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La malattia del dubbio

Lo scontro tra medicina e pseudo terapie alternative è molto più complesso di come viene raccontato. Silvia Bencivelli fa il punto con noi sui “sospettosi”

di Gabriele Ferraresi

Comodo derubricare – per esempio – il dibattito sui vaccini come uno scontro tra evoluti e subumani, magari reso più nitido dai social media. Certo, qualche cinico potrebbe dire che è anche quello, ma non è così. La faccenda è un po’ più complessa.

Vanno tenuti in mente due punti, uno dei quali controintuitivo. Primo punto: siamo più scolarizzati rispetto al passato e pensiamo di potercela cavare da soli in questioni su cui prima ci fidavamo acriticamente. Secondo punto: la crisi di credibilità delle élite colpisce anche la medicina e il rapporto medico – paziente.

Silvia Bencivelli questi temi li conosce bene. Medico e giornalista scientifica classe 1977, voce di Rai Radio3, pluripremiata divulgatrice scientifica e autrice per Einaudi di Sospettosi – Noi e i nostri dubbi sulla scienza, dove indaga come e perché non siano solo persone prive di capitale socio-culturale ad affidarsi a rimedi miracolosi, credenze bislacche, fuffa new age.

Anzi: la fiducia nell’irrazionale in campo terapeutico è trasversale, basti pensare all’omeopatia. Non sono solo i semplici, ma anche chi in teoria dovrebbe starne lontanissimo per mille ragioni a cedere alle promesse della pseudo scienza.

Silvia Bencivelli: ma allora perché “loro” ci credono?
Già, perché persone intelligenti fanno scelte cretine? Ci sono tante risposte che vengono dalla psicologia, dalle ricerche, ma la risposta in sostanza è perché non sono così intelligenti. Mi sono messa a lavorare diversi anni su questo tema nell’ambito della salute sia con interviste che andando dove ci sono dati – perché esistono dati – proprio per cercare di avere una risposta più articolata della precedente.

 

È una questione emotiva?
Probabilmente le scelte di salute, come altre scelte della vita, non sono totalmente razionali.

 

Anzi sono in buona parte scelte guidate dalla nostra emotività: ed è l’emozione che ci porta a sbagliare secondo alcune direttrici che sono sempre le stesse. Dettate magari da questioni identitarie, da qual è la nostra idea di mondo o di noi stessi. Questa è di sicuro la risposta più importante.

C’è altro?
Dietro c’è anche una questione sottile e molto grave che riguarda il mercato, che ci offre proposte di tutti i tipi e ci fa credere che quelle più costose siano le migliori. Invece, in termini di salute, pagare di più spesso non significa niente. 

 

silvia bencivelli intervista sospettosi

Silvia Bencivelli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Siamo anche più scolarizzati rispetto al passato: questo ha cambiato qualcosa?
In una certa misura la cultura ci rende più presuntuosi e ci fa credere di poter agire in autonomia anche quando autonomi non siamo e non dovremmo essere, e ci fa credere di saper gestire da soli informazioni e argomenti che invece sono pieni di questioni tecniche. Io non so se possa definirmi intelligente o colta, ma sono laureata in medicina e chirurgia ed errori in campo della salute ne ho fatti, per cui mi viene abbastanza difficile chiamare asini o ignoranti altri che ci sono cascati come me. 

“Blastare” è stata la cifra stilistica di parte della comunicazione medico-scientifica di questi anni. Ha fatto bene o male questo atteggiamento?
Può darsi che non abbia fatto né l’una né l’altra cosa, può darsi che abbia fatto un po’ bene e un po’ male. Siamo partiti lancia in resta contro i no vax senza sapere neanche quanti fossero.

 

Quando si sono fatte delle indagini su quanti fossero, è venuto fuori che erano meno dell’1% della popolazione dei genitori. 

 

Niente, quindi. Irrilevanti
Questi non li abbiamo smossi, ma li abbiamo indispettiti dandogli degli ignoranti. Poi c’è una fascia di circa il 15% dei genitori che invece ha dei dubbi, e viene definita “esitante”: può darsi che queste persone si siano polarizzate. Spesso i dibattiti sui social hanno questo effetto: dividono il mondo in due squadre. Può darsi che si siano ingrossate entrambe le fila.

È sempre la questione della minoranza rumorosa
Sì, anche gli scienziati aggressivi alla fine sono una minoranza rumorosa, poi quando li conosci di persona ti accorgi che i toni si smorzano, le persone sono più complesse… io poi sono diventata vecchia, per cui discutere su Facebook mi sembra una gran perdita di tempo, anche perché si finisce per essere in pochi ma credersi in tanti. Se la domanda però era se ha fatto bene o male, forse ha fatto male, ma è difficile affermarlo: perché le coperture vaccinali sono salite per mille ragioni, non soltanto per un’adesione maggiore da parte dei genitori. Non ho numeri per sostenere che questa cosa abbia fatto male, è solo una sensazione.

