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Io, libera

Josephine Yole Signorelli è Fumettibrutti, una delle voci più riconoscibili e discusse nel panorama del fumetto italiano. L’abbiamo incontrata

di Marina Pierri

Con ventisette anni e un passato che definisce oscuro alle spalle, Josephine Yole Signorelli o Fumettibrutti è una delle voci più riconoscibili nel panorama del fumetto italiano: per Feltrinelli ha pubblicato Romanzo Esplicito – una graphic novel brutale dove racconta due momenti della sua vita – eppure sembra che giorno dopo giorno la sua arte prenda forma soprattutto grazie alle tavole che posta sul suo profilo Instagram.

Vista da fuori Fumettibrutti è una giovane donna piena di vita, con una testa pensante impressionante e una determinazione a essere sé stessa che, forse, si chiama libertà. In una società che non riesce a prendere sul serio la sessualità femminile nelle sue molte dimensioni – o si limita a marchiarla come deviante – Signorelli difende il corpo femminile.

Rappresentandone il dolore, la rabbia, la gioia e la lussuria, lavorando sui concetti di forza e debolezza. 

Come nasce Fumettibrutti?
A un certo punto ho aperto gli occhi e scoperto che non stavo facendo niente nella mia vita a parte scopare e drogarmi. Non sto scherzando. Sono sempre stata la ragazza cui dicevano “Come sei brava a disegnare”, volevo fare fumetti, ma non riuscivo a farli come volevo io. Tecnicamente sono molto brava con le matite, ho venduto copie di quadri e copie di foto che mi venivano commissionate quando stavo a Catania.

Dopo Catania?
Dopo sono andata all’Accademia delle Arti a Bologna e – a parte tutto quello che è accaduto lì e che Romanzo Esplicito racconta – sono riuscita a emergere dai problemi che mi ero creata. Nel frattempo mi sono messa a disegnare con metodo e ho capito che mi interessava soprattutto la scrittura. Ho fatto delle tavole e una persona illuminata mi ha detto che il font avrei dovuto scriverlo a mano, ma quando l’ho fatto il commento è stato: “Questo font è proprio brutto“. Ho iniziato con fondi scuri e personaggi chiari: il blu era la malinconia, il giallo la battuta sarcastica.

In Romanzo Esplicito i colori rappresentano tempi diversi?
L’abbiamo pensato come un disco. Quelle sono tracce di un album; la prima è la più corta, è un preludio; quelle centrali sono della stessa lunghezza. Quella finale è più lunga. È il mio album. Però pubblicare un libro, va detto, non è un punto d’arrivo ma un punto di partenza. Mi trovo benissimo con Feltrinelli, ma se non mi avessero chiesto un’opera compiuta probabilmente non avrei mai pubblicato.

 

Le tavole su Instagram le butto giù e le pubblico solo se dopo un po’ mi fanno ancora ridere. Hai presente la famosa tavola delle farfalle? Mai pensavo avrebbe avuto così tanto successo. 

 

Diresti che la forma dei tuoi fumetti è “libera”?
Io voglio sempre essere libera; assolutamente libera. Il web è potentissimo. Avere qualcuno che ti supporta dal basso solamente perché sei tu, anche se nessuno ti pubblicizza ufficialmente, è pazzesco. C’è gente che mi disegna come fossi un cartone. Ma… sono sempre diversa. Mi puoi trovare in giornate in cui sono distrutta, o in notti “no” che non dovrebbero accadere mai; altre nelle quali non tocco nemmeno una sigaretta perché non mi sento bene o non sono dell’umore. A volte penso che qualcuno dica: “Ma questa è fuori di testa“. Io sono io.

 

intervista fumetti brutti sapiens luz

Josephine Yole Signorelli – Fumettibrutti © Gabriele Ferraresi / LUZ

 

Su Instagram hai due profili: uno per i disegni e uno per le foto
In realtà ho appena chiuso quello personale. Si chiamava @inbrutta perché era la brutta copia dell’altro e sai che per me la bruttezza fa parte di una sorta di poetica. Io sono “la brutta”, il mio cane si chiama Brutta, siamo tutti brutti. I miei fumetti, la prima volta che li ho guardati finiti, mi hanno fatto pensare: “Madonna, che brutti“. Mi sono sempre ritenuta una con un carisma, ma non bella.

Ti piaci?
A volte penso che potrei rifarmi qualcosa in faccia, migliorare; poi però suppongo mi mancherei. Cioè, io so di non essere brutta per niente, però tante persone – persone maschiliste e sia uomini che donne, purtroppo – vedendo che punto sul mio corpo mi prendono in giro.

 

Non è abbastanza che io sia forte, emancipata, e che di fatto mi piaccia pure con i miei difetti. Io celebro il mio corpo perché questo corpo me lo sono combattuto.

