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“La tangente è superata”

Raffaele Cantone presiede dal 2014 l’Autorità nazionale anticorruzione: gli abbiamo chiesto cos’è cambiato da Mani Pulite e Tangentopoli a oggi

di Gabriele Ferraresi

Raffaele Cantone presiede dal 2014 l’Autorità nazionale anticorruzione: gli abbiamo chiesto cos’è cambiato da Mani Pulite e Tangentopoli a oggi

Raffaele Cantone, magistrato: classe 1963, in magistratura dal 1991, un ruolo di primissimo piano nelle inchieste che hanno portato in carcere il clan dei Casalesi a Napoli, vive sotto scorta dal 2003. Presiede dal 2014 i vertici dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione: circa un anno fa, su L’Espresso, si parlava di lui come della “popstar della legalità“, ed era invocato persino da Mara Maionchi come giudice a X Factor.

Dal 2014 a oggi ha ricevuto dal Governo “i dossier più caldi (…) Dall’Expo 2015 al Giubileo. La sua Anac si occupa di ricostruzione post-terremoto e G7 di Taormina, passando per il Codice degli appalti, la metro C di Roma e le nomine Rai“. In pratica, tutto, uscendone bene. In attesa che nel 2020 termini il suo mandato in Anac non ha ambizioni politiche e concluso il percorso nell’authority vorrebbe tornare a fare il magistrato.

Il 29 dicembre scorso, a proposito di una sua candidatura, smentiva ogni possibile discesa in campo a Lorenzo Salvia del Corriere della Sera: “Rifiuterei perché devo portare a termine il mio mandato e interromperlo sarebbe quanto meno inopportuno“. Nel frattempo a più di vent’anni dalla stagione di Mani Pulite siamo nel pieno dell’era di 1992 e 1993; ma di Stefano Accorsi.

Cantone, dovesse tenere una lezione in un liceo come spiegherebbe la corruzione dell’epoca di Mani Pulite?
Partecipo spesso a iniziative sulla legalità nelle scuole e naturalmente mi capita di frequente di parlare di quel periodo. Quella corruzione era del tutto diversa da quella attuale. All’epoca era praticamente sistemica, rappresentava una forma di finanziamento illecito dei partiti “aggiuntiva” rispetto al contributo pubblico e di fatto regolava tutta la vita politico-istituzionale del Paese. Dal centro alla periferia, la spartizione delle mazzette era definita fin nei minimi dettagli, in base all’importo dei lavori e al “peso” politico dei partiti, perfino a livello di correnti. È ovvio che tutto questo non accade più, se non altro perché la politica non è più questa.

Oggi invece come funziona?
Oggi è tutto diverso. Non ci sono più grandi organizzazioni, quali erano allora i partiti, a regolare la vita pubblica. Oggi prevalgono piccoli gruppi senza scrupoli composti quasi sempre da poche persone, che non hanno altra prospettiva che non sia il saccheggio delle risorse pubbliche con l’unico obiettivo di arricchirsi. Non a caso parliamo di “cricche”, “furbetti”, e già dal nome che viene affibbiato loro, è evidente quanto sia limitato il loro orizzonte.

 

Se poi guardiamo le cifre, non di rado parliamo di poche migliaia di euro. La stessa tangente è superata. Le bustarelle piene di soldi sono un ricordo del passato perché Tangentopoli, come ha detto un collega magistrato, ha prodotto una selezione darwiniana: solo i più scaltri sono sopravvissuti.

 

Quindi è più facile trovare operazioni più raffinate, magari formalmente ineccepibili: finte consulenze, assunzioni di comodo, lavori appaltati a società riconducibili al corrotto…

L’Italia è più o meno corrotta oggi rispetto ai tempi di Tangentopoli?
È difficile avere numeri certi, perché quella che emerge è solo una piccola parte del fenomeno. Una cosa però è possibile affermarla: quella della Prima Repubblica era una corruzione elevata a “sistema”, oggi prevale la micro-corruzione, che forse per questo appare più pervasiva. In ogni caso non condivido la tesi secondo cui “i ladri hanno vinto” o che oggi è peggio di allora. Lo provano i numeri. La maxitangente Enimont, che non a caso fu chiamata durante Tangentopoli “la madre di tutte le tangenti”, si aggirava sui 140 miliardi di lire. Rivalutate al giorno d’oggi, come chiunque può verificare sul sito dell’Istat, parliamo di circa 120 milioni.

