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Il lato umano dei soldi

L’investimento al femminile, le paure del futuro, la pazienza e gli algoritmi: la consulenza finanziaria raccontata da Milena Bardoni

di Gabriele Ferraresi

Gran risparmiatori, ma tutt’altro che grandi investitori: anche se nelle tasche delle famiglie italiane c’è più del doppio del debito pubblico (nel 1° trimestre del 2018 4.369 miliardi di euro) gli italiani non amano molto investire. Sarà il periodo di incertezze globali e locali.

È evidente però una dissociazione totale, perché se politicamente incuriosisce il cambiamento, quando c’è da toccare i risparmi di una vita domina un conservatorismo atavico, e non solo; tra il responso delle urne e come ci si comporta c’è di mezzo un buon 63% di “analfabeti” finanziari, almeno secondo la S&P Global FinLit Survey.

Milena Bardoni gestisce patrimoni importanti e conosce bene il tema: classe 1982, specializzata in consulenza finanziaria al femminile, è la persona giusta per fare il punto sugli italiani e il risparmio.  

Secondo il Sole24Ore il 63% degli italiani non possiede conoscenze finanziarie di base: perché siamo messi così male?
E nel ranking mondiale veniamo dopo Zambia e Togo, siamo al 63° posto. Motivo? In Italia non c’è stato bisogno di affinare quel tipo di conoscenze, perché la gestione finanziaria dell’italiano medio dal dopoguerra in avanti si è fatta con quattro strumenti principali: i titoli di stato, le obbligazioni della propria banca, l’immobiliare e qualche titolo azionario “di casa”.

Non serviva saperne di più?
L’italiano medio è privo di qualunque conoscenza finanziaria di base, ma del resto non ne ha mai avuto bisogno: nel portafoglio medio con qualche BTP, qualche obbligazione, due o tre case messe a rendita, portava a casa anche bei rendimenti. Anche se in altri periodi della storia recente a fronte di rendimenti importanti, c’erano anche tassi di inflazione importanti. 

Qualche esempio?
Nel 1982 il tasso di rendimento di un titolo di stato era a doppia cifra e quello di inflazione era pari.

 

Però vedevi il nominale crescere: “Ho investito 100, porto a casa 118”. Peccato che i soldi l’anno dopo valessero il 18% in meno. Quindi portavi a casa niente.

 

Adesso invece come va?
A livello macro siamo entrati in una situazione di mercato molto particolare, non era neanche raccontata sui libri, una situazione dove i tassi sono negativi. Da qualche anno si cerca di educare alla gestione finanziaria gli italiani, ma si fa fatica, perché l’ancoraggio è molto forte. 

Che cos’è l’ancoraggio?
Insieme all’overconfidence è un bias studiato dalla finanza comportamentale. L’overconfidence è pensare di poter prevedere l’andamento dei mercati in base alla propria esperienza, l’ancoraggio è quando prendi decisioni con pochi dati a disposizione. Sono bias utili anche per interpretare i comportamenti distorti che hanno generato disastri finanziari recenti.

Quando è cambiato tutto?
Più che con l’euro, con la crisi finanziaria del 2008. È lì che vanno in crisi tutte le certezze finanziarie degli italiani, ma non solo: il fatto che Lehman Brothers sia fallita ha messo in crisi delle credenze che erano ormai consolidate. 

 

milena bardoni intervista sapiens luz

Milena Bardoni © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Le banche non chiudono mai, si diceva
E invece non è così, bisogna sempre ricordarsi che ogni azienda è fallibile. Mi è piaciuto Jeff Bezos quando ha dettoAmazon fallirà come tutte le altre aziende”. Questo deve essere chiaro anche quando si approcciano gli investimenti. 

Hai detto: “Siamo nell’epoca delle grandi scelte in un mondo incerto
Un mondo VUCA, volatile, uncertain, complex, ambiguous… tutto è in continuo cambiamento ed è difficilissimo percepire i trend. È un mondo incerto, turbolento, almeno dal 1989 con la caduta del Muro di Berlino. Complesso perché non è governabile tramite regole certe: nel mio settore ci sono degli algoritmi che decidono quale interpretazione dare a un certo tipo di segnale. Ambiguo, perché non riesci mai a capire o a interpretare un segnale rispetto a un altro, e soprattutto non c’è più un giusto e uno sbagliato, un bianco e un nero. 

 

Hai accennato agli algoritmi: nel tuo campo in cosa l’essere umano è ancora insostituibile?
Nel mio lavoro arriverà un momento – e sta già arrivando – dove le macchine sostituiranno una grandissima parte del mio lavoro.

 

Io ne sono molto contenta, perché sostituiscono quella parte in cui il valore aggiunto umano è poco percepito.

Quali sono gli aspetti del tuo lavoro dove una macchina torna utile?
La costruzione di un portafoglio secondo le logiche dell’efficienza finanziaria è chiaramente assolta meglio da un robot. Tutto quello che è robo-advisor è un bene, è anche un sollevarmi dal comporre un portafoglio con logiche magari più soggettive che oggettive.

