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Isola Italia

L’isolamento dell’Italia populista e sovranista, il debito del Paese, i rapporti con la Cina, la regolamentazione dei colossi tech: parla Mario Monti

di Giacomo Damian

La narrativa contemporanea ha voluto legare il racconto della figura del professor Mario Monti alle scelte più dolorose di uno dei momenti più drammatici del nostro Paese, tra il 2011 e il 2012.

Tuttavia, e per fortuna, in molti conosciamo le sue altre dimensioni di primissimo piano di studioso di economia, di rettore e presidente dell’Università Bocconi, di capo della Commissione Europea per la Concorrenza negli anni in cui segnò il goal decisivo alle politiche monopoliste di Microsoft.

È con questo professor Monti che vogliamo parlare di Europa e di mondo.

Le elezioni europee del 26 maggio sembravano decisive per l’Europa: visti i risultati è più sollevato o più preoccupato?
Come europeo mi sento più sollevato, ma non molto. Come italiano mi sento certamente più preoccupato.

Tra Europa e Italia quali differenze vede?
Si temeva il rischio di un forte risultato dei partiti sovranisti in Europa, e questo non c’è stato: la maggioranza sarà ancora composta da partiti più o meno europeisti.

 

Come italiano invece sono preoccupato perché stiamo iniziando a vedere un’Italia ancora più isolata in Europa.

 

In questa fase i mercati giudicano l’Italia peggio della Grecia: non le sembra eccessivo?
In Europa sanno bene che l’Italia è l’unico Paese uscito dalla crisi finanziaria del 2011/12 senza chiedere un euro di supporto al Fondo monetario o alla UE. Così come sanno che è stato il primo Paese a uscire, già dalla primavera del 2013, dalla procedura di disavanzo eccessivo in cui era entrata insieme a tanti altri nel 2009. 

Che cosa preoccupa quindi l’Europa e i mercati?
La marcia indietro che è stata fatta in parte dall’opinione pubblica italiana – e in particolare dalla maggioranza che in Italia esiste da un anno – riguardo ai meccanismi per la crescita, finiti ai margini del dibattito economico politico. A questo si aggiunge a livello di dichiarazioni d’intenti di alcuni la genuina convinzione che sia meglio fare senza l’euro.

 

mario monti intervista populismo sapiens

Mario Monti © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Facciamo finta che i mercati siano un grande luna park e i debiti di ciascun Paese dei bersagli. Quello più piccolo sarà quello della Germania, un po’ più grandi quelli di Francia e Spagna e via crescendo fino a quello dell’Italia, un bersaglio gigante. La speculazione chi proverà a colpire?


Si può anche parlare di speculazione, ma sappiamo che dietro le scelte degli investitori ci sono considerazioni che rispondono a logiche tutt’altro che speculative.

 

Sono logiche di lungo termine, come per i fondi pensione. È chiaro che, per usare la sua metafora, la dimensione del bersaglio è costituita indubbiamente dal debito pubblico di un Paese o dal rapporto tra debito pubblico e PIL di quel Paese, ma anche altri fattori, tra questi la politica economica che sceglie di seguire. 

In che modo quest’ultima influenza le dimensioni del bersaglio?
La condotta di un Paese è un fattore molto importante. Il bersaglio può essere molto grande perché il debito è molto grande per effetto del passato, ma in una situazione in cui la politica economica va nella direzione che i mercati e le organizzazioni internazionali considerano giusta, pur restando quello che è il debito, il bersaglio si fa più piccolo o meno appetitoso.

 

mario monti intervista populismo sapiens

Mario Monti © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Nella sua esperienza com’era andata?
Io ho preso lo spread a 574 e alla fine del mio governo eravamo a 270, nonostante tutte le difficoltà e il tardivo intervento della BCE. Eppure, il debito non era diminuito: semmai era aumentato in rapporto al PIL, e questo per l’effetto sia della necessaria restrizione fiscale sia degli enormi tassi di interesse che si erano “imbarcati” sul costo del debito pubblico quando lo spread era così alto.