 

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Roma 17 Settembre 2014: Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. © Matteo Minnella / OneShot / LUZ

 

Le tangenti pagate per realizzare il Mose, uno dei più grandi scandali degli ultimi anni, sono state di qualche milione di euro. Qualcuno pensa davvero che, per quanto non sia rosea, possiamo paragonare la situazione odierna agli anni ’80 e ’90? Attenzione: questo non significa che la corruzione di oggi sia meno pericolosa. Mafia capitale ha svelato che a Roma bastavano poche migliaia di euro per “comprare” un consigliere comunale e questo è oggettivamente un pericolo per la democrazia, perché il rischio è che funzionari pubblici o politici senza scrupoli si mettano a disposizione di gruppi criminali per un piatto di lenticchie.

Quanto costa la corruzione oggi agli italiani? Quanto ci costa a livello europeo?
È impossibile calcolarlo, perché non esistono ancora strumenti di misurazione, e tutte le cifre che girano sono destituite di fondamento scientifico. Fra l’altro penso che sia relativamente poco importante la cifra esatta. Per fare un paragone, non serve conoscere con precisione il giro d’affari delle mafie per sapere quanto danno creano. Se non abbiamo numeri certi sulla corruzione, possiamo però farci un’idea sugli effetti che provoca. Basta guardarsi intorno e vedere le tante cattedrali nel deserto realizzate al sud, i cavalcavia crollati per risparmiare sul calcestruzzo, i cervelli italiani in fuga perché la meritocrazia spesso è un miraggio, i casi di malasanità dovuti al fatto che un primario è stato scelto per la tessera di partito che ha in tasca più che per le competenze… devo continuare?

Da chi potremmo “copiare” misure? Chi, in Europa, sta facendo bene nella lotta alla corruzione?
Veramente, una volta tanto, è l’Italia a essere stata presa come riferimento. La Francia, ad esempio, ha istituito un’Autorità anticorruzione prendendo a modello la nostra. Le agenzie di Serbia e Montenegro hanno stretto un gemellaggio con l’Anac per rafforzare le misure anticorruzione e il rispetto dello stato di diritto. Se però devo scegliere un Paese modello, citerei la Svezia. Le racconto un episodio.

 

Qualche tempo fa è venuto a trovarmi in ufficio il ministro della Funzione pubblica svedese, che era a Roma per degli incontri istituzionali. È stato un’ora a farmi domande. Alla fine di quella sorta di interrogatorio gli ho chiesto di poterne fare io una: “Voi invece come fate a combattere la corruzione?”. E lui mi ha risposto ridendo: “Trasparenza, trasparenza, trasparenza”.

 

Può sembrare una banalità, ma se l’impiego dei soldi pubblici viene rendicontato fino al centesimo, rubare diventa più difficile, perché si crea una forma di controllo civico. Gli stessi cittadini saranno inoltre portati ad avere più fiducia nelle istituzioni. Per non essere scoperta la corruzione ha bisogno del buio. Ecco, garantire la trasparenza è come fare luce e accendere i riflettori.

 

raffaele cantone foto matteo minnella luz intervista cantone corruzione

Roma 17 Settembre 2014: Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. © Matteo Minnella / OneShot / LUZ

 

Esiste un livello di corruzione fisiologica ineliminabile?
Sarei cauto a fare affermazioni di questo tipo. Mi ricorda tanto la tesi secondo cui “con le mafie bisogna trovare il modo di convivere”, tanto in voga qualche anno fa. A livello teorico la corruzione, come qualunque altro reato, esiste nella misura in cui ci sarà sempre chi delinque. Ma bisogna fare attenzione, perché da qui a trasformare questa constatazione in un alibi per non contrastarla, il passo può essere breve.

Sulla corruzione in Italia ha parlato di luci e ombre, di un percorso iniziato: a che punto siamo?
Mi ricollego al punto da cui siamo partiti: di strada da fare ne resta tanta, ma sarebbe ingeneroso sostenere che nulla sia cambiato da Tangentopoli. Allora si pensava che bastassero le manette, oggi si è capito che non è così. Servono, è chiaro, ma non sono sufficienti a risolvere il problema. Ammesso che un corrotto venga condannato, ed è tutto da dimostrare che ci si riesca, il danno ormai è fatto comunque. Se proprio sei fortunato recuperi tutti i soldi rubati – e anche su questo ho i miei dubbi – ma i piloni dell’autostrada col cemento armato depotenziato te li ritrovi anche se fai marcire in galera il responsabile. L’Autorità anticorruzione è nata per questo: cercare di ridurre i rischi attraverso i controlli a monte, verificando le procedure utilizzate dalla Pubblica amministrazione per affidare gli appalti. A Milano con Expo siamo intervenuti dopo gli arresti e tutto è filato liscio, dimostrando che non è vero che fare i controlli fa perdere tempo. Come diceva quella pubblicità? Prevenire è meglio che curare.

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