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Futuro incerto

Tania Petriccione: la coach umanista risponde ai dubbi degli studenti.

di Valentina Ecca

Sara e Marta sono due studentesse, hanno 21 e 18 anni. Una studia all’Università di Torino e viene dalla Spagna, l’altra studia in un Liceo Classico di Salerno e sogna di trasferirsi altrove per l’università. Non si conoscono e fino ad ora probabilmente i loro percorsi seguivano strade diverse. Oggi però sono accomunate da un’unica grande parola: incertezza. Sono in un limbo, come tutti gli studenti italiani.

Abbiamo chiesto loro quali sono le preoccupazioni più grandi e come stanno portando avanti la carriera accademica. Non avendo risposte o consigli da dare, abbiamo deciso di girare queste domande a Tania Petriccione: coach umanista, iscritta all’Associazione Italiana Coach Professionisti e dal 2019 responsabile del Coaching Club Puglia.

Siamo partiti cercando di capire meglio cos’è un coach, cosa fa e perché le persone si rivolgono a loro. Gli abbiamo posto le domande di Sara e Marta: le risposte sono state di grande ispirazione.

Partiamo con la domanda di base, ma un coach cos’è?
Vorrei innanzitutto dirti cosa non è un coach, dal momento che c’è ancora un po’ di confusione e una “cultura non corretta” in questo ambito, considerando che questa professione non è stata ancora riconosciuta e al momento è disciplinata dalla legge 4/2013 delle libere professioni.

 

Per cui un coach non è: uno psicoterapeuta, uno psicologo, un counselor o un consulente, e pertanto non svolge interventi professionali inerenti a queste figure professionali.

 

Da coach umanista, posso dirti che il coaching è prima di tutto una filosofia di vita basata sul concetto della sacralità della vita – che è da amare, da difendere, da far sviluppare e far fiorire. Sul rispetto della persona, sulla convinzione profonda che c’è un infinito potenziale positivo umano in ognuno di noi, per molti aspetti ancora inesplorato e inutilizzato e che quando individuato, allenato e valorizzato può aiutarci a gestire ogni nostra “ombra”, a colmare ogni nostra lacuna (es. acquisendo nuove competenze), a superare ogni difficoltà che incontriamo per crescere attraverso queste, a raggiungere ogni obiettivo che consideriamo importante e significativo per la nostra crescita personale e professionale. Un coach allena la persona a sviluppare “seconde nature” per diventare più competente, quindi più abile rispetto alla vita, nella soddisfazione di quel comune e sempre più sentito bisogno di autorealizzarci e cioè di esprimere pienamente il nostro sé più autentico.

 

Tu ti occupi anche di sostegno agli adolescenti, che tipo di lavoro fai con loro?
Nella veste di coach umanista e di orientatore alleno i neo-adolescenti e gli adolescenti – in percorsi individuali o di gruppo, a Scuola – con il Metodo di Orientamento Vocazionale ideato da Luca Stanchieri, fondatore della Scuola di Coaching Umanistico.

 

Il MOV mi consente di accompagnare i ragazzi in un percorso di orientamento che è prima di tutto interno alla loro persona, perché è di auto-conoscenza e di potenziamento personale.

 

Questo poi dà l’avvio ad una ricerca che li porta all’esterno, nel mondo, per tradurre tutto ciò che si è scoperto di sé in un progetto di vita che essi considerano realizzante e soddisfacente. In pratica, questo tipo di percorso allena nei ragazzi non solo la loro autostima e autoefficacia, portandoli a individuare e valorizzare tutte le loro risorse interne, ma anche la loro creatività e proattività.

 

© Alberto Bernasconi / LUZ

 

Ti riporto le riflessioni di due studentesse: Sara e Marta.

 

Sara, 21 anni, studentessa italo spagnola. Vive a Torino da 3 anni dove studia Comunicazione Interculturale all’Università. Gran parte della sua famiglia si trova in Spagna.

