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Essere Leonard Cohen

Le canzoni, l’amore, la depressione e la vita in monastero. La leggenda Leonard Cohen nelle sue stesse parole, 1000 per l’esattezza

di Nicolò Barattini

Le canzoni, l’amore, la depressione e la vita in monastero. La leggenda Leonard Cohen nelle sue stesse parole, 1000 per l’esattezza

“Non ho mai pensato a una carriera nella musica, né in nessun altro settore, anzi, mi sono sempre chiesto che cosa intendesse la gente con la parola «carriera». Era un termine molto in voga tra chi sgobbava all’università, mentre io trascorrevo gran parte del mio tempo nelle caffetterie a chiacchierare con persone che, come me, pensavano che la parola «carriera» avesse implicazioni funeste”.
Intervista radiofonica a Height Hours to Harry, KCRW-FM, ottobre 1988.

[Come nascono le tue canzoni?]”Mi viene in mente una frase, o un accordo. Da lì riesco ad arrivare al primo verso con parole e musica, però poi, man mano che cambio il testo, devo modificare l’intera struttura musicale. Di norma ci metto un paio d’anni a portare a termine una canzone”.
Intervista radiofonica a Height Hours to Harry, KCRW-FM, ottobre 1988.

 

“Di norma, la mia mente è un po’ come la sala d’attesa della motorizzazione, o, come ho scritto in una quartina: «The voices in my head, they don’t care what I do, they just want to argue the matter through and through»”.
SongTalk, aprile 1993.

 

“Sono abbastanza ingenuo da essermi innamorato del luogo in cui sono nato”.
The Guardian, 29 agosto 1970.

 

Essere Leonard Cohen

Leonard Cohen in concerto durante il Montreux Jazz Festival a Montreux, Svizzera, 26 giugno 1976 © KEYSTONE/STR/LUZ

 

“Venticinque anni fa ho conosciuto un uomo, ne ho apprezzato le idee e la personalità e quindi ho iniziato a studiare con lui. Si chiamava Roshi Sasaki ed era un roshi, cioè un maestro nella tradizione della scuola Rinzai. Immagino che se fosse stato un professore di fisica all’Università di Heidelberg avrei imparato il tedesco e mi sarei messo a studiare fisica, invece era un anziano monaco. Così sono finito in una sala di meditazione in cima a una montagna nei pressi di Los Angeles, Mount Baldy”.
El Europeo, maggio 1993.

“Ah, l’amore, che cosa meravigliosa… Sono stato amato in modo straordinario, ma non sono stato capace di ricambiare. Alcune persone mi hanno amato molto, molto profondamente, con genuinità, ma io non sono stato in grado di fare lo stesso”.
Intervista televisiva a Swedish National Television, settembre 1997.

“Ovviamente si preferiscono le lodi. Quello sì che è molto gratificante. Ma in genere, quando leggo una recensione, divento io stesso recensore. Studio la scrittura di quella persona, esamino come si esprime. Non ne leggo molte, ma quando succede faccio la critica della recensione. È un meccanismo di autodifesa”.
Intervista televisiva a Swedish National Television, settembre 1997.

 

“Ho una voce monotona e un po’ lamentosa, per cui le mie canzoni vengono definite tristi, ma si può anche cantarle in modo allegro. Se i miei pezzi suonano malinconici quando li canto è soltanto per ragioni biologiche”.
New Musical Express, 25 marzo 1972.

 

“Quando mi sono lasciato alle spalle gli scambi e le conversazioni di tutti i giorni, è successa una cosa strana. Pur non volendo mi sono trovato a pensare di nuovo in termini di canzoni. Al principio ero divertito, quasi stuzzicato… Per gran parte del tempo, nella sala di meditazione, quando ci si aspettava che mi concentrassi su ben altre questioni, ero profondamente immerso nella risoluzione di problemi quali trovare una rima per parole come «orange»”.
Philadelphia Inquirer, 24 ottobre 2001.

“Mi piace pensare che ci siano uno o due punti sarcastici nelle mie canzoni, ma è una caratteristica che sembra sfuggire a chi mi critica, spesso in termini tutt’altro che generosi. Nel corso degli anni mi hanno definito in ogni modo possibile. Uno scrittore è arrivato persino a suggerire alla casa discografica di allegare delle lamette di rasoio ai miei album, presentandoli come «kit per il suicidio fai da te»”.
Pulse!, novembre 2001.

[Vivi molti momenti di depressione?]”Non la definirei depressione, è più una questione di coscienza. È impossibile non rendersi conto che ci troviamo nel pieno di un’epoca terribile, catastrofica, che travolge la vita di così tanta gente. Ogni giorno, centinaia di persone senza nome muoiono, mentre io canto e gli altri ascoltano la mia musica. È un’apocalisse costante che, su alcune persone, lascia il segno”.
Leonard Cohen, a cura di Alberto Manzano, 1978.

 

Essere Leonard Cohen

Leonard Cohen in concerto durante il Montreux Jazz Festival a Montreux, Svizzera, 26 giugno 1976 © KEYSTONE/STR/LUZ

 

“Le mie canzoni sono venute a me. Ho dovuto raschiarmele via dal cuore. A volte arrivano a pezzi, un po’ per volta, oppure a cascata, o in frammenti, e, se riesco a metterli insieme in una canzone e se alla fine di tutto quello scavare mi rimane in mano qualcosa, ne sono grato”.
Sounds, 4 marzo 1972.

 “Quando vedo una donna trasformata dall’orgasmo che abbiamo raggiunto insieme, so che ci siamo incontrati. Tutto il resto è finzione. È così che ci si esprime oggi. È l’unico linguaggio che ci è rimasto… Vorrei che le donne si sbrigassero a prendere il potere […]. A quel punto, noi uomini potremo dedicarci ai nostri giochi da bambini, mentre loro porteranno avanti il mondo. Sono un grande sostenitore del matriarcato”.
The New York Times, 28 gennaio 1968.

 

“Negli ultimi tempi, ho detto di essere pronto a morire e queste canzoni ne sono la prova, ma credo di avere esagerato. In realtà vorrei vivere in eterno o, almeno, vivere per i prossimi duemila anni”.
Vanity Fair, 11 novembre 2016.

 

 “Il primo passo sarebbe riconoscere che la tua lotta e la tua sofferenza sono le stesse di tutti gli altri. Penso che sarebbe l’inizio di una vita responsabile. Altrimenti resteremo in questa continua e selvaggia battaglia l’uno con l’altro senza alcuna soluzione possibile,  né politica, né sociale o spirituale”.
The Telegraph, settembre 2014.

 “Viviamo tutti delle vite legate alle circostanze in cui ci troviamo, quindi in un certo senso tutti sono nati in catene. Ci sono momenti di liberazione e momenti di prigionia. La vita sembra muoversi tra queste due polarità”.
The Telegraph, settembre 2014.

“Ho già scritto tutto ciò che potevo scrivere per quelle che erano le mie capacità. Ho detto tutto. Mi sorprendo quando qualcuno dimostra ancora interesse per il mio lavoro”.
La Repubblica, 12 novembre 2016.

“Combatto da sempre contro la sensazione che affrontare le 24 ore che compongono ogni giorno sia un’impresa difficilissima. Ho trascorso la vita a lottare contro questa condizione. Ma mi sono fatto anche qualche bella risata, di tanto in tanto”.
Sunday Times Magazine, 12 dicembre 1993.

 

[La maggior parte delle citazioni sono prese da Il modo di dire addio. Conversazioni sulla musica, l’amore, la vita, il Saggiatore]

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