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Il Dott. Burioni e la congiura dei somari

Come e perché la scienza non può essere democratica, secondo Roberto Burioni, il medico e virologo più odiato dagli antivaccinisti: che pensano sia un rettiliano

di Gabriele Ferraresi

Come e perché la scienza non può essere democratica, secondo Roberto Burioni, il medico e virologo più odiato dagli antivaccinisti: che pensano sia un rettiliano

È il 12 maggio 2016: Nicola Porro dedica una puntata di Virus, su Rai 2, al tema dei vaccini. Invita anche un virologo serio, il Dott. Roberto Burioni. Il problema è l’impostazione della trasmissione in stile circo Barnum, che per amor di share mette di fronte posizioni scientifiche e serie con altre indifendibili: quelle serie di Burioni, quelle indifendibili, di Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori.

Cosa succede poi? Il giorno dopo Burioni si sfoga sul suo profilo Facebook con un post arrivato a 48mila condivisioni. Da lì arrivano i libri – Il vaccino non è un’opinione a ottobre 2016, e un anno dopo La congiura dei somari, per Rizzoli – e un impegno sempre più frequente per la divulgazione scientifica sui social media, che trasformano il tranquillo virologo del San Raffaele nel più odiato nemico dai no-vax.

C’è chi lo critica dicendo che Burioni “Blasta la gente“, un po’ come Enrico Mentana, per la durezza con cui risponde a chi commenta proponendo sciocchezze mediche: ma del resto ha più di qualche titolo per farlo. Professore ordinario di Microbiologia e Virologia, studia l’argomento da decenni e non ha nessuna voglia di sentir sciocchezze. Però ha ancora paura degli aghi.

Dott. Burioni, ha davvero paura degli aghi?
Sì è verissimo, terrore puro. Solo dalla parte dell’ago però; se devo fare punture come medico non ho alcuna paura, ma quando devo farmi fare io una puntura, terrore. Poi certo, vinco la paura e la faccio lo stesso. Però è una cosa vera, l’hanno saputa gli antivaccinisti e mi mettono in croce. Va be’, che poi sono gli stessi che mi hanno dato del rettiliano…

Burioni confessi: lei è un rettiliano?
Mi hanno accusato anche di essere una reincarnazione di Edward Jenner, cosa che ho vissuto come un complimento.

Mi pare una cosa buona
Anche per me, per loro no.

Altre accuse?
Mi hanno accusato di essere al soldo di big pharma, mentre ho conflitti di interesse al contrario, perché nel mio lavoro sviluppo farmaci che sono alternativi ai vaccini. A me converrebbe dire che i vaccini non funzionano.

 

Gli antivaccinisti sostengono che io sia un rettiliano che viene da Alpha Draconis: la mia unica paura è che un giorno da Alpha Draconis mi chiedano le tasse.

 

Il libro ha un titolo forte, La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica?
Perché la scienza si basa sui dati e non sul consenso popolare, per cui come ha detto Piero Angela, la velocità della luce non può essere decisa per alzata di mano. Allo stesso tempo però la scienza intesa come conoscenza è la cosa più democratica che esista, perché non c’è scorciatoia allo studio. Anche se uno è ricchissimo e potentissimo se vuole sapere non ha scorciatoie: deve studiare.

L’ignoranza invece è fin troppo democratica
Tutti siamo ignoranti: io non so come si fa una torta, non so come si costruisce un muro o come si monta una presa elettrica. L’importante è che non pretenda di montare da solo le prese elettriche: perché correrei il rischio di farmi male io, e sarebbe un pericolo anche per le altre persone. Meglio un elettricista: sono anni che lo fa, ha imparato a farlo perché qualcuno bravo glielo ha insegnato. È così che funziona il mondo, non si fa un impianto elettrico dopo aver visto un tutorial su Youtube.

Uno dei problemi di questi anni è la sfiducia nelle élite: anche la medicina ne è stata travolta
Questa fiducia viene però immediatamente riacquistata in caso di malattia. Perché finché uno è in salute disprezza la scienza, poi basta un dente che fa un po’ male e subito si crede di nuovo nella medicina e nella sperimentazione, e si implora il dentista di somministrare un anestetico sviluppato da quella scienza che tanto si disprezza.

I bravi medici non smettono mai di studiare: lei quanto studia?
Il più possibile. Molte ore ogni settimana. È quello che raccomando anche a tutti i miei allievi, colleghi e collaboratori: non smettere mai di studiare, è indispensabile. Il tempo dedicato allo studio è quello che non ho mai rimpianto, che mi ha molto arricchito, e mi ha permesso non solo di essere un medico aggiornato, ma penso anche una persona migliore.

Dovesse dire un numero di ore al giorno?
Ogni giorno passo due o tre ore a leggere letteratura, studiare, documentarmi.

 

intervista roberto burioni sapiens luz marburg virologia

Un ricercatore nei laboratori dell’Institut für Virologie dell’Università di Marburg, in Germania © Thomas Pflaum / VISUM / LUZ

 

Come andiamo con le vaccinazioni in Italia, oggi, a fine 2017? Male o malissimo?
Sono anni che andiamo molto male. Ed è vergognoso che l’Italia sia il Paese con la minore copertura per il morbillo dell’OCSE e sia – mi pare – quarta nel mondo per numero di casi, battendo in scioltezza paesi in via di sviluppo. Ora è arrivata una legge, i primi segni sono incoraggianti, ma è ancora presto per dire se questa legge è riuscita a invertire la tendenza. Questa legge comunque è servita a far capire da che parte sta lo Stato: ha fatto capire che lo Stato sta dalla parte della scienza e non dei cialtroni e della stregoneria.