 

È come se vivessero come due entità diverse la disegnatrice e la persona nelle foto?
La solita storia. Come Emma Marrone che dice: “Aprite i porti” e si sente rispondere: “Apri le gambe e piuttosto pensa a cantare“. Io posso essere tranquillamente narcisista e megalomane pur essendo un’artista piena di empatia. Le cose non si escludono.

Comunque, dicevamo: hai chiuso @inbrutta su Instagram, perché?
Ho pensato che nei miei fumetti c’era già la mia faccia. Quando qualcuno mi dice: “Hai un progetto artistico coerente” io mi metto a ridere. Alla fine io sono questa, sono quello che si vede.

Il tuo personaggio sei tu?
Mi sarebbe piaciuto essere un personaggio, perché molti riescono a gestire meglio le emozioni tramite i loro personaggi. L’altro giorno al Teatro Coppola occupato delle ragazze mi hanno ringraziato per come ho utilizzato le parola “femminismo” e “femminista” e sono scoppiata a piangere. Non dico che mi imbarazzi, ma mi chiedo se il mio pianto imbarazzi gli altri. 

 

intervista fumetti brutti sapiens luz

Josephine Yole Signorelli – Fumettibrutti © Gabriele Ferraresi / LUZ

 

Bene: parliamo di femminismo
Io sono stata maschilista in passato, ma non lo sapevo. Fino ai ventuno, ventidue anni. Non dico solo a causa del mio ex – be’, ci ho fatto un libro… – che è l’unico per cui abbia provato sentimenti… Però, sì, lui era maschilista; forse senza saperlo. Siamo tutti vittime. Forse avevo assorbito. Mi sono, però, successe delle cose molto brutte, una in particolare di cui non voglio parlare adesso perché ci sto ancora ragionando. Con il senno di poi quasi ringrazio quella persona per avermi fatto vivere qualcosa di così orribile.

 

Lì mi sono svegliata, mi sono detta: “Non ti serve nessuna approvazione maschile“. Ripeto: tanti uomini non sanno di essere maschilisti.

 

Sì, anzi, più lo sono e più si offendono se glielo fai notare
Potevamo vivere la nostra vita a duecento all’ora, ma siamo state sempre frenate per paura di sembrare rompicoglioni. Io ora non ho più paura di rompere i coglioni. Quando lo faccio, solitamente, c’è sempre qualche ragazza che mi ringrazia.

Cos’è successo?
Un tipo durante una presentazione ha detto: “Il femminismo non serve perché ci mette gli uni contro gli altri“. Ho risposto che era un’osservazione maschilista, punto. Non esiste il neutralismo. La parola maschilismo designa la percepita superiorità dell’uomo sulla donna, la parola femminismo designa parità. Fa paura soltanto a chi è spaventato dalle donne. Quanto si è incazzato, questo qua. Si vedeva perché guardava per terra, si tratteneva, voleva esplodere. Ho continuato dicendogli che non solo era maschio, ma eterosessuale e caucasico. Cosa ne poteva sapere?

Hai cercato di fargli capire il suo privilegio
Sì. L’8 marzo ho dovuto chiudere Facebook perché 9 su 10 battute erano sessiste.

Tu celebri il tuo corpo, come dicevi
Ho letto Fame di Roxane Gay, che consiglio infinitamente. Ciascuna donna può riconoscervisi.

 

Questo è un mondo a misura di maschio e non di femmina eppure rendersene conto non è semplicissimo, implica un lavoro su se stessi, tanta gente resta cieca tutta la vita.

 

Il mondo del fumetto è maschilista?
A Lucca 2017 ho avuto una brutta batosta. Se non fosse stato per alcuni che mi hanno davvero aiutato (ma abbiamo deciso di non fare nomi durante questa intervista, NdR)… Sono arrivata lì e mi avevano già preso le misure. Ho avuto paura di essere finita nel posto sbagliato. Era come se non aspettassero altro che divertirsi alle spalle di una persona come me. Pensi che la gente che vive della propria passione siano un po’ più rilassata, invece no.

 

intervista fumetti brutti sapiens luz

Josephine Yole Signorelli – Fumetti Brutti © Gabriele Ferraresi / LUZ

 

Nonostante esista una sorta di movimento femminista nel fumetto non mi sembra sia frequente trovare qualcuno che, con altrettanto coraggio, si rappresenti insieme come soggetto e oggetto sessuale
Negli Usa c’è Phoebe Gloeckner, dal suo lavoro hanno tratto il film Diario di una teenager. È sconcertante anche lei. Io, comunque, so che porno mi piace. Adoro Erika Lust e mi piacerebbe un giorno chiederle se posso recitare per lei. I suoi non sono solo porno per femmine; sono semplicemente più passionali e con un certo tipo di inquadrature. Il cunnilingus non è un compitino da fare, per esempio, e nel porno maschile si fa vedere la vagina perché si deve, non perché sia funzionale all’atto.

Che rapporto hai con il sesso?
Crescendo i propri gusti cambiano. Ultimamente mi scelgo meglio le amanti o gli amanti.

