It En
It En

© LUZ S.r.l. Società Benefit
all rights reserved
Cookie and Privacy Policy
VAT n. 13122310157

Il diritto di partecipare

Generazioni a confronto e una web radio per unirle.

di Valentina Ecca

I gen Z sono la generazione del “take a stand”: ce lo ha sbattuto in faccia Greta Thunberg negli ultimi due anni, ce lo sta insegnando la rivoluzione queer, ce lo stanno mostrando i milioni di video sul web in cui ragazzi giovanissimi parlano di politica, di sostenibilità e di lotta contro le discriminazioni.

 

La parola attivismo sembra essere una costante, un segno distintivo, un’estensione fondamentale che li completa e li fa sentire parte di un progetto comune e universale.

 

Non è per tutti così, è ovvio, ma lo è per molti e non è un elemento da sottovalutare, soprattutto perché si tratta di una generazione nata in un mondo in piena crisi – dagli attentati del 2001 negli Stati Unti a quelli del 2015 in Francia. Dalla crisi economica del 2007 alla pandemia mondiale di questi mesi.

Per parlare di tutto questo e di molto altro abbiamo intervistato Hajar, una ragazza di 22 anni nata in Marocco e cresciuta in Italia, da qualche anno attivista di ActionAid. Con lei abbiamo parlato delle battaglie che sta combattendo, del perché ha deciso di dedicarsi all’attivismo e di come è nato il progetto Radio Kivuli, una web radio online dal 10 aprile.

Giovani attivisti si dedicano all’intrattenimento con un programma, in diretta, di cucina multiculturale. C’è poi ampio spazio per l’approfondimento di temi attuali come il dramma dei braccianti della Piana di Gioia Tauro o le baraccopoli del ghetto di Foggia, dove l’assistenza sanitaria e le norme di sicurezza sono un miraggio.

 

Tutto parte dall’idea che nessuno deve essere lasciato indietro e che il racconto di quello che accade intorno a noi è l’unico modo che, in questo momento, può davvero generare un cambiamento.

 

Tu sei una ragazza di 22 anni. Oggi più che mai la tua generazione sta insegnando al mondo cosa vuol dire credere in qualcosa e combattere per quello. Penso alle manifestazioni per l’ambiente, ecc. Tu perché ti sei avvicinata al mondo dell’attivismo?
In realtà non mi sono avvicinata al mondo dell’attivismo, io sono nata attivista. Sin da piccola ho avuto una reazione rispetto alle situazioni d’ingiustizia e di disuguaglianza che vedevo e non mi piacevano. Ho sempre avuto questa indole, un po’ anche grazie ai miei genitori che sono sempre stati socialmente impegnati e mi hanno trasmesso la cosa. Avendo vissuto in Marocco ho avuto possibilità di assistere molto di più a situazioni di disuguaglianza e ingiustizia, lì c’è una stratificazione sociale infinita. Ci sono dei divari altissimi. Ho sempre avuto questa tendenza a farmi delle domande.

 

Credo che la mia generazione s’impegni così tanto perché siamo nati in un mondo pieno di problemi e profondamente ingiusto.

 

Da sempre abbiamo assistito a cose che non ci piacevano e l’esigenza credo sia stata quella di voler vivere in una società diversa.

 

© Gabriella Corrado / LUZ

 

Vieni dal Marocco ma si può dire che sei cresciuta in Italia. Mi racconti cosa significa per te essere cosmopolita?
Per me essere cosmopolita significa non avere delle radici a livello fisico, ovvero non essere incatenata all’interno di confini che poi nella realtà non esistono. Per me è essere indipendente, partire, lasciare tutto e andare. Spesso mi criticano per questo, ma non significa che non abbia dei rapporti stabili, però secondo me le relazioni non si basano sul vedersi tutti i giorni ma sul sapere che quella persona ti ama e ci sarà sempre. Ogni volta che mi chiedono di dove sono io vado nel panico, soprattutto quando sono andata a Bruxelles in Erasmus e mi chiedevano di dove fossi, io preferivo scappare, perché obiettivamente non sono di nessun posto: sono nata e ho vissuto in Marocco, ho studiato a Bologna – dove sono ora – e i miei genitori vivono nelle Marche.

