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Cresciuta in fretta

Dal mettersi in prima linea per chi non ha mai avuto una voce, fino a non aver paura di mostrarsi per quello che è: abbiamo incontrato Chadia Rodriguez.

di Chiara Monateri

Quando si è resa conto di cosa si poteva scatenare in rete contro le donne e le categorie considerate da molti le più deboli, Chadia Rodriguez non si è fatta da parte. Con Federica Carta ha fatto uscire il pezzo Bella così, diventato manifesto di un progetto più ampio, in cui viene data voce a tutte le diversity che ancora non ne hanno una.

Classe 1998, nata da padre e madre marocchini, Chadia non si è mai tirata indietro: a Torino gioca per 7 anni nella Juventus Women, ed è costretta a lasciare poi il calcio, la sua più grande passione, a causa di un infortunio. Prima del rap lavora come modella di nudo, e viene poi notata grazie alla sua musica da Big Fish e Jake La Furia.

Tra le poche italiane davvero paragonabili per temi e daring alle rapper d’oltreoceano come Cardi B e Nicki Minaj, l’abbiamo incontrata per parlare dell’evoluzione della sua musica, che oltre a disco d’oro si sta aprendo a progetti più ampi come quello sviluppato attorno a Bella così, e del suo punto di vista su hater, rapper al femminile e di quanto sia giusto esporsi per una causa che coinvolge anche tutti i suoi fan.

 

© Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Il tuo ultimo pezzo è Bella così con Federica Carta: com’è nato e cosa significa per te?
Bella così è nato a seguito della mia esperienza personale e anche di quella di tutti i miei fan che mi scrivevano. L’idea arriva da un periodo buio di un anno fa: ho voluto creare questo progetto, che non è solo una canzone, per dare voce a chi non ne ha mai avuta una.

Nel progetto si affrontano cyber bullismo, body shaming, gender fluidity e revenge porn, dando appunto voce alle categorie che più frequentemente di altre sono vittime di violenza. Ti sono mai capitati episodi del genere?

 

Il progetto è nato proprio di conseguenza alla mia esperienza personale con il revenge porn, di cui sono stata vittima, una storia che voglio raccontare meglio anche sui miei social a tutte le persone che mi seguono.

 

Ho scelto questi temi proprio perché la maggior parte delle persone considera ancora questi argomenti dei tabù, in quanto troppo delicati: dal mio punto di vista però, è proprio per questo motivo che dobbiamo trattarli.

Tra l’altro avevi iniziato come modella di nudo: la realtà italiana ti è sembrata bigotta a riguardo?
Per quanto l’Italia possa sembrare bigotta, ci sono sempre altri paesi che lo sono di più. Per esempio l’Ungheria non permette di riportare il nuovo sesso, in caso di transizione, sui documenti d’identità. Ci possiamo lamentare quanto vogliamo della situazione attuale, ma la verità è che comunque, se ci fermiamo a riflettere, la nostra situazione è migliore per molti aspetti di tante altre nel mondo.

Come ti sei sentita quando si sono fatti avanti i primi hater?
Ho sempre avuto gli hater, anche quando la gente non si scatenava online! Bisogna ricordare quando Guè Pequeno ha voluto incontrare il suo hater n.1, che poi si è rivelato essere anche il suo più grande fan, che andava a tutti i suoi concerti e agli eventi che lo riguardavano. Secondo me alla fine l’hater nasce un po’ sia per invidia sia per il fatto che magari insultare qualcuno, nel loro caso, finisce ad appagarli di più invece che spronarsi a fare la medesima cosa, ed impegnarsi per diventare qualcuno: e con qualcuno intendo un te stesso realizzato, in cui puoi credere nel senso più vero.

In Pericoloso con J-Ax parlate del rapporto tra uomo e donna. Come pensi che sia nel 2020, al di fuori della canzone?

 

Le donne, nel 2020, si sono prese il loro spazio.

 

C’è ancora molto su cui lavorare, però allo stesso tempo, non potrei dire che siamo indietro, e che dobbiamo ancora definirci con termini come “maschilista” o “femminista”. Secondo me dovremmo arrivare al punto in cui nessuno dovrebbe dare etichette, e non voglio nemmeno che gli altri lo facciano con me.

A proposito di artisti estabilished come J-Ax, sei anche ad esempio in Mattoni di Night Skinny. C’è un feature che in particolare ti piacerebbe fare?
Ce n’è forse già uno in corso, ma non voglio anticipare niente!

Jake La Furia e Big Fish, che sono considerati i tuoi padrini, ti hanno dato dei consigli che ti porti ancora dietro?
Sì, in quanto il nostro non è solo un rapporto lavorativo, ma un legame che si basa soprattutto sull’amicizia e sul lavoro di squadra. Jake ha un metodo di scrittura che secondo me è il migliore, e il fatto che lui abbia scelto me come artista da supportare mi rende felicissima.