Il debito è un problema che la politica italiana sta cercando di risolvere “creativamente” con i minibot. Sono il piede di porco per uscire dall’Euro?
Ogni proposta che venga fatta nel dibattito economico interno e internazionale viene in genere valutata nel merito, ma inevitabilmente anche alla luce di chi la fa. Con i minibot è un po’ come con gli Eurobond, cui sono ancora – a certe condizioni – favorevole. 

Com’era andata con gli Eurobond?
Quando nel 2010 ho visto che l’allora primo ministro greco George Papandreou aveva scritto un grosso articolo sulla stampa internazionale in favore degli Eurobond, gli ho detto: se vuoi che l’Eurobond sia accettato in Europa e dalla Germania sarebbe meglio che tu non ne parlassi proprio, perché già agli occhi dell’Europa del nord appare come anticamera di una mutualizzazione del debito. Per il semplice fatto che sei tu a proporli non può che rafforzare il pregiudizio.

 

È lo stesso per i minibot?
I minibot sono stati proposti da Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera che in un passato anche piuttosto recente non ha fatto mistero di ritenere l’euro una sciagura per l’Italia. Ciò che uno dice e propone viene valutato anche in base alla propria reputazione.

 

Non dobbiamo sorprenderci se l’interpretazione e il giudizio di merito vengono caricati dal pregiudizio di contesto.

 

mario monti intervista populismo sapiens

Mario Monti © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Non so se segua la boxe, ma il caso del pugile messicano Andy Ruiz Jr è una metafora emblematica. In un recente incontro era sfavorito in tecnica e fisicità, aveva un tifo ostile ed era finito più volte al tappeto, alla fine ha raccolto orgoglio e forze e ha vinto. L’Italia il tappeto lo ha visto tante volte, quando riuscirà a trovare unione e orgoglio per vincere?
Mi piace questa sua visione antropomorfa di un Paese. Io credo che l’Italia abbia tutte le forze, le capacità e i mezzi per evitare di finirci. Serve anche orgoglio per uscirne. È anche per orgoglio nazionale che ai tempi del mio governo abbiamo scelto di non ricorrere al soccorso finanziario dell’Europa e del fondo monetario. A parte che ci dicevano “Se non ne avete bisogno è anche meglio perché non siamo certi di avere le ingenti risorse che sarebbero necessarie nel caso dell’Italia”. Dunque, l’orgoglio è molto importante, dobbiamo però stare attenti a dare libero sfogo all’orgoglio nazionale di per sé, può sfociare in un nazionalismo provinciale: lo abbiamo visto tante volte nella storia italiana. Per riprendere la sua metafora, direi “dentro i guantoni, niente…”

Quali sono le conseguenze di questo nazionalismo provinciale?
Porta a sottovalutare gli ostacoli a sopravvalutare qualche volta le nostre forze, oltre che a isolarci dal resto dell’Europa e del mondo. Qualche volta porta a ricadere in comportamenti da evitare, se vogliamo sradicare i pregiudizi che tante volte all’estero hanno su di noi.

Un noto imprenditore a un convegno mi ha detto che il problema dell’Italia sono gli italiani, ma lo è anche lui. La stessa cosa accade per esempio, quando le persone mi fermano, accarezzano i miei cani e poi mi dicono che li preferiscono agli esseri umani. Non le sembra autolesionismo?
Ogni popolo è fatto da individui diversissimi. Però ci sono delle caratteristiche che storicamente sono più frequenti in un popolo che in un altro. Tutti riconoscono all’Italia di avere degli individui particolarmente qualificati e brillanti in tutti i campi, e di essere invece molto deboli nel lavoro di squadra. Questo può dipendere anche dalla nostra storia: abbiamo avuto l’Italia dei comuni, litigiosi tra di loro, e spesso abbiamo dovuto ricorrere a un podestà forestiero per sedare le liti tra i comuni.

