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Essere Paolo Villaggio

Il ragionier Fantozzi, le amicizie con De André e Gassman e le urla di Margherita Hack. Paolo Villaggio nelle sue stesse parole, 1000 per l’esattezza

di Cristian Micheletti

Il ragionier Fantozzi, le amicizie con De André e Gassman e le urla di Margherita Hack. Paolo Villaggio nelle sue stesse parole, 1000 per l’esattezza

[Il momento più felice della sua vita?] “Quando raccolsi alcune lucciole in un bicchiere, ai Bagni Lido di Nervi, 65 anni fa, e illuminai il viso di mia moglie che ne aveva 15. Per la prima volta mi accorsi che aveva le lentiggini. E capii che non sarei mai stato più felice”.
Panorama, 3 luglio 2017.

“Ho sbeffeggiato la piccola borghesia impiegatizia con spietatezza assoluta. L’ho mostrata ripugnante alla vista, all’olfatto, ho esagerato mostruosamente i suoi difetti e non le ho mai concesso un fiammifero di speranza. La figlia di Fantozzi è orrenda e glielo dicono in faccia. La chiamano “Cita” come la scimmia di Tarzan”.
La Stampa, 14 luglio 1995.

 

“Io non sono un attore. Un attore è Gassman: lui passa da Eschilo a Pirandello ed è sempre magnifico. Io ho il dono naturale dei tempi comici e una inesausta capacità di indignarmi: su questo ho costruito il mio successo”.
La Stampa, 5 novembre 1989.

 

“Più che cattivo io sono sempre stato perfido, una cosa molto diversa. La vita mi ha ferito nel profondo e, come sempre quando questo succede, tendo a rispondere ferendo gli altri. Basti sapere che a scuola, da piccolo, ho vinto per 3 anni di seguito il titolo di più brutto della classe”.
La Stampa, 2 dicembre 1998.

[Cosa c’è all’origine di Fantozzi?] “Tom e Jerry. Per me è stata una fulminazione. Da loro ho copiato quasi tutto”.
La Stampa, 9 febbraio 1991.

 

Essere Paolo Villaggio

Paolo Villaggio durante le riprese del film I sogni proibiti di Paolo Coniglio, 9 giugno 1982 © Edoardo Fornaciari / LUZ

 

“È la cosa fondamentale, forse è stato il motivo del mio successo: la creatività verbale. Credo di potermi considerare un po’ il creatore di un nuovo lessico, di espressioni e parole non prevedibili. Io penso che sia proprio questo il successo fondamentale, quello che rimane: il fatto di non essere prevedibile dal punto di vista linguistico. Quando scrivo “il manicomio navale di Arezzo” è come se cercassi di dare vita a una neolingua, perché è evidente che non ha senso dire manicomio navale di Arezzo visto che non è in riva al mare ed è sorprendente come tutti accolgano questa invenzione come linguisticamente verosimile”.
L’Espresso, 1 dicembre 2016.

“Charlie Chaplin è stato male una vita perché lo identificavano con Charlot, me lo ha raccontato sua moglie. Ho subito lo stesso orribile destino”.
La Repubblica, 29 marzo 2008.

“Il mio primo film non fu Fantozzi, ma un Brancaleone alle crociate di Mario Monicelli. Fu allora che conobbi quell’uomo straordinario che è Vittorio Gassman, il quale mi disse «Io ti amo»… e poiché io lo guardavo con sospetto aggiunse «Ti amo, nel senso che è nata una grande amicizia»”.
Europa, 31 dicembre 1990.

[Parlando di Berlusconi] “Siamo amici. Abbiamo lavorato insieme sulle navi da crociera. Io intrattenevo e lui suonava il piano e cantava. Il suo pezzo forte era “Come prima, più di prima t’amerò”. Scrivilo, scrivilo che aveva una bella voce: gli piace tanto sentirselo dire…”.
Europa, 14 novembre 1988.

 

[Come le piacerebbe morire?] “Crocefisso”.
Intervista a La Zanzara, Radio24, 16 luglio 2014.

