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Il trucco c’è

E Beatrice Mautino lo vede benissimo, raccontando a migliaia di follower su Instagram e Youtube i cosmetici visti con gli occhi della scienza.

di Gabriele Ferraresi

Veneriamo Piero e Alberto Angela, ma guardiamo documentari sui terrapiattisti. Puntiamo a Marte, ma in Parlamento c’è chi ha dubbi sullo sbarco sulla Luna. Ascoltiamo i battiti del cuore con lo smartwatch, ma guai se il sangue di San Gennaro esita a liquefarsi.

Alla faccia delle cretinate, dei complotti, dei riti e delle illusioni popolari, non c’è dubbio che la divulgazione scientifica stia vivendo un buon momento: e Beatrice Mautino, 41 anni, ovvero La divagatrice su Instagram e Youtube, lo sa molto bene.

Divulgatrice scientifica con un passato nelle neuroscienze e nelle biotecnologie Beatrice Mautino racconta “i cosmetici visti con gli occhi della scienza” e smaschera furbizie e scemenze con intelligenza e leggerezza, accumulando decine di migliaia di follower.

Era il minimo incontrarla e farci raccontare perché nel mondo della cosmesi e della bellezza il trucco c’è: e a sapere come riconoscerlo, si vede anche benissimo.

Beatrice, ma com’è che si inizia un lavoro come il tuo?
Verso la fine del dottorato ho cambiato mestiere, mi sono messa a fare a tempo pieno la divulgatrice scientifica. Prima ho fatto un po’ di gavetta e ormai da dieci anni lo faccio a tempo pieno.

Com’è la gavetta di una divulgatrice scientifica?
Si lavora tanto gratis, inizialmente, affiancando a prezzi non da mercato persone che già fanno questo mestiere. Io ho iniziato in una fondazione per le biotecnologie, mi occupavo di progettare laboratori didattici, poi pian piano sono diventata responsabile dei laboratori, ho iniziato a scrivere sul blog…

E lì hai imparato ad aver a che fare col pubblico
Certo, e alla fine poi uno diventa un professionista anche in maniera inconsapevole.

 

Tra smartphone, internet e social media dovremmo essere consumatori consapevoli, invece continuiamo a farci fregare dal marketing: perché?
Perché siamo umani e il nostro cervello è portato evolutivamente a ingannarci. Siamo portati a collegare eventi che avvengono uno vicino all’altro, questo perché millenni fa se sentivi il classico fruscio da dietro al cespuglio, prima di chiederti se fosse un leone oppure il vento, scappavi. 

 

Questa cosa la sentiamo ancora oggi?
Questa cosa ci ha portato nel corso dell’evoluzione a sviluppare delle scorciatoie mentali che ci hanno permesso di sopravvivere – e quindi di arrivare fino a oggi – ma che di fronte a questioni complesse o magari a temi presentati in un certo modo ci traggono di fatto in errore. Poi c’è chi conosce bene queste scorciatoie e le sfrutta. 

E non è una questione di colti e incolti, ci caschiamo tutti
Nessuno è immune da queste cose, non è che se hai studiato sei immune da questi bias, da queste scorciatoie: ci caschi comunque, è inevitabile. 

 

intervista beatrice mautino

Beatrice Mautino © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Scrivi su le Scienze, ma poi ci sono soprattutto Instagram e Youtube: dove ti trovi meglio?
Su Instagram ci sto tutti i giorni, ed è dove ho il rapporto diretto con i follower: dialogo quotidianamente con decine, certi giorni centinaia di persone. Youtube è potentissimo, ho fatto un video, ma un video stupido sugli shampooLa vera verità sugli shampoo – che ha 650mila visualizzazioni, hai veramente una potenza di fuoco pazzesca. Youtube ti consente di arrivare dappertutto, e poi è indicizzato, esce nelle ricerche di Google, è un mezzo in cui bisogna investire, però mi sento più a mio agio su Instagram.

 

Per un video su Youtube ci metto dieci ore a girare dieci minuti, perché ti metti lì, poi pensi a quello che devi dire… 

 

Invece su Instagram?
Su Instagram vai, poi al massimo le stories le perdi. Non so, mi sembra più immediato e anche più diretto con chi ti segue, mi sembra molto più social di Youtube che invece lo vivo un po’ come la televisione. Sì, puoi mettere i commenti, ma c’è un rapporto poco diretto. Mentre su Instagram ho persone che mi scrivono “Mi sembra che siamo amiche da una vita” e non ci siamo mai viste.