A proposito di teorie fantasiose: non posso non chiederle dell’omeopatia
Se la chimica che fa funzionare il telefonino con il quale le sto parlando, le batterie del telefonino, i trasmettitori che ci stanno mettendo in contatto, il sito di Sapiens, è vera, noi possiamo dire con certezza che nelle medicine omeopatiche non c’è principio attivo.

Quindi è acqua
Quindi siamo nel campo della filosofia: può qualcosa che non c’è, avere un effetto? Mah, insomma… la risposta ovviamente è no. Uno si potrebbe porre il problema della veridicità della scienza se ci fossero segni chiari del funzionamento delle medicine omeopatiche: al contrario quando le medicine omeopatiche vengono studiate con il dovuto rigore mostrano la loro totale inefficacia.

Com’è andata invece con Facebook?
Usavo Facebook per vedere com’erano diventate le mie ex fidanzate, o gli amici del liceo, poi a un certo punto un’amica di Bologna mi invitò in un gruppo di mamme a spiegare i vaccini. Con grande stupore trovai tante mamme che spiegavano a me i vaccini.

 

Rimasi sconcertato, ci fu a un certo punto una cosa che mi fece salire la rabbia: la frase “Voglio sentire anche l’altra campana”. Ma non c’è un’altra campana! Due più due fa quattro, la Terra è tonda: non c’è un’altra campana.

 

E da lì cominciò tutto. Dovessi dire un altro momento chiave, direi quando è andato in tv con Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori
Io chiedo che alla scienza venga riservato lo stesso trattamento che viene riservato allo sport. Quando c’è una telecronaca di calcio le persone che commentano sanno le regole del gioco: non ho mai sentito un commentatore di calcio non conoscere il fuorigioco. Ecco, la scienza ha bisogno dello stesso trattamento. Red Ronnie è un dj, io non pretendo di mettere i dischi al suo posto, ma lui non può mettersi a spiegare la virologia o l’immunologia.

Sui social media ci mette molto la faccia, risponde a tono a chi commenta. È riuscito a far cambiare idea a qualcuno?
Guardi, sono uno scienziato e mi devo basare sui dati. In tanti mi hanno scritto per ringraziarmi, dicendo di avere deciso di vaccinare i figli dopo aver letto dei miei post, ma magari ce ne sono altrettanti che hanno cambiato idea in senso opposto. Spero di essere stato utile, ma non ho l’evidenza che devo richiedere anche a me stesso. Spero di sì.

La divulgazione su Facebook funziona?
I miei post vengono letti da milioni di persone, alcuni da più di 5 milioni di persone. Il fatto che 5 milioni di persone leggano qualcosa che parla di scienza e che ne parla in maniera corretta e rigorosa, è sicuramente qualcosa di positivo. Inoltre penso che sia cambiato un po’ l’atteggiamento delle persone: oggi non so se sarebbe accettato un Red Ronnie in tv, su una rete Rai, a parlare di vaccini. C’è più sensibilità da parte dell’opinione pubblica, ma è una mia sensazione.

 

intervista roberto burioni sapiens luz marburg virologia

Cartelli che segnalano rischio biologico nei laboratori dell’Institut für Virologie dell’Università di Marburg, in Germania © Thomas Pflaum / VISUM / LUZ

 

I social media rendono evidente una frattura insanabile: creduloni contro razionali
Se è vero come dicono alcuni studiosi che su internet ci sono delle “bolle”, a mio parere, questi studiosi dimenticano i Matia Bazar degli anni ‘70, che dicevano “C’è tutto un mondo intorno”. Secondo me per quanto su internet molte persone rinforzino le loro convinzioni e questa spaccatura permanga, magari nel momento in cui si trovano a cena con gli amici e dicono che i vaccini fanno venire l’autismo, e gli viene riso in faccia, sono convinto che studieranno più la cosa e magari cambieranno idea. Sono ottimista sul lungo termine.

L’hanno accostata a Mentana, dicono che blastate la gente
Mi prometto sempre di trattenermi, ma non ce la faccio. Ogni tanto guardo la pagina che raccoglie le mie risposte per fare autocritica: tutte le volte mi ripeto che dovrei moderarmi, però poi non mi trattengo.

Dott. Burioni, chiudiamo: come andrà domani?
Io spero che nel futuro sempre più scienziati, medici, ricercatori si impegnino non solo a fare ricerca, ma anche a spiegare la loro ricerca alla gente e insegnare il metodo scientifico. Perché quello che è molto importante è non solo studiare la scienza, ma anche insegnare come la scienza procede, con quanto rigore e con quanto metodo giunge alle sue conclusioni.

Più Alberto Angela, meno Red Ronnie
Red Ronnie va benissimo, quando mette i dischi. Ricordo che andavo in discoteca dove lui faceva il dj ed è bravo. L’importante è che lui metta i dischi, il pasticciere faccia le torte, e il medico parli di medicina.

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