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Guardare avanti

Le misure restrittive del Governo, il rallentamento globale e la capacità di reazione degli italiani: abbiamo intervistato Alberto Forchielli.

di Valentina Ecca

Noi di Sapiens siamo soliti incontrare i personaggi che intervistiamo, chiacchierarci e scattare loro delle foto: oggi però, 13 marzo 2020, è tutto diverso.

Questa volta Alberto Forchielli lo raggiungiamo telefonicamente – le foto gliele avevamo scattate qualche tempo fa. Imprenditore, giornalista e scrittore, abbiamo deciso di intervistare lui perché nei giorni del Coronavirus, delle quarantene e di un Paese paralizzato dalla paura devono parlare gli esperti. Alberto Forchielli è uno che di economia, Cina e crisi sa tutto.

Buongiorno Alberto, innanzi tutto come sta?
Io sono barricato in casa a Imola, ma sono in campagna quindi sto abbastanza bene.

Dopo la decisione del Governo di chiudere tutti gli esercizi che non erogano beni di prima necessità come si dovranno comportare gli italiani?
Ci dobbiamo comportare di conseguenza, io ho notato un forte senso civico tra i cittadini quindi mi auguro il meglio.

 

Sono contento che però non abbiano obbligato la chiusura alle aziende manifatturiere, è molto importante che quelle non chiudano.

 

Alberto Forchielli intervista

Alberto Forchielli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Cosa pensa di queste misure restrittive?
Mah, mi sembrano un po’ esagerate, onestamente.

 

Potevano aspettare un attimo, non è che si può tutti i giorni dare una cattiva notizia e stringere tutti i giorni: c’è l’impressione che non abbiano le idee chiare.

Di cosa hanno paura adesso gli imprenditori italiani?
Gli imprenditori hanno paura di rimanere senza forniture, di perdere i clienti sostanzialmente. Perché hanno paura di perdere il terreno conquistato sull’export: almeno, i medi e i grandi che esportano. Anche i piccoli però che hanno fatto così fatica a guadagnarsi il mercato e adesso potrebbero vederselo togliere con un colpo di bacchetta, questo è un po’ preoccupante per loro.

 

Alberto Forchielli intervista

Alberto Forchielli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Torniamo un attimo indietro a dove tutto questo è cominciato: la Cina. Lì cosa sta succedendo?
In Cina gradualmente la gente sta tornando a lavorare, quindi si pensa che nel giro di due o tre settimane la Cina sarà perfettamente a regime, per fortuna.

Lei crede che questo accadrà anche per l’Italia una volta usciti da questo momento?
Ci si impiegherà un po’ a riaprire quello che si è chiuso.

 

Non sarà una ripresa veloce ma sono ottimista.

 

Alberto Forchielli intervista

Alberto Forchielli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Che implicazioni ha avuto questa pandemia sull’economia cinese e su quella mondiale?
Sull’economia italiana le implicazioni sono pesantissime, per il futuro succederanno due cose:

 

La prima è che la Cina non sarà più così centrale, perché gli imprenditori hanno capito che prendere tutti le uova dallo stesso paniere è pericoloso.
La seconda è che ci sarà un forte decentramento e riequilibrio di tutte le attività produttive all’estero in modo che non si debba dipendere da un unico mercato di fornitura, questa sarà la grande lezione.

 

C’è quindi un lato positivo
Beh sì, è una lezione. Questa emergenza ha messo a nudo tanti limiti della globalizzazione come l’estrema dipendenza dalla Cina e l’estrema dipendenza da pochi mercati di fornitura che hanno messo in ginocchio le imprese.

Che misure crede che gli imprenditori dovranno chiedere e rivendicare per far ripartire la propria economia e quindi quella di tutto il Paese?
Sicuramente la cassa integrazione per le piccole e medie imprese e per le attività che fino ad oggi non l’hanno avuta, poi sicuramente grossi sostegni al settore turistico che quest’anno sarà devastato.

 

Alberto Forchielli intervista

Alberto Forchielli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

La crisi economica provocata dal Coronavirus avrà tempi di recupero più veloci rispetto alla crisi del 2008-2009?
Sì, io penso che il recupero sarà più veloce perché la Cina ricomincerà a spendere. Anche gli Stati Uniti cominceranno a spendere perché è un anno elettorale e l’Europa ha già registrato l’importanza di dover fare delle politiche fiscali aggressive: i soldi della Banca Centrale non bastano più. Mi auguro e vedo gli indizi che questi tre motori si stanno mettendo in moto rapidamente e all’unisono.

 

Ci sarà un rallentamento globale ma non una crisi globale.

 

Gli italiani sono un popolo che in queste situazioni è in grado di reagire virtuosamente?
Nei momenti di grande difficoltà gli italiani reagiscono bene, noi stiamo reagendo bene a questa crisi.

Sembra star ritornando in auge l’idea di interrogare i competenti, della serie che adesso l’opinione di un virologo conta di più di quella di un capo partito. È così? E, in particolare, siamo al capolinea del sovranismo?
Magari -sospira, ndr- ma non penso proprio, non mi sembra di essere al capolinea del sovranismo.

 

Siamo al capolinea dell’imbecillità: però che questo tocchi anche il sovranismo non sono sicuro, credo che abbia ancora il tempo di fare molti danni.

 

Alberto Forchielli intervista

Alberto Forchielli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Lei ha detto: “tornerò in Cina per vendere e non più per investire”, crede che questa sua linea di pensiero verrà condivisa anche da altre aziende nel mondo?
Me lo auguro, ormai la Cina non è più un paese dove produrre per il mercato estero: è un paese dove vendere, sempre di più. C’è un livello di prezzi e di costi alto.

Cosa dovremo fare dopo il 2 aprile e dove dovrà andare l’Italia?
Guardare avanti, lavorare in silenzio, basta cortei e basta politica.

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