 

Quali sono gli ultimi trend da cui ci stiamo facendo fregare nella cosmesi? Le vitamine via flebo? Il collagene da bere?
Mah, sì, tutto quello che viene percepito come salutare. Quindi gli integratori per esempio, poi adesso c’è la moda delle iniezioni di vitamine, mentre qualche tempo fa erano le iniezioni di non so, fattori di crescita, menate varie. Va un po’ a periodi. 

 

Questa idea di miglioramento continuo, questo non riuscire ad andarsi bene
C’è questa idea che per stare bene o per stare meglio, per migliorare, per ringiovanire, dobbiamo bombarci di cose: che però non sono medicinali. 

Eh certo, perché lì dentro qualcosa c’è
I medicinali infatti ci fanno un po’ paura, e quindi ci rifugiamo su queste cose che stanno un po’ a metà, la cui efficacia non è che sia proprio dimostrata. Sì, qualcosina qua e là c’è, ma per la maggior parte si tratta di prodotti abbastanza inutili e che possono essere anche dannosi a seconda dei casi.

 

intervista beatrice mautino

Beatrice Mautino © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Sicuramente nel mio ambito il collagene e l’acido ialuronico da bere sono quelli che vanno per la maggiore, ma ricevo decine di richieste al giorno di gente che mi chiede dell’integratore per far crescere i capelli, per far crescere le unghie…

Integratori che fanno qualcosa che accadrebbe comunque
Esatto, se tu semplicemente vivi, esisti, mangi e hai una dieta equilibrata, tutto quello che ti serve lo prendi dal cibo. Non hai bisogno di integrare, a meno che tu abbia delle carenze. C’è questa idea di boost, di rinforzare, di aiutare. 

Con la semplicità di una pillola da mandare giù poi
Certo, perché poi è molto più semplice prendere una pillola che fare una dieta equilibrata mangiando frutta e verdura: la pillola è lì. Poi vedi i capelli che ricrescono e dici “Caspita! È merito della pillola!” e invece magari è solo il cambio di stagione. 

Hanno provato a proporti roba del genere?
Dal parrucchiere dieci giorni fa. Mi tocca i capelli e dice: “Eh, ma ne perdi un casino”. Io gli detto “Boh, sarà il cambio di stagione, non ho fatto vacanze, sono stressata, faccio una vita veramente infame, sarà per quello”. Risposta: “Eh no, ma guarda che li perdi, li perdi proprio!” e li tirava via con le mani, strappandoli. Alla fine mi fa: “Ma comunque, ho io il prodotto per te!”, ed era una lozione, una lozione qualsiasi. “Quanto costa?” chiedo, e costava 39 euro, per un boccettino alto così, una follia.

 

Ti mettono in queste condizioni per cui stai male e ti senti una schifezza, per poi dirti “Mettiti questa roba”. E tu la compri, anche solo per sentirti un po’ meglio. Io la lozione non l’ho comprata. Costava 39 euro: più della piega. 

 

C’è stata una verità che i tuoi follower non erano pronti a sentire?
Ah sì, tantissime! In genere tutto quel che riguarda i siliconi e i petrolati. I parabeni quando dico che non sono cancerogeni mi rispondono “Vabbe’, pensavo lo fossero invece no, va bene”. Invece sui siliconi che ti fanno venire i brufoli… è una di quelle cose che non si possono toccare! Tu gli dici “Guarda che hanno fatto degli esperimenti, che non è vero che fanno venire i brufoli” ma è tutto inutile. Il prossimo libro lo inizio proprio con i siliconi. 

 

intervista beatrice mautino

Beatrice Mautino © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Il mondo dei cosmetici per me ha molti punti in comune con l’omeopatia, o con le castagne in tasca contro il raffreddore: uno sterminato “non è vero, ma ci credo”. Sei d’accordo?
Sì, con la differenza che nelle creme c’è qualcosa. E quindi le creme in realtà funzionano, i cosmetici in generale funzionano, fanno quello che per cui sono nati. La crema idratante idrata, quello lo fa; certo, poi ci sono anche lì promesse che non possono essere mantenute.

 

Non ti possono togliere la cellulite, infatti ti scrivono che il tal prodotto “riduce gli inestetismi della cellulite”. Di fatto loro devono dire quello che fanno per legge, non possono ingannarti.

 

Nel caso dell’omeopatia non è un inganno, perché anche lì c’è scritto che si tratta di acqua, di zucchero, di quel che è. Non è che ti dicono che cura la determinata malattia, “può alleviarne il sintomo”. La differenza è quella. Chissà se fanno anche delle creme omeopatiche. 