 

Rifletto tantissimo su questa cosa e davvero mi sento senza radici, mi sento di ovunque, di appartenere a tutto il mondo.

 

Cosa significa per te essere un’attivista e quali sono le battaglie che Hajar sta combattendo?
In questo momento mi sto impegnando in una campagna per la riforma della legge sulla cittadinanza, che è una cosa che mi riguarda in prima persona. Io sono in Italia da 14 anni e non ho ancora ottenuto la cittadinanza italiana, questo mi crea molti problemi concreti: difficoltà nel viaggiare o rinnovare la tessera sanitaria, per esempio. È una legge che è entrata in vigore nel 1992 cambiando completamente la situazione in Italia e non rappresenta né regolamenta in maniera corretta quella che è la situazione attuale di questo paese. Ci sono tantissime categorie che non sono tutelate a causa di questa legge. Io nello specifico mi occupavo, prima del lockdown, della parte di lobbying della campagna. Un’altra battaglia a cui tengo molto è quella della parità di genere, soprattutto la lotta alla violenza sulle donne. Essendo nata e avendo vissuto in Marocco per un po’ di tempo sono molto attenta rispetto a quella che è la situazione delle donne nei paesi arabi. Sto lavorando per capire come essere utile e agire in maniera concreta anche in questa battaglia. Mi piacerebbe un giorno entrare nel mondo della politica ma non essendo cittadina italiana ci sono molte difficoltà da questo punto di vista.

 

Queste sono le mie battaglie personali, ma come tutti gli attivisti e le attiviste del mondo condivido la battaglia unica che è quella di voler sradicare le disuguaglianze e di dare pari dignità a tutti.

 

Come nasce il tuo rapporto e la collaborazione con ActionAid?
Durante il mio primo anno di università, quando sono arrivata a Bologna cercavo una realtà che concretizzasse quello che stavo studiando, Sviluppo e Cooperazione Internazionale, quindi una ONG era proprio il massimo che potessi trovare per capire come lavorano concretamente queste realtà. Tramite un mio compagno di corso sono riuscita a entrare in questo gruppo, ho conosciuto molte persone e mi sono resa conto che è un network di gente diversa ma spinta dallo stesso obiettivo.

 

Nell’attivismo di ActionAid tutto nasce dal basso, questo è importante perché i progetti partono dalle idee di tutti.

 

© Gabriella Corrado / LUZ

 

Parliamo di Radio Kivuli, ci racconti cos’è e come ne fai parte?
L’idea è nata dopo che era già iniziata la quarantena e abbiamo pensato cosa potessimo fare sia per darci voce che per dare un contributo alla società in questo momento di difficoltà. È l’unico modo che abbiamo di comunicare e di stare insieme. All’inizio è stato difficile organizzarci, poi abbiamo strutturato una scaletta con delle trasmissioni che avessero ognuna degli obiettivi diversi. Io conduco questa trasmissione che si chiama Non ci resta che… mangiare! e vuole essere un mix di intrattenimento – c’è un ospite che in ogni puntata propone una ricetta nazionale o internazionale che conosce bene – e di argomenti più impegnati – parliamo di agro ecologia, della disuguaglianza alimentare e climatica e cose di questo tipo.

Ti faccio una domanda un po’ provocatoria. Tu hai 22 anni, ma la radio non è uno strumento un po’ vecchia scuola? Come mai avete scelto proprio questo come mezzo di comunicazione e non, che ne so, delle dirette Instagram?
Io ho sempre ascoltato radio di miei amici sul web.