 

Ti identifichi come bisessuale?
Sono pansessuale. Mi piacciono le persone. Certamente per gli uomini ho un debole, li vedi che sono rinchiusi nel loro cervello e vorrei fare loro capire che sono stati fregati per primi.

 

Hai mai avuto problemi con il consenso, c’è stato qualcuno che lo ha dato per scontato per via della tua arte?
Tutti tendono a pensare che io sia sempre a disposizione, anche le donne. Il mio professore di fumetto dice che mi desiderano con la stessa curiosità che si riserva, appunto, a un’attrice porno cui si sentono liberi di dire e fare qualsiasi cosa. Io mi sono sempre posta con autenticità.

Però anche sui social hai uno stile molto morbido, rispondi raramente male
Non mi piace riempire internet di merda, perché è già un posto di merda. Mia sorella dice che a leggere le mie risposte agli stronzi sembro stupida (ride, NdR). Però a me piace creare un’atmosfera positiva. Non insulto, non offendo. È la mia politica. Adesso mi capita di ricevere tanti messaggi privati. Alcuni li posto. Non lo faccio mai per farmi i complimenti da sola se sono gentili e ammirati, o per ricevere supporto. Lo faccio perché possono avere un significato più grande. L’altro giorno, per esempio, ho messo fuori un messaggio dove mi si diceva che non me la dovevo tirare perché comunque ero un cesso.

Sì, credo di aver commentato “Sarà bello lui
Eh… Era un messaggio di una donna. Non lo volevo scrivere. Comunque: solo per dire che la gente mi dice quello che le passa per la testa, come se mi buttasse addosso sentimenti o osservazioni private, come se fossi una specie di discarica. Pazienza.

 

La vita mi ha preso talmente tanto a pugni in faccia che i discorsi sui social mi sembrano una bazzeccola.

 

Torna di nuovo il tuo periodo nero
Ed è tutto nel mio nuovo libro. Vedrai.

Se Romanzo Esplicito, come dici, è autobiografico è vero che hai lavorato in un night club?
Alcuni, devo dire, sono stati un po’ confusi dai tempi della graphic novel che racconta due momenti separati ma uniti: la scuola, dunque l’adolescenza, e l’università. Comunque sì, ero povera. E non mi piacevo. Cioè… Non che allora non fossi narcisista e megalomane (ride) ma ero a disagio. A un certo punto ho scoperto il mondo delle chat in cui la gente mi veniva a prendere, mi portava a cena, mi regalava le sigarette… Per quello ti dico che “conosco” gli uomini.

 

intervista fumetti brutti sapiens luz

Josephine Yole Signorelli – Fumetti Brutti © Gabriele Ferraresi / LUZ

 

Dici che alcune donne interpretano i tuoi fumetti come maschilisti
E vorrei dire loro: “No, amore mio, io sto usando quella simbologia per dire qualcos’altro“. Vorrei parlare del piacere femminile.

 

Personalmente mi sto emancipando da questo bisogno di fare contenti gli altri a letto, anche se è sempre rischioso. Si ha una piccola paura di fare all’uomo del male, di ferirlo chiedendo di avere più piacere come se implicasse che non sa darne a sufficienza.

 

Cosa pensi della convinzione per cui alla donna basti fare sesso per legarsi a un uomo?
C’è una parte “cattiva” della donna che non viene considerata abbastanza. Oppure se la donna la mostra diventa istantaneamente ninfomane, isterica e sregolata. Le donne possono essere e spesso sono crudeli. Non sono biologicamente buone e sensibili. Lo stesso vale per l’uomo, probabilmente all’inverso: non gli è consentito di essere sensibile o fragile. Non sarebbe bello essere sé stessi e basta?

Non hai paura, a volte? Essere sé stessi può essere spaventoso
La felicità mi fa paura. Ricordo la sensazione quando sono andata in Feltrinelli; non riuscivo a credere che le cose si stessero mettendo bene per me. Mi sono dovuta dare una svegliata, dirmi che era ok. Sono stata molto arrabbiata, fino a chiedermi perché ero stata messa al mondo. Poi ho imparato, ho capito. Certo, mi sono successe anche cose terrorizzanti e basta, alcune saranno nel nuovo libro. Mia madre stessa ha detto che Romanzo Esplicito dovrebbe essere letto anche dalle madri, per ricordare che non sempre si è a conoscenza della vita segreta dei figli. Ed è vero, non diciamo tutto. Sto cercando di non essere la persona che si mette nei guai perché è una botta di vita. So come ci si sente a essere diversi, a essere trattati come se si fosse diversi. Non sempre si ha la fortuna di avere qualcuno che ti prende per mano e ti dice che andrà tutto bene. Sono finita ad avere molte madri e molti padri, a essere molto frammentata tra persone e corpi. D’altronde… cos’è il sesso se non un attimo di pace?

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