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Ballard, oggi

“All that mattered was sensation”: attentati terroristici, social media e periferie in rivolta. Sandro Moiso racconta James G. Ballard.

di Valentina Ecca

Un inglese tranquillo, vestito di bianco“: così Sandro Moiso ricorda l’incontro con James G. Ballard nel 1992. Ballard al tempo è già uno scrittore molto noto, passato dalla fantascienza a ispirare con un romanzo parzialmente autobiografico il film L’impero del sole nel 1987, negli anni e decenni successivi sarà riconosciuto come uno dei più grandi scrittori inglesi del Novecento.

Moiso incontra l’inglese vestito di bianco per un’intervista, che rimane nel cassetto per ventisette anni ed è stata finalmente pubblicata quest’anno in All that mattered was sensation (Krisis Publishing, 2019). Ma a cosa serve rileggere il Ballard del 1992 nel 2019? Serve a molto: tra profezie di un futuro dominato dal terrorismo, realtà virtuale e social media, disastri climatici.

Come sei entrato in contatto con Ballard, come è stato conoscerlo?
Dunque entrai in contatto con J.G. Ballard attraverso una cosa molto ambiziosa e finita male economicamente che si chiamava FantaZone che è stata la prima video rivista fatta in Italia. La prima video rivista che parlava d’immaginario cinematografico, in particolare fantascientifico, fantasy e horror realizzata per immagini. All’epoca lo strumento era il VHS, quindi un disastro. Già se fosse stato il DVD sarebbe stato più semplice. All’interno di questo percorso – che noi speravamo fosse più lungo – avevamo saputo che c’era Ballard al Noir in Festival e lo abbiamo contattato. Ballard si era prestato, quando siamo arrivati lì la mattina all’hotel Liberty che c’è sul lungo mare di Viareggio, ci aspettava già. Molto gentile, quasi curioso di vedere queste persone che lo volevano intervistare.

 

Era il classico inglese vestito di bianco, quello che uno si aspetta di trovare in Sud America o in Estremo Oriente. A vederlo così non aveva nulla dello scrittore di fantascienza: nulla di eccentrico né di strano.

 

Mi dispiace che l’intervista esca solo adesso, a dieci anni dalla sua morte. Ci chiese di inviargliela, purtroppo non fu realizzata prima e non l’ha potuta vedere.

Come mai hai deciso di farla uscire adesso?
Subito dopo cercammo di vendere il prodotto alla tv, proponemmo la cosa alla RAI ma all’epoca parlare di fare un programma specifico sul cinema fantastico, era difficile. Alla fine dopo tanti anni gli editori di Krisis hanno visto l’intervista e sono rimasti molto colpiti, hanno deciso immediatamente che bisognava fare una pubblicazione. 

 

Sandro Moiso intervista

Sandro Moiso © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Tu sei un esperto ma se dovessi raccontare Ballard e le sue opere a qualcuno che non ne sa nulla: come lo racconteresti?

 

Ballard non è uno scrittore di fantascienza, è uno dei grandi scrittori del Novecento europeo. Volendo indagare non lo spazio esterno, quello tipico della fantascienza, ma quello interno, cioè quello della psiche, dell’interiorità e della mente dell’uomo si è spinto molto avanti nel vedere quali sono gli effetti che l’immaginario ha prodotto all’interno di un certo ambiente tecnologico e sociale.

 

Un’altra cosa sulla quale mi sento di dissentire in parte è una lettura moralistica di Ballard. Come se Ballard proponesse una morale, non è così. Lui osserva con occhio clinico quello che succede mettendo a contatto questo spazio interno con lo stesso ambiente. I comportamenti umani nella psiche di Ballard cercano sempre di raggiungere una certa soddisfazione, poi a Ballard non interessa se la soddisfazione la si raggiunge in seguito a un catastrofico incidente automobilistico in cui, nel frattempo, si consuma anche un atto sessuale (Crash). Oppure quando i suoi personaggi si perdono in giungle dovute al riscaldamento globale. L’importante è che trovino il modo di realizzare se stessi.

 

Al centro dei suoi romanzi c’è la figura di qualcuno che scopre in se stesso – o scopre nelle persone su cui sta indagando – una realizzazione dei propri sogni mai rivelati ad altri.

 

Se pensiamo a colui che indaga in Un gioco da bambini o in Millennium People, non scopre un colpevole o un eroe, scopre qualcuno che per quella strada, per quanto apparentemente assurda, ha realizzato dei sogni.

Chi erano gli antieroi di Ballard e chi sono oggi gli antieroi?
È molto difficile, perché il personaggio ballardiano non è eroe e non nemmeno antieroe, è talmente tipico, quasi trasparente nella sua azione.

 

Sto pensando a un film come Joker: quell’eroe al centro della vicenda agisce in maniera importante, è lui che fa le cose. Talvolta gli eroi di Ballard non agiscono così tanto, si fanno trascinare. I personaggi di Ballard sono così particolari che sembrano quasi assenti.

