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Essere Michael Jackson

“Ho sempre cercato di essere un pioniere in tutto quello che ho fatto”. The King of Pop, raccontato nelle sue stesse parole: 1000, per l’esattezza

di Nicolò Barattini

“Devo dire tutto ciò che dicono sempre i compositori: non sei tu a scrivere la canzone, è la canzone che si scrive da sola”.
Intervista a MTV, 1999.

 

[Parlando di Thriller] “Puoi crederci o no, ma ho paura di guardare i film horror. Non mi piace davvero guardarli. Non avrei mai pensato che sarei stato coinvolto a fare cose del genere…”.
Intervista a MTV, 1999.

 

“Quando ero piccolo sono cresciuto in un mondo adulto. Sono cresciuto sul palco. A sette anni mi esibivo nei locali notturni. Ho visto ragazze togliersi i vestiti durante gli striptease. Ho visto persone combattere e gettarsi l’una sull’altra e adulti comportarsi come maiali. Ecco perché odio i club. Non mi piace andarci – l’ho già fatto, ci sono già stato. Ecco perché in compenso ora cerco di godermi quello che non ho potuto fare da piccolo. Quindi chi viene a casa mia vedrà che ho giostre, un cinema e un sacco di animali”.
Gold Magazine, 20 dicembre 2002.

“Ho sempre apprezzato la sensazione di essere sul palco, la magia che ne deriva. Quando sono sul palco è come se tutto a un tratto arrivasse una magia da qualche parte e lo spirito ti colpisse facendoti perdere il controllo di te stesso. Sono salito sul palco al concerto di Quincy (Jones) al Rose Bowl e io non volevo andare in scena. Cercavo di evitarlo, nascondendomi e sperando che non mi avrebbe visto nascosto dietro la gente; poi mi ha chiamato. Sono andato su e sono letteralmente impazzito. Ho cominciato ad arrampicarmi sul palco, sugli altoparlanti, l’attrezzatura delle luci. Il pubblico ha iniziato a partecipare, io ho iniziato a ballare e cantare e questo è ciò che accade”.
Interview, ottobre 1982.

 

Essere Michael Jackson luciano viti luz

Michael Jackson in concerto a Roma nel 1988 © Luciano Viti / LUZ

 

“Ritengo di non essere mai soddisfatto delle mie performance, mai”.
Intervista Abc News, 1995.

“Uno dei miei passatempi preferiti è stare con i bambini, parlare con loro, giocare con loro. Sono una delle ragioni principali per cui faccio quello che faccio. […] Tanta gente pensa che certe cose siano infantili, ma gli adulti non sono altro che bambini che hanno perso tutto della vera magia”.
Melody Maker, marzo 1980.

“Fred Astaire era il mio vicino di casa. Lo vedevo ogni giorno quando giravo in scooter. Mi diceva sempre: “Diventerai una grande star”. Pensava che io fossi un grande artista e un grande ballerino. Ogni volta mi diceva, “Sei il migliore“, e io, “No, tu sei il migliore“. Ricordo la prima volta che ho fatto il moonwalk. Fred mi ha chiamato a casa. Stava gridando al telefono. Diceva che fosse la miglior performance mai vista. Gli risposi: “Andiamo!”. E lui: “Michael, hai spaccato. Sei un ballerino pazzesco”. Ho detto: “Beh, se me lo dici tu allora non ho bisogno di alcun premio“. Ero stato nominato per un Emmy per quell’esibizione. Non lo vinsi, ma non mi importava. Fred Astaire era impazzito per la mia performance. Questo era l’unico premio di cui avessi bisogno”.
Gold Magazine, 20 dicembre 2002.

 

“Senza sogni non esiste creatività. Il desiderio creativo in noi deriva dal malcontento – un malcontento divino che cerca di cambiare, di trasformare, di riempire il mondo con più magia. La mia priorità nella vita è quella di fare la differenza, sfidare l’ignoto e territori inesplorati e lasciarmi alle spalle qualche traccia”.
Chicago Tribune, 16 agosto 1992.

 

“Perché mi tocco tra le gambe? Penso che succeda inavvertitamente. Quando ballo interpreto i suoni, la musica. Se il basso tiene il ritmo, divento il basso. Quando suona un violoncello o uno strumento a corde mi muovo lievemente. Divento l’emozione che c’è nei suoni. Perciò quando eseguo un movimento e mi tocco tra le gambe è la musica che mi porta a farlo. Mi viene così. Sono schiavo del ritmo”.
Intervista a Oprah Winfrey, febbraio 1993.

“Le persone non si guardano dentro con onestà, puntano sempre il dito verso gli altri; la colpa è sempre dell’altro. Devi cambiare tu. Guarda dentro te stesso e comincia a cambiare”.
Ebony Jet, novembre 1988.

“Ho fatto l’intervista televisiva più vista nella storia con Oprah Winfrey. Ma i media tendono a voler travisare quello che dici e giudicare. Voglio parlare di musica e arte. […] Se potessi stare faccia a faccia con Walt Disney o Michelangelo mi dovrebbe interessare quello che fanno nella loro vita privata? Essendo un loro fan, vorrei solo conoscere la loro arte”.
Usa Today, 14 dicembre 2001.

 

Essere Michael Jackson luciano viti luz

Michael Jackson in concerto a Roma nel 1992 © Luciano Viti / LUZ

 

“La mia prima volta sul palco? Avevo cinque anni. Era una recita scolastica. Abbiamo dovuto indossare camicie bianche e pantaloncini corti. E mi ricordo che dissero: “Il piccolo Michael Jackson sta venendo a cantare Climb Every Mountain”. Ho ricevuto l’applauso più forte. Quando sono andato al mio posto, mio ​​nonno e mia madre stavano piangendo. Mi hanno detto: “Non possiamo credere che tu abbia cantato così bene“”.
TV Guide Interview, novembre 2001.

“Ci sono molte cose tristi nel mio passato: la mia adolescenza, mio padre… tutte queste cose mi hanno reso molto triste. Mio padre mi picchiava. Mi rimproverava di essere triste. Era molto autoritario e severo. Qualcuno potrebbe chiamarla un’educazione severa o quant’altro, ma era davvero severo e duro. Bastava un suo sguardo e avevo paura. Ci sono stati momenti in cui stavo male solo a vederlo; quando si avvicinava mi veniva da vomitare”.
Intervista a Oprah Winfrey, febbraio 1993.

“Ho sempre voluto fare della musica che fosse in grado di influenzare o ispirare le altre generazioni. Speri sempre che quello che crei sopravviva, che sia una scultura, un dipinto o musica. Come Michelangelo, che infatti diceva: “L’artista prima o poi se ne va, ma il suo lavoro può sopravvivere. Ecco perché, per sfuggire alla morte, cerco di legare la mia anima al mio lavoro“. Ed è così che mi sento. Metto tutto me stesso nel mio lavoro. Voglio che viva”.
Ebony Magazine, 12 novembre 2007.

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