 

mario monti intervista populismo sapiens

Mario Monti © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

L’Italia dei comuni fa parte però dell’economia globale. Prenda la Via della Seta, l’accordo commerciale con la Cina, non abbiamo capito se fosse da fare o meno
Io credo che la Via della Seta sia per la Cina una grande e lungimirante iniziativa, potenzialmente anche utile ai Paesi che attraversa e coinvolge. Credo anche che lo squilibrio di forze economiche e finanziarie tra la Cina e i singoli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbe convincerci che è interesse di ciascun Paese europeo rafforzare l’unitarietà nei rapporti tra Unione e Cina.

C’è chi dice – ma non farò nomi – che dalla maldestra entrata della Cina nel WTO sia nata la “globalizzazione selvaggia” e tutto quello che ne consegue…
Il signore che lo ha detto in questo caso aveva in parte ragione: ma soprattutto di recente ha anche detto una tale quantità di fesserie, pretendendo con candore di fuggire dalle sue responsabilità nel disastro che ha contribuito a creare come ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Berlusconi-Lega nel 2011… in me destano stupore quelli che lo stanno ancora ad ascoltare.

Lei che ha vinto l’importante partita contro Microsoft, come vede quella in corso con gli altri giganti della Silicon Valley, serve un altro Monti?
Per fortuna abbiamo avuto negli ultimi cinque anni la Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager che a giudizio di tutti è stata molto forte, molto equa e anche coraggiosa.

Per quel che riguarda la mia esperienza invece ricordo che l’intervento su Microsoft nel 2002-2003 veniva sconsigliato da molti, anche europei. Negli Stati Uniti venivo addirittura diffidato dal farlo, ma anche in Europa c’era chi diceva che non si potessero valutare funzionamento e conseguenze della new economy, e quindi le autorità antitrust dovessero astenersi dall’intervenire.

Io ero dell’opinione contraria. La cosa buffa è che in Italia, quando sono stato nominato primo ministro nel 2011, la Lega e i 5 stelle, schiavi dei pregiudizi e ignari del mondo, mi davano del “servo del capitalismo e dei grandi gruppi”, quando ero l’unico in Europa che li aveva costretti a rispettare la legge.

 

mario monti intervista populismo sapiens

Mario Monti © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Oggi invece?
Oggi ancor di più tutti ritengono che sia necessario intervenire, e questo trovo sia un forte argomento in favore dell’Unione Europea contro il sovranismo che pensa di recuperare sovranità a livello nazionale. Si immagini lei se Microsoft allora, o Google, Amazon, Apple oggi, fossero fronteggiate separatamente ora dall’autorità italiana ora da quella francese… le autorità nazionali sarebbero destinate a soccombere.

Da qui deriva anche il tema delle diseguaglianze. Papa Francesco ha detto che l’uomo vi si sta abituando ma non deve arrendersi a esse. Monti ha una ricetta per ridurle?
Ricette non ne ho. A volte in passato ne ho formulate e anche applicate. Noto che su alcuni ingredienti per realizzare la ricetta, come un sistema fiscale più progressivo, che introduca un elemento di tassazione patrimoniale, le ostilità sono pienamente condivise dal PD, da Forza Italia, dal MoVimento 5 Stelle e dalla Lega. Quindi evidentemente per il problema delle diseguaglianze da parte della politica c’è un interesse più a parole che nei fatti.

 

Per incidere sui fatti della politica, accetterebbe un nuovo incarico?
Una bella domanda umoristica.

 

Torniamo all’economia allora, per definire l’attuale stato dei mercati io citerei Vasco Rossi quando canta “è tutto un equilibrio sopra la follia”. Lei cosa ne pensa? Quale sarà la causa della prossima crisi?
Una bella domanda anche questa. Ma da fare a Stiglitz o a Krugman, non a Monti.

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