 

© Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Tu non hai paura di metterti a nudo: anche in Fumo bianco e Sarebbe comodo parli di situazioni difficili che ti riguardavano. Pensi che essere trasparenti sia un modo per neutralizzare chi cerca sempre di attaccare?
Penso che anche se diventi famoso, tu ti debba presentare come te stesso. Le persone portano diverse maschere in diversi tipi di situazioni, ed io mi sono resa conto che nella mia vita non voglio indossare maschere. Se piaccio, piaccio così come sono, e se non ti vado bene non c’è problema: il mondo è bello perché è vario… ed è giusto che ognuno abbia i suoi gusti, alla fine.

Hai poco più di 20 anni e sei qualcosa che ci voleva nella musica italiana: una che non le manda a dire, e che non si abbassa ad “obbedire” a stereotipi femminili fuori dal tempo… Come vedi la scena musicale, in cui stanno emergendo sempre più rapper donne?
Sono contentissima che molte ragazze stiano trovando il coraggio di fare, e di esporsi grazie alla loro arte.

 

La cosa che mi spiace, però, è che in tantissime fanno le paladine della giustizia, e poi non c’è solidarietà femminile.

 

Mi spiace dirlo, perché abbiamo la possibilità non solo di costruire qualcosa di nuovo, ma di creare le regole del gioco: allo stesso tempo, però, ognuna continua a fare solo il suo, e secondo me questo non è giusto. Posso dire che per quanto mi riguarda, il primo passo l’ho sempre fatto, e non mi sono mai vergonata a farlo o a dirlo anche alle altre, ma al tempo stesso non puoi neanche piazzarti sotto casa della gente per dirgli che dovrebbe agire nello stesso modo, se tutto questo non gli interessa.

Secondo te quali sono delle azioni forti che queste artiste potrebbero fare per mettersi in gioco
Anche solo ripostare qualcosa che pensi vada messo in evidenza, per le donne e non solo, può essere un’azione rilevante. Penso al fatto che in molte cerchino sempre di trovare un pretesto per dire “Ah sì, questa canzone non l’ha scritta Chadia ma l’hanno scritta quattro uomini”, senza neanche informarsi davvero, perché tra parentesi, nei credits si trova il mio cognome vero, che in pochi conoscono, in quanto da quel punto di vista non mi sono mai nascosta. La cosa che mi dispiace è che anche solo pensare “questa è una canzone che potrebbe aiutare tantissime persone, e non parla nello specifico di un’artista, ma di tutti”, è un pensiero che dovrebbe smuoverti qualcosa, quindi appunto, un’azione come un semplice repost potrebbe essere l’inizio di qualcosa.

Secondo te anche il rap e la trap, che sono ancora generi molto spacconi, possono essere un veicolo per la sensibilizzazione?
La musica, come diceva Bob Marley, colpisce senza far male, quindi che il genere sia rap o pop, non è detto che sia vietato trattare un qualsiasi argomento. Proprio per questo, quando è uscita Bella così, in molti mi hanno chiesto perché avevo scelto di trattare un argomento così sensibile, ed io mi sono detta: ok, quindi se un tema è sensibile non ne dobbiamo parlare?

 

Secondo me non è perché fai musica, che può essere trap, rap, reggaeton, vuol dire che tu non debba trattare dei temi che possano aiutare delle persone.

 

© Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

C’è qualcosa che hai imparato stando in questo business che in realta è totalmente diverso da come te l’eri immaginato?
… Che ti devi fare un culo così! Quand’ero ragazzina, ricordo che avevo quest’immagine del rapper che fosse servito e riverito. Qualsiasi persona che s’affaccia sul mondo della musica parte con quest’idea, però poi ci si rende conto che c’è da faticare, nel vero senso della parola.

Cosa ci vuole per essere una vera bitch?
Chiunque può essere una bitch se lo vuole. Il vero punto è non farsi intimidire dalle persone che vengono a dirti “Ah no, perché quella”… Che te frega, la vita è una sola, non devi farti fermare dai rimpianti o dai commenti degli altri.

Consideri il tuo background multiculturale come uno dei motori che ti ha dato uno stile più internazionale e una visione più ampia, a livello di progetti?
Penso che il vero motore che mi ha permesso di utilizzare nel modo giusto il mio bagaglio multiculturale sia stato il crescere molto velocemente… l’essermi trovata nella vita in delle situazioni e dei contesti che mi hanno fatto crescere molto in fretta.

Che ricordi hai di quando eri bambina?
Penso di averli rimossi tutti.

La prima cosa che ti sei comprata grazie alla musica?
Scarpe, tantissime scarpe… come queste che ho addosso, Balenciaga tutta la vita!

 

Foto di copertina © Vito Maria Grattacaso / LUZ

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