 

Mi ricordano uno scrittore che a me non piace tantissimo, Paul Auster: queste indagini in cui colui che indaga si perde e diventa qualcos’altro. Il Joker non è buono, non opera per il bene ma alla fine la sua maschera è al centro di tante rivolte dall’Iraq al Cile, è significativo che le persone si siano riconosciute in lui, è successo perché lo considerano un eroe.

 

Nei personaggi di Ballard si può riconoscere la psiche dell’uomo e della donna moderna che si perdono, anche volontariamente, in un mondo in cui spesso sono testimoni.

 

In cui anche la rivolta e l’azione diventano solo un soddisfacimento immediato di un bisogno individuale che può sposarsi a quello di altri – la rivolta del ceto medio in Millenium People -, può essere un bisogno proprio – quello dell’eroe de Il Mondo Sommerso che decide di andare ancor più oltre nella giungla – ma è difficile ecco.

 

Ci si può riconoscere nell’occhio con cui Ballard guarda al mondo, ma è difficile riconoscersi in uno dei suoi eroi, ci sfuggono.

 

Sandro Moiso intervista

Sandro Moiso © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Nell’intervista realizzata lui a un certo punto parla della sperimentazione sulla realtà virtuale che stava avvenendo in America e in Giappone. Sostiene che: “la realtà virtuale rappresenterà il più grande cambiamento nella storia dell’umanità”. È andata così davvero? Cosa intendeva lui per realtà virtuale?
Lui pensava proprio alla realtà virtuale che si stava sviluppando all’epoca: entrare nell’altro mondo, parlava di quella che sarebbe stata Second Life. Insiste molto sul fatto che uno non sogna più di essere Napoleone, ma può diventare Napoleone e magari vincere la battaglia di Waterloo, può fare l’amore con Rita Hayworth, o magari essere Hitler.

 

Quella realtà virtuale lì non si è realizzata, però oggi siamo immersi – e ha vinto Ballard – in un’enorme realtà virtuale che è quella dei social. Ha colto questa cosa qui, nei social ognuno assume l’identità che vuole.

 

I famosi haters, quelli che li combattono, quelli che amano gli animali, quelli che fanno stalking, quelli che si occupano di qualsiasi altra cosa, si creano delle identità. Diventa un immenso contenitore di immaginario collettivo, spesso distorto, ma fa parte del gioco del virtuale. Anche questo scrivere su Facebook cose che non ci si sognerebbe di dire dal vivo a un’altra persona è realtà virtuale. Noi viviamo immersi nei social, che hanno conquistato anche gli altri media. Se pensiamo che il presidente della prima nazione del mondo comunica tramite Twitter capiamo che siamo in piena realtà virtuale. Non lo fanno solo i nostri italiani, lo fanno tutti: forse solo Putin ne è rimasto fuori.

 

Quando si sente che Trump comunica con Twitter si capisce che non c’è più nessun limite e si può dire quello che si vuole, basta – in caso – scusarsi e cancellare tutto.

 

Siamo in una realtà virtuale che ci cuciamo addosso noi e in cui gran parte del pubblico precipita: per me sono armi di distrazione di massa. Le piazze delle Sardine, sono vere o sono realtà virtuale? La realtà virtuale ha vinto come diceva Ballard in una forma differente da quella che lui avrebbe potuto aspettarsi, ma ha comunque vinto lui.

Leggere le sue dichiarazioni nel 2019 è sconvolgente perché ha davvero previsto cose super contemporanee come il deepfake. Come è riuscito a profetizzare concetti simili, si tratta di fantasia o c’è altro?

 

Io dissento dal presentare Ballard come un autore di fantascienza per questo, credo che tutta la grande letteratura parli sempre al futuro.

 

Nel senso che un uomo che vive, sprofonda, parla di sé e del suo tempo e guarda con attenzione alla sua epoca finirà per dire qualcosa anche ai posteri. Faccio un esempio esagerato: Dante Alighieri perché ci parla ancora? Perché l’incontro con Farinata degli Uberti, con Paolo e Francesca ci parlano ancora? Perché siamo noi che li interpretiamo, noi pensiamo cose che l’autore non aveva in testa, ma erano così legate alla psiche umana e al comportamento che non hanno tempo.

 

Quando tu non riesci più a leggere un libro dopo che è passato del tempo, è perché quella letteratura non era buona neanche quando è nata. Quella che a distanza di anni fa vedere lo scrittore come un profeta è perché ha davvero esplorato l’inner space: Ballard l’ha fatto.

 

Non so quanto lui volesse essere profeta, lui voleva scrivere le sue storie.

 

Sandro Moiso intervista

Sandro Moiso © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Ci saranno improvvise esplosioni di eventi politici, culturali, di epidemie, o forse di serial killer, o di qualsiasi cosa che squarcerà la superficie di tutta questa periferia”: ti profetizza Ballard nel ’92, e ci siamo arrivati. Come c’è arrivato con così tanto anticipo?
Lì è proprio una profezia. Sono contento che questa intervista sia uscita adesso perché a ventisette anni di distanza rivela la potenza dell’immaginario di Ballard. Le stragi nei supermercati americani, la follia che accompagna certi comportamenti, le rivolte politiche del ceto medio, è chiaro che non nascono solo dalla noia delle periferie. Ma sicuramente ha visto qualcosa in queste enormi periferie urbane, che siano degradate o residenziali.

