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Essere Lucio Dalla

Da Caruso a 4 marzo 1943, passando per Tenco, Gino Paoli e le notti passate a dormire nei bar di Roma. Lucio Dalla nelle sue stesse parole, 1000 per l’esattezza.

di Nicolò Barattini

Da Caruso a 4 marzo 1943, passando per Tenco, Gino Paoli e le notti passate a dormire nei bar di Roma. Lucio Dalla nelle sue stesse parole, 1000 per l’esattezza.

[Com’è nata Caruso?] ”In modo totalmente casuale: la mia barca si è rotta e ho dovuto fermarmi nel porto di Sorrento: mentre aspettavo che la riparassero mi diedero la suite dove era morto Caruso: c’era il pianoforte che aveva usato lui e mi sono fatto raccontare le ultime ore della sua vita, poi ho aggiunto i pezzi in napoletano per dare l’epos giusto. Mai avrei pensato che quella canzone avrebbe venduto 30 milioni di dischi nel mondo, pensare che se non avessi rotto la barca…”.
La Stampa, 2 marzo 2012.

“Era stato Paoli a inventarmi cantante. Allora suonavo il jazz. Il clarinetto. Gino venne a sentirmi una sera in cui improvvisavo. Fu il mio primo produttore”.
La Stampa, 2 marzo 2003.

“Se fossi ottimista sarei un cretino completo. Se fossi pessimista sarei peggio”.
Intervista a Niente di personale, La 7, novembre 2010.

 

Essere Lucio Dalla

Lucio Dalla in concerto a Roma nel 1992 © Luciano Viti / LUZ

 

“Quando ero a Roma da ragazzo dormivo su una poltrona di vimini nei caffè di via Veneto. Ma non perché non avessi i soldi per pagarmi un letto, mi bastava dormire due ore, volevo ricominciare subito a vivere. Mi svegliavo e ordinavo il cappuccio e il giornale. Faceva 60 lire”.
La Stampa, 2 marzo 2003.

“Io in realtà ho una memoria loffia in generale, non mi ricordo bene le cose che mi riguardano. Tranne il giorno in cui mi fecero il vaccino per il vaiolo da piccolo, avevo tre o quattro anni, e quello me lo ricordo bene perché mi fece davvero paura”.
Intervista a Scalo 76, Rai 2, febbraio 2008.

 

“Io ho il mio lavoro ed è l’unica cosa che so fare bene nella vita. Sa che ho imparato ad allacciarmi le scarpe a ventidue anni? Giravo sempre con dei mocassini. I geni solitamente non sono capaci di allacciarsi le scarpe? Son contento perché mia madre invece mi diceva che ero un cretino puro”.
Intervista a Niente di personale, La 7, novembre 2010 2012.

 

“Ho un solo ricordo brutto di Sanremo: ero vicino di camera di Tenco, la notte che si suicidò. Anzi, non ho quasi ricordi. Fui io a dare l’allarme, a capire che stava male. Ma non avevo capito tutto, pensavo avesse bevuto. Poi arrivarono i medici e i carabinieri, il piano fu sgomberato, cambiai stanza. Il resto l’ho rimosso”.
La Stampa, 2 marzo 2003.

“Oggi la società ha voglia di peggiorare, dobbiamo stare molto attenti perché quel che verrà l’avremo voluto noi e se viene merda è segno che avremo voluto merda“.
La Stampa, 2 marzo 1994.

[Come nasce una sua canzone?] “Ah se lo sapessi! È bello, ma quanto mi costa dover lavorare senza metodo. L’avvio è complesso: uno strano rapporto tra torero e toro. Guardo la canzone che non c’è, ne scrivo un pezzo al ristorante, poi la mollo, poi la riprendo, nasce una nuova idea e così via. Ma quando giunge il momento di concluderla, di lavorarci, magari di rifarla, divento una belva”.
Tuttolibri, 8 novembre 1980.

[Parlando di 4/3/1943] “In realtà mia madre faceva la sarta. La creatrice di modelli. Vivevamo a Bologna, non lontano di qui, ma lei aveva clienti lungo tutto l’Adriatico, a Fano, Teramo, Foggia, e d’estate ci spostavamo a Manfredonia. In quegli anni del dopoguerra crescevano in Puglia molti “figli ‘e bottana smarocchinata”, figli della guerra, di nascita e colori incerti. Mi sono immedesimato in uno di loro. Figlio dell’angiporto. Mi sentivo uno zingaro, un apolide dal patrimonio genetico disordinato. Avrei potuto essere così. Volevo regalare a tutti questo gioco”.
La Stampa, 2 marzo 2003.

 

Essere Lucio Dalla

Lucio Dalla a Roma nel 1987 © Luciano Viti / LUZ

 

“Napoli è la città che preferisco sia dal punto di vista della bellezza che culturale. È la mia seconda città, ma forse anche la prima. Bologna per me è stata importante fino alla fine degli anni ’70, è magnifica ma non mi dà la stessa sensazione di appartenenenza che mi dà Napoli. È un posto difficile da vivere con freddezza, o ti appassiona o ti infastidisce, un coacervo di culture e di linguaggi che per me sono i luoghi ideali dove vivere”.
La Stampa, 2 marzo 2012.

[Parlando della madre] “Era una persona molto creativa; innanzitutto non si è mai opposta al fatto che io facessi questo lavoro qua, nonostante avessi cominciato a quindici anni, giovanissimo. Avevo cominciato a suonare insieme a Pupi Avati per esempio, con Chet Baker, con grandi musicisti. Lei era molto soddisfatta di questo. Tant’è che quando dovetti scegliere se lasciare la scuola in quinta ginnasio per andare a suonare a Roma, fu lei a togliermi i dubbi e a convincermi ad andare. Diceva: «Meglio avere un artista che un bidello di scuola»”.
Intervista a Le invasioni barbariche, La 7, 28 novembre 2008.

 

“Io brutto? Sono giovane e biondo, mi sento un cartone animato”.
Corriere della Sera, 4 marzo 2006.

 

“La mia è una canzone organizzata che può essere compresa solo da chi ne fruisce, non da uno come te, non da uno che scrive sull’Espresso e che concepisce la comunicazione come plagio. Ma non li leggi i titoli dell’Espresso? Ognuno è un plagio già confezionato, un richiamo letterario o snobistico già bello e impacchettato, prendere o lasciare. Il tuo direttore Zanetti mi ha chiesto di fare un’antologia di Lucio Dalla, di scegliere le parole, le canzoni che più assomigliano a Dalla. Ma se la faccia lui l’antologia, tanto lui ha già in testa che cosa deve essere Lucio Dalla per i lettori”.
L’Espresso, 29 luglio 1979.

“Preferisco l’uomo confuso a quello concluso”.
L’Espresso, 29 luglio 1979.

“Nella mia vita ho avuto solamente due miti, un po’ diversi tra di loro. Uno è stato Ezio Pascutti, ala sinistra del Bologna, l’unico – insieme a Sean Connery – al quale ho chiesto un autografo nella mia vita. L’altro mito che ho avuto, un po’ più da adulto, è stato Gino Paoli. Paoli e Tenco sono le due grandi realtà storiche della nostra musica… un po’ casuali se ci pensiamo, perché non è che Gino fosse un grande musicista o un grande poeta, è stato però il più grande scrittore di canzoni in Italia… insieme a Tenco”.
Intervista a Pop, Rai 5, 22 aprile 2012.

“La cosa che mi piace di più non è mai quella che sto facendo, ma quella che farò dopo, anche se non la so fare”.
Intervista a Pop, Rai 5, 22 aprile 2012.

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