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Il galateo delle indecise

Matrimonio, verginità, libertà, lavoro, sesso: Irene Soave ci accompagna tra i vecchi e nuovi luoghi comuni delle “ragazze da marito”

di Valentina Ecca

Se esistesse il titolo di “guru delle buone maniere” Irene Soave, 35 anni, se lo meriterebbe tutto. Giornalista per il Corriere della Sera è l’autrice di Galateo per ragazze da marito (Bompiani): un titolo che fa drizzare i peli alle femministe. Si tratta di un viaggio attraverso i manuali per signore e signorine scritti tra l’Unità d’Italia e il Sessantotto.

È interessante scoprire come la simpatia fosse un grave difetto per le ragazze da marito di un tempo. Scrive Jolanda in Eva Regina: “nulla è più pericoloso dello spirito, perché nulla è più facile che l’abusarne”. Utile anche il complicatissimo test da fare per aspirare a un buon partito contenuto in Come sposare un miliardario di Letizia Rittatore Vonwiller.

Tutti questi aneddoti – e altri ancora – sono contenuti nella collezione composta da più di cento galatei di Irene Soave. L’abbiamo incontrata per chiederle come nasce questa passione e farci raccontare se oggi esistono ancora le buone maniere.

 

 

Hai mai sperimentato una delle regole contenute nei tuoi galatei? Se sì, come è andata?
Sì, tutte rispettiamo alcune regole. I commenti che più sento fare dalle ragazze che conosco sono: “Adesso lascio che faccia lui”, “Se non mi chiama non gli interesso”. Legittimo, però come ogni regola ha il risultato che te ne stai buona al tuo posto e non fai niente. Una roba super conservatrice, che non ci piace.

 

Una cosa valida sempre è che in amore tutti cerchiamo di avere delle regole, perché è un evento anarchico che non controlliamo ma è anche il suo bello. Lo troviamo così prezioso perché è una cosa magica che ci succede e di cui abbiamo un controllo limitato. Essendo dei control freak generali ci manda ai pazzi.

 

Irene Soave galateo

Irene Soave © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Se uno non vuole stare con te, non è che perché non lo chiami pensa: “Quanto silenzio, che figo! Adesso la chiamo io”. Non è esattamente così. Quest’idea dell’amore dove tu sei invaso totalmente mentre l’altro è uno che ci versa dentro le cose non può funzionare. 

Eppure fra amici ci si scambia continuamente “le regole di vita”
Il conclave: altra cosa clamorosamente sbagliata, mai farlo. Io tutte le stupidaggini in amore che ho fatto sono state esito di un partecipato conclave delle mie socie. Spesso però tu racconti le cose che sono già filtrate dalla tua ansia. Chiaramente queste vedono una che non dorme da tre notti, coi capelli dritti, gli occhi fuori dalla testa e ti dicono: “vabbè non lo chiamare”. Secondo me tutte queste cose qua vanno decise in totale solitudine. Io ho degli amici – e a loro ho dedicato il mio libro – che mi sono molto d’aiuto, ma lo sono non nel dirmi “fai questo”, lo sono nel dirmi “guarda che tu sei una che tende a pensare così, vedi un po’ se è vero o no”.

 

Non è che Picasso chiamava Van Gogh e gli diceva: “senti Vincent ma io qua cosa ci metto, il giallo?”. L’amore è come l’arte, un fatto squisitamente personale.

 

Irene Soave galateo

Irene Soave © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Quali sono i tuoi modelli di riferimento femminili e perché.
Ammiro molto scrittrici come Chimamanda Ngozi Adichie e Zadie Smith. Nei loro libri sono riuscite davvero a mettere dei messaggi in modo che non sembrassero degli apologhi. I loro romanzi sono pieni di contemporaneità e sono davvero trasformativi nella vita di chi li legge, cosa che se uno scrive un libro vorrebbe sempre. Però sono anche delle opere d’arte, sono pieni di cuore. Direi loro due.

 

Io diffido dall’esercizio recente che è fare il catechismo con le vite illustri delle femmine fighe della storia. È la stessa cosa che facevano i miei galatei elencando le vite delle regine, solo di segno opposto. Quand’è che iniziamo ad affrancarci?