A cosa servono quindi gli esseri umani?
Servono all’inizio e alla fine. La parte umana è indagare quali sono le ragioni per cui uno fa un investimento, e le ragioni vere sono la vita. Che so, “Voglio comprare una casa”, oppure “Voglio avviare un’attività”, “Voglio mandare i figli a studiare in un’università prestigiosa”: comprendere tutto questo non sarà mai alla portata di un robot. Ci sono già dei bot che fanno colloqui, ma non potranno mai interpretare un’emozione. 

 

milena bardoni intervista sapiens luz

Milena Bardoni © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

La finanza è un mondo maschile, mentre le consulenti donne sono in crescita: confermi?
Sì, la finanza intesa come Wall Street è ancora giacca e cravatta, maschile, mentre la pianificazione finanziaria è donna. Forse perché la capacità di programmare e pianificare mantenendo capacità di ascolto, sensibilità, basandosi sugli obiettivi di vita, è tipicamente femminile. Spesso poi la donna quando approccia un investimento finanziario lo fa perché deve conseguire dei progetti di vita più che per guadagnare la percentuale X nell’arco di poco.

Quali sono i progetti di vita e le preoccupazioni degli italiani che incontri?
Il futuro dei figli, questo in primis. Il 99,9% dei genitori ha a cuore il futuro dei figli, che sia quello scolastico o quello lavorativo. Un altro trend molto forte che si sta delineando è la paura di sopravvivere al proprio denaro. 

 

Sopravviveremo al nostro denaro?
C’è un megatrend di longevità a livello mondiale, tra i nati del 2019 un bambino su due supererà i 100 anni. Si vivrà sempre più a lungo e l’incapacità a pianificare può portare le persone a sopravvivere al proprio denaro. È una preoccupazione molto diffusa. 

 

La paura di finire i soldi
Una volta iniziavi a lavorare a 25 anni, facevi lo stesso lavoro per 40, andavi in pensione con una somma vicina all’ultima retribuzione, vivevi ancora 10, 12, 7, 15, 20 anni. Al massimo avevi il tema di cosa lasciare a chi, che permane anche oggi nelle grandi famiglie, no?

Il famoso passaggio generazionale, che nessuno vuole mai fare
Sì, anche perché oltre agli aspetti giuridici ed economici ha degli aspetti emotivi molto importanti da tenere in considerazione. Molte volte tu vuoi o non vuoi fare il passaggio generazionale in base a quanto questo ti costa a livello emotivo. L’imprenditore per esempio perché non vuole mai lasciare, ma è così anche nelle famiglie dove ci sono solo beni mobili e immobili.

 

milena bardoni intervista sapiens luz

Milena Bardoni © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Non si è mai pronti?
Sì, il passaggio generazionale è visto sempre come cedere un po’ della propria libertà, malgrado sia in realtà un segno di maturità e di rispetto nei confronti delle generazioni future non far decidere gli altri. Perché sennò decide lo Stato, il codice civile, le leggi: se tu invece lo “ragioni” in anticipo puoi decidere tu a chi dare cosa e perché. Il passaggio non va inteso solo come un trasferimento di beni, ma di affetti, di emozioni. 

Prima dell’eredità, torniamo alle pensioni. Cosa è cambiato oggi rispetto a ieri?
Oggi è tutto completamente diverso. Non è ben chiaro né quando né con quanto andrò in pensione. Quindi non ho ben chiaro se il mio stile di vita attuale sarà sostenibile. 

 

Per le donne è un tema ancora più complesso?
Sì, la vedovanza è all’80% donna a livello mondiale, e sempre a livello mondiale le donne hanno un gender pay gap importante, di conseguenza hanno pagato meno contributi quindi pensioni più basse, e vivono pure più a lungo. 

 

Altre preoccupazioni che incontri?
Un classico è “Ma se mi succede qualcosa?”: talmente tipica che siamo il popolo meno assicurato al mondo, preferiamo la scaramanzia. Non mi proteggo perché? Perché porta sfiga.

Chi sono i più attenti su questi temi?
I pianificatori seriali sono sicuramente gli americani, e lo sono perché il welfare state è inesistente, si sono dovuti abituare. Noi però abbiamo un grande vantaggio su tutti gli altri, siamo dei grandi risparmiatori.

L’America è the land of debt, l’Italia del risparmio?
L’americano tipico è grandemente indebitato, quindi ci sono pro e contro. Se noi riuscissimo a pianificare un pochino di più saremmo molto più avanti, perché le famiglie italiane hanno più di 4.300 miliardi di euro in risorse finanziarie, di cui 1.500 oggi sono su conti correnti a zero. In termini di ricchezza personale la nostra è tra le più alte al mondo. 

