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Essere Federico Fellini

Da “Intervista sul cinema” di Giovanni Grazzini, il più grande regista di sogni raccontato nelle sue stesse parole: 1000 parole, per l’esattezza

di Redazione SPNS

Da “Intervista sul cinema” di Giovanni Grazzini, il più grande regista di sogni raccontato nelle sue stesse parole: 1000 parole, per l’esattezza

Nel 1983 uscì nella collana Saggi Tascabili Laterza Intervista sul cinema: era un lungo colloquio tra Giovanni Grazzini, all’epoca critico cinematografico del Corriere della Sera, e il regista Federico Fellini.

Abbiamo riletto oggi il volume e riassunto le migliori risposte di Fellini a Grazzini, in 1000 parole: buona lettura. 

 

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“Non mi sembra di essere cambiato molto da quando avevo 17 anni, e stavo nella vita con una curiosità partecipe ma irresponsabile, rinviando sempre al giorno dopo un atteggiamento eventualmente più serio e impegnato”

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“Io non ho idee generali e mi sembra di sentirmi meglio a non averne”

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“Mi piace avere paura, è un sentimento ghiotto, che dà un sottile piacere. Sono sempre stato attratto da tutto quello che mi faceva paura. Credo che la paura sia un sentimento sano, indispensabile per godersi la vita”

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“Non sono un homo politicus, non lo sono mai stato. Politica e sport mi lasciano completamente disinteressato, inerte, non partecipe e quando mi trovo a viaggiare in treno, o ospite in qualche casa privata le mie possibilità di conversazione sono ridotte a zero”

 

 

© Leonardo Cendamo / LUZ essere federico fellini intervista

© Leonardo Cendamo / LUZ

 

“Non ho mai visto una partita di calcio”

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“Il film che più rimpiango di non aver fatto – ma è praticamente impossibile – è una storia con una trentina di bambini di due tre anni che vivono in un caseggiato alla periferia della città (…) la vita di un palazzone tutta vista e presupposta da bambini, con storie di amori totali, di odii e di infelicità, sempre per le scale, i ballatoi, il giardinetto davanti”

 

“[Dell’adolescenza] non ho grandi ricordi, e poi ho svuotato tutto nei film che ho fatto. Consegnandoli al pubblico li ho cancellati, i miei ricordi, e poi non so più distinguere quello che è veramente accaduto da ciò che mi sono inventato”

 

“[A proposito della guerra] sembrava una festa a lungo promessa e finalmente raggiunta. Io comunque ho fatto di tutto per non essere invitato, e ci sono riuscito, corrompendo medici e simulando le malattie più misteriose”

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“Era bellissimo fare lo sceneggiatore, non avevi proprio nessuna responsabilità; anche perché quello che avevi fatto tu veniva rifatto da altri e poi da altri ancora, e se nel film c’era qualcosa di buono potevi sempre dire che era tuo”

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“I classici del cinema devo vergognosamente confessare che non li ho mai visti, non ho mai visto Murnau, Dreyer, Eisenstein”

 

© Leonardo Cendamo / LUZ essere federico fellini intervista

© Leonardo Cendamo / LUZ

 

“Non ho mai rivisto un mio film in una sala pubblica. Sono assalito da una forma di pudore, mi trovo nella condizione di chi non vuol vedere un amico fare cose su cui non era d’accordo”

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“Chi ci guida nell’avventura creativa? (…) Soltanto la fiducia in qualcosa o in qualcuno nascosto dentro di te, qualcuno che conosci poco, che si fa vivo ogni tanto, una tua parte sorniona e sapiente che si è messa a lavorare al posto tuo può aver favorito la misteriosa operazione”

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“Gli attori comici, li considero dei benefattori dell’umanità. Regalare spensieratezza, divertimento, buon umore, far ridere, che mestiere meraviglioso”

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“In generale non riconosco sistemi all’interno del mio lavoro, e a maggior ragione non so fornirne ad altri”

 

“Ognuno ha la faccia che gli compete, non può averne un’altra: e tutte le facce sono sempre giuste, la vita non sbaglia”

 

“Il mio grande rammarico è di non poter lavorare sempre”

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“Deludendo puntualmente amici e giornalisti  ho sempre detto che la Roma della Dolce Vita era una città interiore e che il titolo del film non aveva nessuna intenzione moralistica o denigratoria, voleva soltanto dire che nonostante tutto la vita aveva una sua dolcezza profonda, irrinnegabile”

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“L’unica responsabilità che sento è quella di evitare l’approssimazione, che è la secrezione più diretta dell’ignoranza e della stupidità”

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“Mi vergogno di essere vago, accomodante, imprudente. Qualche volta mi vergogno anche un po’ di non essere sicuro di niente”

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“È affascinante e tremendo quanto accaduto tra il ’50 e il ’70, quando le generazioni che sapevano hanno consegnato il potere a chi era appena uscito dai giochi dell’infanzia. Soltanto un delirio collettivo può averci fatto considerare maestri, depositari di tutte le verità, dei ragazzi di 15 anni”

 

“Ho bisogno di ordine perché sono un trasgressore, anzi, mi riconosco un trasgressore, e per esercitare la trasgressione ho bisogno di un ordine molto rigido, con molti tabu, contravvenzioni a ogni passo, moralismi, processioni, sfilate e cori alpini. Ed essere poi premiato dalle autorità costituite, dal sindaco, dal cardinale: come un trasgressore che si è fatto onore”

 

“Al di fuori del mio lavoro la musica preferisco non sentirla. Mi condiziona, mi allarma, ne vengo posseduto”

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“A me sembra che tutti i progetti che poi finisco per realizzare esistono non soltanto da prima, ma da sempre (…) è come se piccole cittadelle, piccoli organismi, piccoli nuclei si fossero fabbricati per conto loro mentre io ero occupato a lavorare e che a me basti riconoscerli, accoglierli”

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“[Parlando di Marcello Mastroianni] Marcello. Il caro, bravissimo Marcello; l’amico fedele, devoto, saggio; un amico così si trova soltanto nei racconti degli scrittori inglesi. Io e Marcello ci si vede pochissimo, quasi mai. Forse è anche questo uno dei motivi della nostra amicizia, un’amicizia che non obbliga, non pretende, non condiziona, non stabilisce regole e confini. Una vera, bella amicizia, basata su di una sana sfiducia reciproca”

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“Senza problemi, che gusto ci sarebbe a lavorare?”

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“Rimpiango di aver perduto troppo tempo tra un film e l’altro, di averne alcuni lasciati marcire e altri sparire. Ma non rinnego niente. Mi pare che date le premesse – la pigrizia, l’approssimazione, l’ignoranza, la tendenza al vagabondaggio – è andato tutto benissimo. Come potevo aspettarmi tanto?”

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“La mia vita personale è andata in maniera provvidenziale. Sono stato molto protetto, ma forse io ho contribuito a farla andar bene lasciandomi trasportare: quando le cose premevano, invitavano, suggerivano, non ho mai fatto resistenza”

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“Faccio film perché non so fare altro. Almeno mi sembra”.

 

Tutte le citazioni tratte da: Federico Fellini – Intervista sul cinema, a cura di Giovanni Grazzini, Laterza, 1983.

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