 

Come spirito guida invece ho Maria di Betania della parabola evangelica di Marta e Maria. È una cosa a cui io penso tutti i giorni: Gesù va a visitare queste due sorelle, una è Marta che lo accoglie, gli fa da mangiare, gli unge i piedi, glieli lava, lo fa sedere, non sta ferma un attimo. Un po’ come le nostre mamme, trottole umane che in realtà dell’ospite non vedono nulla ma adempiono a un compito. Viceversa Maria si siede e contempla, Marta a un certo punto si arrabbia e dice a Gesù: “Maestro, dì a mia sorella di aiutarmi”  e lui le dice: “Si è presa la parte migliore e non le sarà tolta”. Ecco il mio spirito guida è Maria, quella che invece di fare contempla.

 

Irene Soave galateo

Irene Soave © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Perché, secondo te, le stesse donne che leggono Margaret Atwood poi spendono, in media 28 mila euro, per pagarsi il matrimonio stile principessa Disney?
Secondo me quella che legge Margaret Atwood non è la stessa che spende tutti quei soldi per un matrimonio. Però non ne sono sicura, me lo chiedo anche io. Il passaggio da Beyoncé a Margaret Atwood è un passaggio che molte di noi hanno fatto. Io non mi riconosco quasi mai in qualcosa che sia collettivo e ortodosso. Fare catechismo sulle vite celebri non è una cosa che mi parla, e secondo me questo genere di femminismo è un po’ sovietico. Esistono nella vita quotidiana una serie di dispositivi di controllo sulle femmine, esistono una serie di modelli femminili a cui ribellarsi e infatti io ho scritto questo libro esattamente per questo, per descriverli da vicino.

 

La cosa che non credo funzioni è proporre le cose come un dogma: “donna molto vestita è bene”, “donna un po’ discinta è male”, “donna che va sulla luna è bene”, “donna che tira la carretta in ufficio dovrebbe emanciparsi”. Il punto su cui le regole conservatrici incidono è un punto che non è cerebrale, è di cuore: “se tu non fai così non sarai amata”.

 

Questa cosa non la smonti spiegandogli che c’è questa astrofisica xenofemminista che è andata sulla luna e che lì ha scritto un pamphlet. La smonti dicendogli che tu vivi meglio se a queste regole gli dedichi uno sguardo smagato e magari ti trovi le tue.
La smonti dicendo: “stai tranquilla non è vero che il mondo non ti ama se sei grassa”; che è diverso da dire: “Sei figa perché sei grassa”. Nella seconda c’è un giudizio, nella prima c’è uno sguardo gentile. Secondo me le cose si fanno con lo sguardo gentile.

Perché allora oggi si fanno questi esempi e si parla con questi toni?
Perché siamo in un momento super conservatore. L’opposizione a un sistema conservatore la si fa con parole d’ordine e con gli slogan. Non dico sia sbagliato, dico solo che non è il modo con cui io mi sento compresa quando mi parlano. Siamo in un periodo conservatore perché la modernità è complessa e quindi la ricetta facile per tutti sia in politica che nel privato è dire: “però una volta non era così!”. Guarda in politica quando i leader di oggi come ti spiegano la crisi: “io se sono un padre di famiglia nel mio salvadanaio metto prima i soldi per figli, poi quelli per la scuola”. Sì grazie, però governare uno Stato non è la stessa cosa.

 

Il ritorno ai vecchi sani principi è proprio la ricetta più facile che le persone vogliono, siamo in un momento in cui c’è una tensione nera tra i sessi, guarda tutta la violenza quando ci si lascia, noi non siamo in grado di gestire l’abbandono.

 

I nostri nonni sono stati insieme per tutta la vita, noi non siamo nati pensando che ci si possa lasciare eppure questa cosa succede da sempre. Siamo cresciuti pensando che tutto sommato non ci si separa, molti di noi hanno genitori che hanno divorziato e è stato difficile da accettare perché non esiste un protocollo per farlo bene.

 

Non dico che non è giusto che a un clima conservatore non si contrapponga con un’opposizione dura, dico solo che questa opposizione fatta di parole d’ordine, di correnti del femminismo, è una cosa che spesso non parla alle persone che sono realmente oppresse.

