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Dalla parte della paura

Dieci anni dopo “Il suggeritore”, torna lo scrittore italiano di thriller più letto al mondo: tra i pericoli dei social media e la fine dell’oblio

di Gabriele Ferraresi

Dieci anni dopo Il suggeritore, torna lo scrittore italiano di thriller più letto nel mondo: tra i pericoli della rete e dei social media e la fine dell’oblio  

Molta critica non ama i thriller, forse perché vendono bene. I suoi però vendono più di tutti gli altri: Donato Carrisi infatti da ormai un decennio domina le classifiche del genere e scorrendone una a fine dicembre 2018 è in top ten tra Elena Ferrante e Stephen King. 

Nato nel 1973 a Martina Franca, in Puglia, tradotto dall’italiano in bene o male tutto il mondo, Carrisi ha anche diretto un film tratto da un suo libro, La ragazza nella nebbia, mettendo insieme Toni Servillo e Jean Reno. Risultato finale? Da regista ha vinto anche un David di Donatello.

Già sceneggiatore per la tv, vive a Roma e collabora con il Corriere della Sera. L’apertura del ciclo che l’ha portato al successo nel 2009 con Il suggeritore, nel mezzo quasi un libro l’anno, Carrisi oggi torna in libreria con Il gioco del suggeritore, per Longanesi. 

Donato Carrisi: da anni si parla di un film de Il Suggeritore, a che punto siamo?
Potrei dirtelo, ma poi ti dovrei uccidere [ride].

Restando a Hollywood: è vero che sei finito a una festa con De Niro e non l’hai riconosciuto?
Che figura di merda. Comunque è tutto vero: me lo sono ritrovato davanti, aveva la barba, lo guardavo e dicevo “Ma chi è questo, che l’ho già visto…” mai avrei immaginato stesse lì, in una villetta alla Magliana. 

Da Il suggeritore sono passati quasi dieci anni: cosa è cambiato per te?
È cambiata la mia vita, sono successe tante cose anche grazie ai libri che scritto. Al tempo la mia carriera era indirizzata alla sceneggiatura, non avevo idea di possedere queste potenzialità, nell’ambito della letteratura per me era tutto nuovo e ancora oggi continua a esserlo.

 

donato carrisi intervista sapiens luz vitomariag

Donato Carrisi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Anche adesso?
Massì, perché gli scrittori si giocano tutto nel libro che scrivono. È così per tutti eh, per quelli che sfornano libri a raffica o quelli che invece aspettano vent’anni per pubblicare un nuovo romanzo. Tu in un libro metti in gioco parecchio della tua vita, di te stesso, della tua credibilità anche negli anni a venire, della tua creatività. Perché una volta che hai imboccato una strada con un romanzo o un racconto, quella strada rimane. 

Prima che uscisse Il suggeritore come andavano le cose?
Ricordo che un giorno andai a parlare con la mia commercialista e mi disse molto chiaramente: “Guarda che se non torni a lavorare qua cominciano a esserci dei problemi”.

Avevi finito i soldi?
Avevo mollato la sceneggiatura da più di un anno e affrontavo per la prima volta la scrittura, ma con una grande incoscienza. Quella volta dalla commercialista mi sono reso conto che c’era anche la vita reale.

 

Oggi tutte le volte che tengo un corso di sceneggiatura o di scrittura, la prima lezione è “Imparare a pagare le bollette”. È la prima cosa.

 

Prima di scrivere il soggetto della vita, magari cominciamo a fare la spesa
Anche perché dall’età di 16 anni non ho più avuto sostegno dai miei. Per una scelta mia di indipendenza ho cominciato a lavorare in radio, a prendere un piccolo stipendio, magari per le serate da dj. Poi anche con i primi articoli scritti sui giornali locali. Ho cominciato scrivendo necrologi e annunci di matrimonio, anzi, neanche scrivendoli: correggendoli agli altri. Quando ho scritto Il Suggeritore avevo 35 anni: prova a immaginare come potevo stare, a pensare di chiedere un prestito ai miei genitori.

Quelle cose che mai e poi mai
Non l’ho mai fatto, avrei fatto qualsiasi altra cosa tranne chiedergli dei soldi. 

Presentando Il gioco del suggeritore, sei stato molto critico sui social media e su internet
Perché sono un buco nero, ci succhiano via la vita. Passiamo la vita a a rispondere a domande inutili o a fornire informazioni inutili. Un lettore ieri mi ha scritto su Facebook: “Ma la razza del cane dell’agente non era un’altra nel libro precedente? Perché hai cambiato la razza del cane?” il che non è vero. Prima di fare una domanda inutile, magari vai a controllare nel libro precedente. No! Fai prima la domanda! Ecco, questa persona ha perso del tempo, e inevitabilmente lo ha fatto perdere anche a me. 

 

donato carrisi intervista sapiens luz vitomariag

Donato Carrisi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Che rapporto hai con la critica?
Positivissimo. Mia madre oggi è in pensione, ma era insegnante di lettere: mi diceva sempre che il giudizio dei professori anche se non lo gradisci lo devi accettare, perché fa parte di una dinamica utile, costruttiva. Però preferisco essere stroncato dal grande critico piuttosto che dal primo scemo che passa sull’internet… quando un giudizio lo esprime un critico – che può avere anche delle simpatie e antipatie, anche questo è umano – è comunque un giudizio intellettualmente onesto. O comunque una sfida intellettualmente onesta.