Cosa cambia se è una donna a chiederti di investire del denaro?
È difficile fare generalizzazioni: ma ho notato che le donne sanno delegare un po’ più degli uomini. L’animo maschile tende a essere un po’ più maniaco del controllo. Se la donna invece trova il referente giusto, una persona di cui si fida, desidera delegare, perché ha talmente tante cose da fare di suo… ma va detto che ci sono anche – per fortuna! – uomini che ragionano da donne, con un’ottica di investimento per un progetto di vita. E naturalmente donne che ragionano da uomini.

Altri temi?
Come ti accennavo, la donna di solito è più orientata a investire per progetti di vita. Non seleziona i portafogli, ma dice “Mi devo occupare dei miei ragazzi che devono andare a scuola”, “Devo avere un fondo per le emergenze”, “Mi piacerebbe quella casa al mare nei prossimi X anni”.

 

Ragiona per immagini più che per obiettivi. Mantiene un atteggiamento maturo, non parte dalle condizioni di mercato.

 

Neanche dalle previsioni degli esperti
Quelli che ti dicono “Questo è l’anno della Cina, dell’India, degli emergenti” e poi 9 volte su 10 sono smentiti dai fatti. Come dice Jack Ma non esistono esperti del futuro, ma solo esperti del passato. Bisogna scegliere gli investimenti non tanto su quello che ci dicono i guru, ma sulla base di quello che vogliamo raggiungere.

Come si fa a capirlo?
Ci sono aree da indagare e l’investimento arriva solo alla fine: prima degli investimenti c’è da capire il budget di una famiglia, il suo tenore di vita, l’indebitamento, se è protetta o no, se ha pensato alla previdenza o no, e solo dopo occuparsi degli investimenti.

Mai partire da “Ok, quanti soldi abbiamo?
No, è un processo in cui io prima ti devo conoscere e capire quali sono i tuoi obiettivi, ma soprattutto capire finora come ti sei mosso. Perché non è che incontro dei diciottenni, incontro persone che hanno un’esperienza finanziaria alle spalle, bisogna saper analizzare l’esistente, è un po’ come il medico che ti chiede le analisi che hai fatto in passato.

Prima conoscersi
Anche quando il cliente arriva e ha 1 milione di euro o 5 milioni di euro, e vorrebbe che tu gli dessi la soluzione, bisogna avere il coraggio di dire “Calma”. Anche perché non è vero che chi ha molte risorse e chi ne ha meno ha esigenze diverse. Hanno tutti a cuore i propri familiari, i propri figli, i nipoti, la salute. In realtà è solo una questione di entità di risorse, capire come gestirle è un lavoro difficilissimo, ma più facile da fare con le donne, almeno per me. 

Come mai?
Non è una regola generale, ma è più facile che sia l’uomo con il milione di euro a chiedermi in cinque minuti un portafoglio efficiente e che ogni anno dia l’X%.

 

Con le donne riesco a far capire che la pazienza è l’unico asset da tenere in portafoglio, il rallentare, non sentire i rumori di fondo, non farsi influenzare dalle notizie quotidiane.

 

Abbiamo visto troppe volte Wall Street
La finanza è un mondo “fast”, la borsa apre e chiude e sembra che in quell’apertura e chiusura sia finito il mondo: non è così. In questo periodo chi non ha tempo e pazienza è giusto che resti liquido.

Dovremmo avere più pazienza?
Ci siamo messi il traguardo che tuo figlio possa andare all’università a 18 anni? Quanti anni ha adesso, 1? Cosa ti interessa dei tweet di Trump? Quando tuo figlio avrà 18 anni Trump sarà morto. Viviamo nel presentismo, non ci accorgiamo neanche che siamo nel migliore momento della storia per essere vivi.

Trovi che ci sia information overload anche nel mondo finanziario?
A novembre / dicembre 2018 i mercati hanno fatto -18%, a gennaio / febbraio hanno fatto +12%: senza motivi. Non ci sono state guerre, non ci sono state cadute di torri, né attacchi terroristici di livello mondiale.

 

Oggi basta un tweet, un malumore, un algoritmo che impazzisce perché legge un segnale che non sa interpretare, e sembra che debba crollare il mondo.

 

I tweet di Donald Trump sono un esempio perfetto
Succedono continuamente queste cose, perché in un mondo interconnesso un tweet di Trump, ma anche un tweet di Salvini o Di Maio, o di Renzi, scatenano delle reazioni a catena, ma di chi? Del piccolo investitore. 

Vendono più che altro loro?
I grandi investitori non si fanno influenzare, anzi, giocano su questo. Quando c’è panic selling a chi vendono i piccoli investitori? Qualcuno dovrà pur comprare.

Di quelle situazioni a livello giornalistico poi mi fa impazzire il “bruciati X miliardi”: non vuol dire niente
È assolutamente improprio, sono stati trasferiti da tante persone che hanno venduto a poche persone che hanno comprato. Non hai bruciato nulla. Tanto che quando la borsa sale invece non esiste un termine contrario: non è che dicono “creati” “generati” “resuscitati”.

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