 

Irene Soave galateo

Irene Soave © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Parliamo di sessualità: un tempo non bisognava concedersi mai, adesso è tutto il contrario. I galatei come trattano l’argomento?
La cosa di non andare con tanti uomini è retaggio di un periodo in cui il tuo unico capitale era quello erotico, ecco perché andava conservato in una boccetta in attesa di quello che se lo prendeva.

 

Nel 1959 Gabriella Parca una sociologa, fa questa inchiesta bellissima che si intitola “Le italiane si confessano”. Aveva una rubrica di posta del cuore in un giornale, prese ottomila lettere che aveva catalogato per argomento e ne fece un’inchiesta sulla sessualità degli italiani. Il 20% delle lettere di queste ragazze erano dedicate al terrore di aver perso, accidentalmente o no, la verginità.

 

Questo è cruccio di cui noi non soffriamo più e ci da la misura di come in realtà le pene d’amore che noi consideriamo una cosa totalmente individuale in realtà hanno delle radici storiche.

 

Nessuna di noi si cruccia di non essere più vergine, le ragazze di un tempo ci perdevano il sonno.

 

L’anno scorso è uscito sul New Yorker un racconto, Cat Person di Kristen Roupenian che è stato super condiviso sui social di tutto il mondo. È la storia di un appuntamento in cui lei va con questo ragazzo che conosce appena, hanno un primo appuntamento imbarazzante dove non sanno bene cosa dirsi, lui non le è simpatico però – questo è il colpo di genio del racconto – lei ci va a letto e insiste per farlo. Naturalmente il sesso fa schifo perché era stato fatto a caso. Questo racconto ha avuto così tanto successo perché è una cosa che è successa quasi a tutti. Il sesso fatto perché sennò “pare brutto” è una cosa che abbiamo fatto tutte.

 

Oggi viviamo nell’autodeterminazione più totale che però porta anche al caos. La complessità è difficile da gestire, non credo sia meglio avere delle regole però nell’animo umano esiste la tendenza a affidarsi a un protocollo, è rassicurante. L’insicurezza che si ha nello stare al mondo la si ha decuplicata in amore e secondo me avere delle regole è consolante.

 

Quali sono le regole per uomini e donne single ai tempi di Tinder?
Io l’ho usato come tutti, anche quelli che dicono di no. Perché in fondo quello che ci porta avanti nella vita è il desiderio di avere dell’eros in corso, le nostre giornate sono più noiose se non abbiamo questo. Questo è il gioco ideale. Secondo me è una delusione sempre, ma io sono fatta così. Nel libro racconto di una volta che sono uscita con uno incontrato su Tinder, è stato anche un rapporto molto umano perché alla fine il contenuto ce lo metti tu.

 

Non sono contraria a usarlo, è una nuova possibilità offerta dall’epoca. Su di me non è servito perché credo che la bellezza delle cose sentimentali e di quelle erotiche è che hanno un aspetto un po’ automatico e non sei tu che la fai. Lì sei proprio tu, non vieni colto di sorpresa. Ti ordini la cena su Foodora come il figo su Tinder e a me mi toglie la voglia. Come ogni cosa che ci espande le possibilità invece che ridurle usiamola, però ci vorrebbe un galateo anche lì.

 

Irene Soave galateo

Irene Soave © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Facciamone uno: anche se è una cosa on demand non si può soffocare gli altri con le pretese. L’80% dei profili, maschi e femmine, elenca una serie di cose non su di sé tipo: “no bassi, no stranieri, no fighe di legno, no fumatrici”. Allora io capisco che si vuole risparmiare del tempo sennò ci si affiderebbe alla vita però non può essere così. Poi quelli che ti chiedono: “ma tu cosa cerchi qui?”. Che ne so, dipende da cosa trovo! Non si possono bombardare gli altri con le proprie aspettative, io lo so che vogliamo tutto fatto come diciamo noi ma con gli altri non deve essere così. Prendiamocela col lavoro, lì potremmo chiedere di più e invece siamo degli zerbini assoluti. Perché lì accettiamo di tutto e poi con le persone con cui dovremmo scambiarci amore siamo inflessibili?

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