E la critica da recensione su Amazon?
Trovo che le critiche espresse online siano di una inutilità spaventosa, soprattutto quando si riducono a una riga. “Questo romanzo è bellissimo”, oppure “Questo romanzo fa schifo”. Ma che roba è? Mettono una stellina, poi vai a leggere sul sito che ha venduto il libro e scopri “Il pacco è arrivato danneggiato”. Oppure, cinque stelline: “Consegna effettuata, il prodotto era quello che aspettavo”. Ma che significa? Ti aspettavi che arrivasse una pentola? Follia.

 

Però ben vengano le critiche
Se tutti mi dicessero “Sei bravissimo”, io direi “Che palle”. C’è chi insegue questo tipo di noia, invece dovremmo fuggire da tutto questo.

 

Con internet e i social media generiamo dati potenzialmente eterni: abbiamo cancellato la dimensione dell’oblio. È una cosa che ti spaventa?
Sì, assolutamente. L’oblio poi ora è impossibile. Anche se tu spegni internet, internet si ricorda di te. Ci sarà qualcuno che parla di te perché qualcuno posterà a tua insaputa una tua foto. Ma basta andare per strada: in quante foto di sconosciuti saremo finiti? Non esiste più il diritto all’oblio da quando esiste la rete, o quantomeno non esiste a oggi una tecnologia in grado di garantircelo.

Ormai è impossibile tornare indietro
Sì, a meno che non ci sia un cataclisma. 

Una decina d’anni fa la cronaca nera aveva un’enorme presa collettiva: adesso molto meno, si parla d’altro. Pensi che c’entrino internet e i social media?
Non credo, si sono sostituiti gli argomenti. In questo momento la politica ha preso il posto della cronaca nera, questa è la verità. Che cos’è la cronaca nera? Un modo per scontrarci, per esprimere un giudizio. Ci sono gli innocentisti, i colpevolisti, si creano trame fantasiose che affiancano le indagini. Se ci pensi tutto questo adesso avviene con la politica. Ci sono quelli a favore, quelli contro, quelli di una setta, quelli di un’altra: ormai siamo tifosi e basta, non ragioniamo più. E ti posso dire anche un’altra cosa?

 

donato carrisi intervista sapiens luz vitomariag

Donato Carrisi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Ci mancherebbe
Due palle incredibili! Due palle infinite! La nera se non è trattata in maniera rigorosa è pallosissima, una noia mortale. Ma la politica è ancora peggio. È la morte dell’intelletto. 

Parliamo di generi letterari: tu scrivi thriller, è un genere ancora accolto con snobismo dalla critica?
Mah, non so, forse in passato. Adesso molto meno. È un genere ormai talmente popolare, talmente diffuso. Non credo a questa cosa. 

Te lo chiedevo perché quando qualcuno scrive male dei thriller penso sempre a come si parlava di Stephen King vent’anni fa. Adesso sembra, giustamente, Dickens
Sì, mettici anche che chi non sa scrivere thriller, di solito scrive di thriller. Mi sono imbattuto in tante persone critiche nei confronti del genere, poi putacaso scoprivo sempre che avevano mandato il loro romanzetto thriller o il loro giallo alla casa editrice di turno ed erano stati scartati. Io difendo molto questo genere e quando mi chiamano giallista m’incazzo. Per me non è una diminutio, è semplicemente una definizione sbagliata. Ci sono giallisti straordinari in Italia, bravissimi ma io non sono quella cosa lì. 

Un giallista che ti piace?
Maurizio De Giovanni.

 

Perché il male è sempre seducente?
Perché alla fine è la parte più interessante di noi. Spesso il resto è una noia infinita.

 

Consigli agli esordienti?
Potrei darne una serie. Il primo è non innamorarsi mai delle proprio cose, mai mai mai. Io non mi innamoro mai di quello che scrivo, sennò non ti metti più in discussione, se una cosa non funziona anche se l’hai mandata a destra e sinistra, buttala via. Non bisogna avere paura di buttare le cose che si scrivono quando non c’è un riscontro. Il secondo l’umiltà. Il terzo, il lavoro di squadra. Uno crede che lo scrittore viva in una bolla, e dentro questa bolla concepisce il capolavoro: cazzate. Serve confrontarsi, serve l’ufficio stampa, servono gli editor, servono gli editori. 

Alla larghissima dall’editoria a pagamento
Quelli sono tipografi, non editori, non c’entrano niente. L’editoria è un’altra cosa. E alla larga anche dal self publishing, perché se vendi la tua opera a 99 centesimi vuol dire che non hai molto rispetto per te stesso. Self publishing: da evitare. 

 

donato carrisi intervista sapiens luz vitomariag

Donato Carrisi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Sei un grande esperto di paura: che cosa ti fa paura?
Tutto. Sono un fifone pazzesco, e sono lieto di esserlo perché è proprio attraverso le mie paure che riesco a raccontare quelle degli altri. Del resto, non compreresti mai una bistecca da un macellaio vegetariano. 

Abbiamo incontrato Alessandro Baricco: a proposito di The Game, per farla breve dice che con internet e i social media siamo molto più liberi di ieri. Secondo te?
Non lo so, la percezione che ho io è totalmente diversa. Sarebbe vero se per esempio su internet tutti usassimo vari motori di ricerca, invece usiamo sempre e solo Google. Sarebbe vero se la prima risposta di Google non fosse sempre Wikipedia. Non lo so, non so cosa intenda di preciso Baricco, ma mi sembra distante dal mio pensiero. I giornali stanno perdendo potere, l’opinione “studiata” sta perdendo potere, consistenza. Ormai si va avanti soltanto per slogan o per sentito dire. 

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