 

[Parlando di Carlo Martello e Fabrizio De André] “Quella che venne fuori era una canzone troppo atipica per gli standard dell’epoca, così pensammo di portarla a Milano a Nanni Ricordi, l’unico discografico illuminato che conoscevamo. Prendemmo una macchina prestata da Mauro, il fratello di Fabrizio, era una spider rossa e lui disse: «Mi raccomando, se ci fate solo un graffio», e noi: «Ma ti pare, che dici, te la riportiamo perfetta». Fabrizio all’epoca dormiva dalle sette di mattina alle nove di sera e non lo svegliavi neppure a bastonate […]. Alla fine si svegliò […], guidai io e arrivammo a notte fonda, la Ricordi ovviamente era chiusa. Andammo in un albergo, si chiamava Grand Hotel Siviglia, una topaia dove andavano le prostitute. All’alba siamo ripartiti, abbiamo sfasciato la macchina slittando su una macchia d’olio, siamo tornati in autostop”.
La Repubblica, 2 febbraio 2009.

“Il mio fisico è un po’ particolare ma se serve mi faccio riprendere nudo integrale anche sul davanti. […] Non mi sembra una bella scena, si vede un coso pendulo e peloso che non eccita le donne. Credo che l’uomo nudo interessi più all’uomo che alla donna; scatta quel senso di paragone, di controllo di come ce l’hanno gli altri”.
La Stampa, 29 ottobre 1992.

“Mi sveglio sempre incazzato perché devo fare una fatica pazzesca per alzarmi, anche perché ormai peso quasi cento chili”.
Europa, 31 dicembre 1990.

“Senti questa: ero con Margherita Hack, una sera a Trieste e ho fatto una stronzata. Ho detto, “Margherita” dandole del tu, a una donna di una bruttezza impressionante. Vabbe’, le ho chiesto, “Margherita, che idea hai tu di Dio?” Non hai idea: eravamo in un bar al Maseo, a Trieste, e lei ha iniziato, “Mi fate tutti—urlava—la solita domanda del cazzo! Voi—ha cominciato a ruggire—lo sapete almeno qual è la visione che abbiamo noi astrofisici dell’universo? È formato da miliardi, miliardi di galassie! Che si allontanano una dall’altra alla velocità della luce… e in questa dimensione—dice—io dovrei credere?” È andata via urlando, “Io sono atea!” Insomma, quello mi è sembrato eccessivo. Perché avrebbe potuto dire, semplicemente, “È difficile, perché non so darti una risposta, chi è il creatore e perché?”.
Vice Magazine, novembre 2010.

 

Essere Paolo Villaggio

Paolo Villaggio durante le riprese del film I sogni proibiti di Paolo Coniglio, 9 giugno 1982 © Edoardo Fornaciari / LUZ

 

“Io che ho sempre finto di essere cinico in realtà credo alle favole. Lo dimostra per esempio il fatto che sono sposato da 43 anni, un’avventura terribile, non consigliabile a nessuno…”.
La Stampa, 2 dicembre 1998.

[Parlando della frase “La Corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca”] “Questa boutade non faceva ridere quelli che non la subivano – anzi, molti non capivano neppure perché dicessi “cagata pazzesca”. Gli intellettuali, che subivano da quarant’anni la Corazzata Potëmkin, l’hanno vissuto come un momento di rivalsa, la vendetta vera; mi ringraziavano, anche Scarpelli per esempio mi diceva “Grazie, grazie!”. Perché in effetti era imposta, come succede spesso in Italia; se pensiamo ai Promessi sposi…”.
Intervista a Che tempo che fa, Rai3, 29 marzo 2015.

“Poi mi sono reso conto di aver avuto una funzione terapeutica, perché il mondo è fatto per la maggior parte da persone che nella vita hanno fallito. Grazie a Fantozzi ho fatto in modo che alcuni neppure si accorgessero di essere nullità. O al limite ho fatto sì che non si sentissero soli”.
Panorama, 3 luglio 2017.

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