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Essere Vasco Rossi

Gli amori, le canzoni, la provincia, gli sbagli, in fin dei conti, la vita: il Blasco in 1000 parole.

di Redazione SPNS

Gli amori, le canzoni, la provincia, gli sbagli, in fin dei conti, la vita: il Blasco in 1000 parole.

“Una donna può ispirare canzoni. Ogni donna è un misterioso universo da esplorare, conoscere, amare o odiare. Ogni donna rappresenta per un uomo un’inesauribile fonte di emozioni, sensazioni, passioni, illusioni, sogni e certezze. Non c’è niente nell’universo di così bello, intrigante e affascinante come la donna”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

“Più che un mito, più che una cosa calata dall’ alto sono un’espressione della massa, sono uno di loro salito sul palco”.
La Repubblica, 1984.

“Ho cominciato a credere in me quando ho cominciato a fare spettacoli dal vivo. Perché? Perché vedevo un vuoto negli spettacoli dal vivo… ed è nata lì l’esplosione: il mio concerto piace perchè tutti gli altri annoiano!”.
La Repubblica, 1984.

Albachiara la scrissi per Giovanna, una ragazza che vedevo scendere dall’autobus a Zocca. Era un pezzo provocatorio, con quel finale sulla masturbazione femminile, allora tabù, anche per le mie amiche. Ma Giovanna non credeva che l’avessi composto per lei, pensava fosse un modo per intortarla, e allora scrissi Una canzone per te. Alla fine una storia l’abbiamo avuta, e ci mancherebbe altro, dopo due canzoni così…”.
7 del Corriere della Sera, 2017.

 

© Efrem Raimondi / LUZ

 

“La pensione non esiste per gli artisti. Gli artisti muoiono e basta. Prima ci sono e poi non ci sono più”.
Tv Sorrisi & Canzoni, 2014.

“Ero sicuro che sarei morto giovane, te l’ho detto. Poi invece son rimasto vivo e mi tocca correre. Io odio correre. È un sacrificio enorme”.
Rolling Stone, 2016.

“Il mio sogno è sempre stato morire sul palco”.
7 del Corriere della Sera, 2017.

“No, non riguardo mai i concerti. Sennò vedo solo i difetti”.
Tv Sorrisi & Canzoni, 2014.

“Mi trovarono con 26 grammi di cocaina. Ho fatto quasi un mese di galera, cinque giorni in isolamento. L’unico a venirmi a trovare fu Fabrizio De André, con Dori”.
7 del Corriere della Sera, 2017.

“Ho scritto Siamo solo noi la sera successiva a un concerto a Pavullo, in provincia di Modena, in cui c’era anche poca gente. Mi sono seduto su una cassa perché volevo fare il matto e sono caduto in mezzo al pubblico, una figura di merda atroce. Nel camerino ero avvilito come un cane e piangevo dalla disperazione. Poi sono arrivato a casa e ho scritto Siamo solo noi“. Gazzetta di Modena, 2011.

“A me gli errori hanno fatto male, ma se non li fai non puoi mica imparare. Gli errori servono per imparare a non farli. Rifarei tutto, anche se l’ideale sarebbe imparare senza il bisogno di sbagliare. Temo sia impossibile”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

“Bisognerebbe che mi dessero in mano la tv per un anno per fare chiarezza non su di me, ma sull’eroina che è il problema più grave, che si sta divorando una generazione”.
La Repubblica, 1984.

 

© Efrem Raimondi / LUZ

 

“Guarda, la droga è sempre quella che prendono gli altri, mai quella che prendi tu. Nel senso che l’alcol, il caffé, la nicotina, sono droghe o non sono droghe? Quanti morti fa la nicotina? quanti ne fa l’alcol? Vogliamo cominciare a distinguere? C’è la droga pesante e quella leggera, se non si fa questa distinzione diventa più facile passare da una all’altra. Di marjiuana non si muore. Di eroina si muore, e in fretta. Di alcol si può morire in fretta ma non tanto. Dell’anfetamina è più corretto dire che ti fa stare bene prima, poi dopo però ti dà dei gravi effetti collaterali, fisici e psichici”.
Il manifesto, 1999.

“Uno su mille ce la fa, dice Morandi, ebbene, al sabato sera uno su mille non ce la fa e non torna a casa. Lasciateci divertire e sballare”.
Da Diario di bordo del capitano, Mondadori, 1996.

“Sapete come la penso: non tutte le droghe fanno male. Quelle leggere… ma l’eroina no. Le pere no. Quelle sono tremende. La soluzione ci sarebbe: liberalizzare le droghe leggere. Quelle pesanti metterle in farmacia”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

“Se tornassi indietro cambierei qualcosa, formerei un gruppo invece di fare il solista. Per dividere le responsabilità con gli altri. Sarei più libero di essere quel che sono senza avere i riflettori puntati solo su di me. Essere ‘il cantante’ mi ha sempre fatto sentire un po’ ridicolo. Come un nano nel circo”.
La Repubblica, 2001.

“Morto mio padre, non era più tempo di scherzare. Economicamente eravamo a terra. Il peso della famiglia era tutto sulle mie spalle di figlio unico. Io e mia madre soli in un appartamento di 70 mq, lei casalinga, io senz’arte né parte. A quel punto dovevo fare sul serio e tirare fuori il meglio”.
La Repubblica, 2001.

“Scrissi Vado al massimo perché tutto stava andando da cani, ero nella merda fino al collo. Sfidai Sanremo perché non avevo scelta. Sapevo di non poter tornare a Zocca perdente, mi avrebbero tagliato a fette”.
La Repubblica, 2001.

“La realtà, invece, non è bella. L’ingenuità, l’entusiasmo dei sogni che uno fa quando è giovane sono meravigliosi. Impari presto che i sogni sono destinati a infrangersi, ma chi se ne frega dei muri. Conta il fatto che quando uno sogna, sta da Dio. Conta il viaggio che il sogno ti fa fare”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

“Il successo tende a forzarti la mano, a far crescere dentro di te la sensazione che esisti nel modo in cui ti vede la gente. Ma se la vedi così allora devi accettarne anche le conseguenze: cioè che tu esisti solo se c’è qualcuno che ti vede. E quando non ti vede nessuno? Ti ammazzi?”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

 

© Efrem-Raimondi / LUZ

 

“Ho sempre pensato e sperato di morire sul colpo. Esploderò come una cometa”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

“Non ho imparato a essere prudente, non ho imparato a dire bugie. Forse perché mia mamma da piccolo mi diceva di non dirle e io le ho creduto. Mi ha creato anche dei problemi nella vita, soprattutto con le donne, essere sinceri è un disastro…”.
La Versione di Vasco, Chiarelettere, 2011.

“Sono sempre quello di Zocca che gli altri consideravano diverso solo perché nato in provincia e fra i monti. In questo, il successo non ti cambia. Puoi diventare ricco, famoso e avere tutte le donne che vuoi – almeno prima della Laura – ma dentro senti sempre quella voce che ti dice: Tu sei di serie b“.
La Gazzetta di Modena, 2011.

[Tutte le foto: © Efrem-Raimondi / LUZ]

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