 

Dire che Ballard sia un conservatore è sbagliato, perché col suo sguardo non conserva proprio nulla.

 

L’Inghilterra che lo ha prodotto è morta, è finita, certo poi c’è la finzione che continua, c’è ancora la regina che formalmente è una continuità d’immaginario di una potenza devastante sulla psiche del popolo inglese. Ma lui quella roba lì l’ha vista finire da ragazzo. I volontari dell’ISIS non vengono dal deserto come i beduini di Maometto, vengono dalle periferie urbane, dove non hanno trovato espressione ma noia, disagio e voglia di apparire per un attimo. È l’idea del “per un attimo compaio: mi creo un’identità”, poi chissà cosa pensa quell’individuo nel momento in cui salta per aria. Non riusciremo mai a saperlo.

 

Io ho usato Ballard per analizzare l’attentato di Barcellona, quello che mi aveva fatto pensare a lui – a Crash – era stata la curiosità del pubblico. Tra la curiosità del pubblico del libro e quella della gente sulla Rambla di Barcellona con la gente morta e ferita e le macchine danneggiate, io non ci vedevo alcuna differenza.

 

L’evento scatenante può essere motivato da mille cose, poi la curiosità non è ‘vado lì a testimoniare’ ma vado lì perché qualcosa mi spinge a curiosare. Le previsioni delle rivolte, Ballard le ha colte guardandosi intorno.

Quindi se si fosse letto Ballard con occhio più clinico si sarebbe potuto prevenire qualcosa?
Nell’immaginario culturale dominante la saggistica, l’inchiesta giornalistica, il documentario hanno una funzione. Il film, il romanzo, il racconto ne hanno un’altra. Peccato che poi la cosa che assomiglia di più alla verità è contenuta più nell’opera immaginaria che non in tanta saggistica che poi si pone il problema di risolvere.

 

Alla fine tocca sempre alla letteratura dire la verità o ciò che le assomiglia di più: certo se noi avessimo dato credito a Ballard o ad altri scrittori importanti avremmo potuto anticipare delle cose, ma quello è solo immaginario.

 

Sandro Moiso intervista

Sandro Moiso © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Di che futuro parlerebbe oggi Ballard?
Penso che scriverebbe molto di guerra. Lo dice lui stesso: “Non c’è musica nel mio lavoro. La più bella musica al mondo è il suono delle mitragliatrici”.

 

Credo che vedrebbe la Brexit o la crisi americana come potenti guerre civili.

 

Appartiene a una generazione che ha visto il crollo della potenza inglese, Graham Greene con la prima guerra mondiale, lui e John Le Carré hanno vissuto la fine dell’impero britannico.

 

Un inglese intelligente doveva per forza rivolgersi all’inner space, l’outer space apparteneva ai russi e agli americani quindi non avrebbe potuto parlare di sé.

 

Davanti a questo pensiamo a Ballard che assiste a tutto lo psicodramma della Brexit. Non parliamo di uno stato del centro Africa, parliamo di quella che è stata la potenza che ha dominato il mondo per due secoli in passato e che, fino all’altro giorno, sembrava avesse un ruolo particolare per la finanza. Ballard secondo me avrebbe scritto qualcosa di meraviglioso, non prendendo parte al dibattito. Perché non era il suo atteggiamento, ma nemmeno per sfuggire o piacere a più lettori ma perché lui osserva, a distanza.

 

Era uno scienziato che osserva ciò che avveniva non nei fatti ma nella psiche degli uomini e delle donne: senza farsi coinvolgere.

 

Sandro Moiso intervista

Sandro Moiso © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Che rapporto aveva Ballard col tempo e con la sua epoca?
Non immaginava solo il suo tempo e la sua mente correva, anche se non di migliaia di anni come si fa nelle grandi saghe spaziali, che poi parlano quasi sempre dell’altro ieri. Lui però viveva nel suo tempo e lo dice anche nella sua autobiografia – tutto il tempo dedicato ai figli dopo la morte della moglie – era molto pratico. Viaggiava nel tempo pur rimanendo fermo.

 

Il suo futuro è sempre un futuro a breve. Tutta la miglior fantascienza degli ultimi decenni è un tempo a breve, c’è quella tecnologica ma quella che rimane è quella legata per esempio al cyberpunk.

 

Blade Runner è un film che si svolge nel 2019, siamo arrivati nel 2019 e non è così il mondo: ma smetteremo di vedere Blade Runner? No, perché ci parla sempre di più. Oggi diventa difficile immaginare un futuro. Forse oggi la generazione di Greta comincia a dover misurare ‘che futuro ci aspetta?’. La mia generazione era lì che aspettava la rivoluzione da un momento all’altro: ‘il futuro sta arrivando, siamo noi’, ed è stato totalmente un disastro. Poi ci sono state le generazioni di mezzo che sono quelle di cui parla Ballard. Quando Ballard dice che la fantascienza ha vinto parla di questa cosa qui: di questo eterno presente in cui oggi viviamo.

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