 

C’è stata una bella discussione in effetti, però l’idea è stata anche che se avessimo fatto una cosa su Instagram le persone più grandi non avrebbero potuto accedere, se l’avessimo fatta su Facebook i più giovani non l’avrebbero vista, perché ormai i ragazzi non si iscrivono a Facebook. Quindi alla fine abbiamo optato per un progetto più “semplice” ma universale.

 

Basta inviare un link e si può fruire dei contenuti da tutte le piattaforme e con tutti i mezzi che si vuole.

 

È difficile trovare un punto in comune che unisca le generazioni, perché nel mondo degli attivisti c’è davvero uno spettro molto ampio: dalle figure storiche, ai più giovani. Volevamo arrivare a tutti.

 

Avevi deciso di prenderti un anno sabatico per capire cosa fare dopo la laurea. Come sta andando?
Ovviamente non sta andando come avevo progettato, però non mi lamento. Sono saltate tantissime cose che avrei voluto fare, mi ero iscritta a corsi di lingue, avevo trovato un lavoretto con cui potevo essere indipendente economicamente, insomma doveva essere l’anno per riflettere invece si è bloccato tutto. Però sono positiva comunque, ho più tempo per riflettere, mi sto dando da fare in altri modi. Va bene così.

 

© Gabriella Corrado / LUZ

 

Dove sogna di essere Hajar quando tutto questo sarà finito?
A livello accademico sogno di essere alla Sciences Po a Parigi, la scuola di scienze politiche, questa è la cosa a cui ambisco di più a livello accademico, visto che il mio anno sabatico l’ho già fatto – ride, ndr.

 

Concretamente vorrei mettermi uno zaino sulle spalle e partire, andare dall’altro lato del mondo, alla scoperta di nuove persone.

 

Questa cosa mi manca moltissimo, il contatto e la conoscenza di nuove persone, quelle giornate in cui ti fai delle conversazioni con gente nuova che ti regala punti di vista che ancora non conosci. Questa è una di quelle cose che vorrei fare il prima possibile.

 

Voglio continuare a far parte del mondo dell’attivismo, è ovvio che se un giorno riuscirò a ricoprire un ruolo politico il mio impegno prenderà una nuova forma: ma sempre di attenzione e di lotta si tratterà.

 

Sono da tre anni da Bologna, per cui vorrei andare oltreoceano, vedere mondi diversi dall’occidente.

 

 

 

Foto in copertina © Gabriella Corrado / LUZ

 

LUZ for ActionAid

Sapiens Magazine racconta solo le storie di brand che sostengono l’inclusione, la valorizzazione della diversità e la comunicazione trasparente, che cita dati e fonti.

Nella stessa categoria: Speciale

Iscriviti alla nostra newsletter

* campi obbligatori

Scegli le modalità con cui vorresti restare in contatto con Luz:

Puoi disiscriverti in qualunque momento cliccando il link nel footer delle nostre email. Per informazioni sulle nostre politiche di privacy, prego visitate il nostro sito.

Questo sito utilizza Mailchimp come piattaforma di marketing. Cliccando di seguito per iscriversi si accetta il trasferimento delle informazioni a Mailchimp. Scopri di più sulla privacy di Mailchimp qui.

Analytics

Questo sito usa Google Analytics per raccogliere dati sull'utilizzo, in modo da offrire un'esperienza utente sempre migliore. Cliccando su "accetto", permetti di abilitare il tracciamento delle tue interazioni su questo sito web. Potrai revocare il consenso in qualsiasi momento. Troverai l'impostazione dedicata nel pié di pagina di questo sito. Per saperne di più, leggi la nostra privacy e cookie policy

Cookie tecnici

Tutti gli altri cookie presenti sul sito sono di natura tecnica, e sono necessari al corretto funzionamento del sito web.

Altri cookie di terze parti

I cookie di terze parti possono essere bloccati dal browser dell'utente seguendo la procedura descritta nelle privacy e cookie policy.