Sarebbe fantastico. Sono anni buoni sia per la divulgazione che per la cialtroneria totale: come mai ci stiamo polarizzando in questo modo?
Di sicuro è un periodo bello per la divulgazione rispetto al precedente, che vuol dire solo l’anno scorso. Davvero, fino a un anno fa ci incontravamo tra di noi e sembrava la seduta di auto aiuto, eravamo abbastanza disperati. Adesso grazie ai social media – Instagram e Youtube soprattutto – abbiamo trovato un pubblico che è sempre stato lì, quello dei giovani, che è interessatissimo a quello che raccontiamo. 

Interessatissimo e sveglio, più sveglio di quanto crediamo?
C’è sempre questa idea che i giovani siano un po’ scemi, ma in realtà no, e non solo: sono molto meno polarizzati e più disposti a cambiare idea o accettare anche delle provocazioni, secondo me addirittura le apprezzano le provocazioni.

 

Quindi alla fine vedono me, o vedono Dario Bressanini, però poi seguono anche la beauty influencer e nel frattempo prendono informazioni di qui e di lì, e si costruiscono la loro idea. 

 

I social media hanno salvato la divulgazione?
Senza questi mezzi saremmo morti, se vedi l’andamento delle riviste classiche c’è da chiedersi quando moriranno, non se. Noi siamo andati su Youtube o Instagram un po’ per disperazione, perché Facebook ormai era invivibile ed era difficilissimo raggiungere questi nuovi pubblici. Invece vedo che adesso le Scienze qualcuno lo compra e mi manda le foto, ma non è una roba da giovani, così come leggere i blog, che sono una roba veramente da matusa. Per iniziare però la cosa più importante per arrivare al pubblico giovane è fargli sapere che esisti e che sei affidabile. 

 

intervista beatrice mautino

Beatrice Mautino © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Uno degli stili della comunicazione scientifica degli ultimi anni è la blastata: è un atteggiamento che ha fatto bene o male al dibattito?
Quella cosa lì secondo me ha una funzione, raggiungere in tempi veloci una quantità di pubblico pazzesca.

 

Quando provochi, quando fai la battuta sagace, funziona, è un’esca per riuscire a raggiungere un pubblico molto ampio. Quello che è mancato in quel movimento lì, del blastaggio, è stata la parte successiva. 

 

Non si può blastare per sempre?
Raggiungi un pubblico enorme, ma non puoi continuare a blastare e basta, devi dare a quel pubblico gli strumenti per andare un po’ oltre, devi metterti lì e ricostruire. Secondo me è mancata quella parte lì, un po’ per colpa di chi si è fatto portavoce di questa cosa, un po’ per colpa “nostra” che non abbiamo saputo cogliere il momento. Anche perché poi le battute piace farle a tutti, no?

Sui social media poi è sempre una gara a chi è più simpatico
Soprattutto se vai a vedere su Twitter. Ed è divertente eh, però bisogna fare un passo in più altrimenti ti fermi lì, e secondo me non fai bene il tuo mestiere. 

 

intervista beatrice mautino

Beatrice Mautino © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Racconti non tanto di bufale, quanto di astuzie di marketing: insomma, è tutto legale, ma restiamo un po’ fregati. C’è stata una furbata in particolare che hai ammirato?
Il coco-solfato, secondo me è davvero geniale. C’è stato un periodo in cui faceva paura il laurilsolfato di sodio, l’SLS, e si diceva che i prodotti che lo contenevano fossero aggressivi, circolava anni fa una catena di Sant’Antonio in cui si diceva che fossero cancerogeni. Così le aziende hanno iniziato a produrre prodotti senza SLS: sostituendolo con il coco-solfato . 

Fin qui tutto bene, irrazionale ma ok
C’era un problema però: l’SLS funziona, e funziona molto bene, e quindi ci si doveva inventare qualcosa di alternativo. Cosa hanno fatto quindi? L’SLS lo produci partendo dall’olio di cocco, da cui si ottiene dopo una serie di lavorazioni l’acido laurico, che è la base dell’SLS. Se tu salti le lavorazioni e fai tutti i trattamenti direttamente sull’olio di cocco ottieni una miscela di solfati vari, di cui il 50% è SLS: quella cosa lì a quel punto la puoi chiamare miscela di solfati… oppure puoi chiamarla coco-solfato. Un nome che chimicamente non vuol dire niente.

Però vuoi mettere il coco-solfato con l’SLS!
Permette di scrivere coco-solfato tra gli ingredienti e dare l’idea che sia tutto più naturale. Ti immagini le palme da cocco, no? 

Invece è pressoché la stessa cosa
Ci sono una serie di trucchetti di questo tipo, quindi non è un inganno, è tutto legale, però forse non è proprio etico, diciamo. E quando lo racconti la gente s’incazza perché si sente presa in giro. 

Ti è capitato di avere problemi con le aziende?
No, con le aziende mai. Con gli animalisti sì.

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