pubblico, bisogna che anche il mio scalcinatissimo sistema nervoso non faccia le bizze. Già qualche anno fa mi ero lasciato convincere a esibirmi al circolo della stampa di Milano davanti a una platea composta soprattutto da amici giornalisti. Pareva l’occasione ideale per superare il trauma, invece a metà canzone dovetti smettere. I medici hanno coniato una definizione molto pittoresca del fenomeno: paralisi psicomotoria”.
Oggi, 26 marzo 1975.

“Ormai mi sono abituato a fare a meno dell’accompagnamento per comporre. Ogni tanto capita che nella mente prendano forma delle melodie, delle idee ritmiche, degli accostamenti di parole. Può succedere ovunque, nei cessi dei treni, in una camera d’albergo, in campagna. Il dramma è la memoria. Non tutti sono bravi come Paolo Conte, che gira con il pentagramma in tasca per annotarsi le idee al volo. Io sono costretto a fare delle grandi corse per raggiungere un registratore”.
L’Unione Sarda, 18 agosto 1991

“Tu credi che i grandi autori che sono all’estero e che hai citato lavorino da soli? Tutti lavoriamo in “equipe” e io mi avvalgo di ottimi collaboratori come Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Con tutto il rispetto e le dovute precauzioni, vorrei ricordarti che anche Gesù Cristo aveva dei collaboratori: addirittura dodici!”.
Bolero Teletutto, 20 gennaio 1974.

“Quando ho iniziato a comporre le mie canzoni non mi sono preoccupato di trovare temi originali o di avanguardia, ho guardato al mio tempo ed ho cantato un certo tipo di realtà”.
Nuovo Sound, 17 febbraio 1975.

“Credo che l’uomo per salvarsi debba sperimentare l’angoscia della solitudine e dell’emarginazione; questo lo aiuta. La solitudine, come scelta o costrizione, è un aiuto, ti costringe a crescere. Questa è la salvezza”.
Re Nudo, marzo 1997.

From the same category: Musica

Analytics

Questo sito usa Google Analytics per raccogliere dati sull'utilizzo, in modo da offrire un'esperienza utente sempre migliore. Cliccando su "accetto", permetti di abilitare il tracciamento delle tue interazioni su questo sito web. Potrai revocare il consenso in qualsiasi momento. Troverai l'impostazione dedicata nel pié di pagina di questo sito. Per saperne di più, leggi la nostra privacy e cookie policy

Cookie tecnici

Tutti gli altri cookie presenti sul sito sono di natura tecnica, e sono necessari al corretto funzionamento del sito web.

Altri cookie di terze parti

I cookie di terze parti possono essere bloccati dal browser dell'utente seguendo la procedura descritta nelle privacy e cookie policy.