 

silvia bencivelli intervista sospettosi

Silvia Bencivelli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

   

Un altro dei temi importanti nel tuo libro è che la medicina abbia, con i suoi progressi, quasi “promesso” troppo: guariremo tutti
È un tema annoso. La medicina può fare tanto per noi, ma non sconfiggere la morte. E tutto sommato va bene così, siamo tantissimi su questo pianeta… però è vero che chiediamo moltissimo alla medicina e non ci rendiamo conto tanto bene di quello che può o non può fare. Nel caso dei vaccini c’è chi dice, e forse è anche vero, che sono vittima del proprio successo.

 

Le malattie da cui proteggono non le vedi più, per cui perdi un po’ la consapevolezza del perché vaccinare è così importante: lo si è poi visto quando c’è stata l’emergenza meningite, c’erano le code negli ambulatori per vaccinare i figli.

 

La sfiducia nelle élite colpisce anche la medicina: qual è il punto di vista dall’interno?
La comunità medica ne parla, anche da tempo. In generale si parla di sfiducia verso l’autorità, la vedono anche gli insegnanti, gli avvocati, la vede chiunque prima era abituato ad appoggiare la sua autorità su un’asimmetria informativa per cui è chiaro che io sono il medico, e se ti dico di prendere l’antibiotico tu lo prendi. Può darsi che questo fenomeno ci sia. Io lo vedo molto legato all’aumento della scolarizzazione, mi sembra che si possa paragonare all’adolescenza. Di botto diventi alto, grande, grosso, puoi far tardi, leggerti i libri che hai scelto da solo, puoi fare un sacco di cose che prima nell’infanzia non potevi fare, e quindi ti capita anche di fare delle sciocchezze. 

È la fase in cui ci troviamo?
Può darsi che in questo stia anche un po’ del nostro rapporto attuale con le autorità: vogliamo fare tutto da soli, ed è una buona notizia, perché ci rendiamo autonomi. Però in questa progressione verso l’autonomia troviamo un sacco di spacciatori di stupidaggini e facciamo un sacco di esperienze estreme tanto per provare: più o meno come quando si hanno 15 o 16 anni. Detto questo, ci sono delle cose da imparare, un po’ come quando da adolescenti si impara a mettersi il casco, o a proteggersi in certe situazioni. 

 

silvia bencivelli intervista sospettosi

Silvia Bencivelli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

L’adolescenza è un paragone utile anche per descrivere la fase che viviamo con internet e i social media. Pensi che c’entrino anche le piattaforme tecnologiche nella diffusione di terapie pseudoscientifiche e fuffa new age?
I social media scombinano certi nostri parametri, però cretini lo eravamo anche prima. Siamo sempre quelli che cercano conferme delle idee che abbiamo già. Se sui social network troviamo il gruppo che dice che so, che la Juventus doveva vincere lo scudetto, ci iscriviamo e ci troviamo solo gente che dice che dovevamo vincere, e così via.

 

Sono strumenti. È come avere delle piazze in più, sono un mezzo di comunicazione, è sempre bene ricordare che il nostro cervello ha 200.000 anni.

 

Cretini ok, sicuro anche prima: ma forse oggi più divisi?
I social network ci rendono più estremisti, ci polarizzano, ci fanno dividere in squadre, ma io non darei la colpa solo ai social network. È vero che se tu mi vuoi vendere la curcuma e sui social network ti fai quattro, cinque bacheche e le chiami “NaturalQualcosa” e poi lanci venti siti, puoi vendere più curcuma. Però è anche discusso e discutibile se per esempio siano stati davvero i sistemi di profilazione degli elettori americani a decidere la vittoria di Trump o un sistema elettorale fatto male, o il fatto che gli americani sono americani. 

 

silvia bencivelli intervista sospettosi

Silvia Bencivelli © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Quella che è cambiata è l’intensità della sfocatura tra vero e falso?
Secondo me è cambiato che prima non ci ponevamo questi problemi. Ridotti all’osso gli errori di ragionamento sono sempre gli stessi dai tempi della logica aristotelica. Abbiamo sempre questa idea che il passato sia migliore del presente, che ci siamo persi qualcosa con la modernità, ma non c’è modo di affermarlo, anzi, c’è modo di affermare il contrario secondo molti degli indicatori che ci interessano. Quanto viviamo oggi? Quanto ci ammaliamo? Molto di più e molto di meno. E così via. Sì, è vero, questa cosa delle sfumature… ma è perché abbiamo più modo di vederle, siamo più colti, abbiamo più informazioni: ma non è che siamo molto migliori o peggiori di prima.

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