 

Una delle mie preoccupazioni più grandi è l’idea di non poter tornare in Spagna come di solito faccio d’estate perché probabilmente rimanderanno gli esami qui in Italia. Quei due mesi lì con i miei amici e la mia famiglia mi servono per riprendermi dalla routine dello studio, l’idea che quest’anno le cose saranno diverse mi demoralizza.

 

Come ci si prepara per affrontare un cambiamento così destabilizzante?
Provo a risponderti scomodando un grande del passato: Epitteto, uno dei più eminenti filosofi stoici, che nei suoi corsi insegnava ai suoi allievi a discernere ciò che dipendeva da loro da ciò che non dipendeva da loro. E li esortava a concentrarsi su ciò che dipendeva da loro. Ecco, questo è uno dei principi a cui alleniamo le persone con il metodo del coaching.

 

Noi non possiamo controllare tutto: perché non tutto dipende da noi e ci sono infinite variabili esterne che producono quegli eventi che ci troviamo a vivere, come quello odierno.

 

Allo stesso tempo, anche noi abbiamo potere: un margine di autonomia e di scelta grazie a cui possiamo sempre incidere nella relazione con noi stessi, con gli altri e nei contesti in cui siamo inseriti, sta a noi scegliere come esercitare quel potere se contro o a favore di noi stessi e degli altri. Molto dipenderà dunque da quali pensieri, stati d’animo e comportamenti sceglieremo responsabilmente e consapevolmente di produrre in noi e agire: se sono positivi, amorevoli e costruttivi potranno aiutarci a sentirci meglio e cioè a sentire la vita che ancora scorre in noi pur con le limitazioni di oggi e a esserne grati, a coltivare le nostre relazioni anche se a distanza, dandoci l’obiettivo di nutrirle al meglio, a portare avanti ogni giorno i nostri progetti per il futuro che sono solo rimandati ma non cancellati.

 

Si dice che la vita è cambiamento: ciò che è in vita si muove e cresce e ciò che non lo è si ferma e muore. E oggi, ancora una volta ci troviamo a dimostrare, a noi stessi e a chi amiamo, che “siamo in vita e in continuo divenire” e, quindi, aperti alla vita e disposti a rivedere i nostri vecchi equilibri, per trovarne di nuovi, ugualmente positivi ed efficaci per noi.

 

Un’altra preoccupazione è quella che mi si accumuleranno molti esami. Quali possono essere i consigli pratici per programmare una routine e soprattutto per rispettarla?
Crearsi una routine all’interno della propria giornata e mantenerla, credo sia fondamentale per il nostro ben-essere anche e soprattutto oggi, per non sentirci “sospesi” in un tempo “vuoto” ma neanche sopraffatti. Per cui, creiamo la nostra giornata tipo, scandendola in “momenti” dentro cui dedicarci a quelle attività che sappiamo di dover portare avanti, perché ci stanno a cuore, ci fanno star bene e di cui oggi riscopriamo il valore, definendo innanzitutto un equilibrato ciclo “sonno-veglia” – in media sono 8 le ore di sonno che ci servono per rigenerarci durante la notte e affrontare in piena vitalità il giorno.

 

Presentiamoci alla nostra giornata e a noi stessi dedicandoci la stessa cura e attenzione di sempre – teniamoci in ordine, vestiamo comodi ma senza sentirci trasandati.

 

Individuiamo come riempire questa giornata e quanto tempo dedicare a ciascuna attività, sapendo che:

Ci sarà un momento di “studio o lavoro”. Affidiamoci alla conoscenza di noi stessi per scegliere quando far cadere questo momento, sulla base di quando sappiamo di essere più produttivi nell’arco della giornata.

Un momento di “cura di sé”. Coltiviamo le nostre passioni o scopriamo quali sono, per esprimere quelle importanti parti di noi che non sempre vengono coinvolte nelle “altre” nostre attività: come la creatività, l’umorismo, la spiritualità, l’amore per il sapere. Prendiamoci cura della nostra mente, così come del nostro corpo e della nostra anima. E se sentiamo il bisogno di “buttare fuori” le nostre paure, scriviamole su un nostro personale diario delle emozioni, per 20 minuti al giorno e poi diamoci ad altro.

Un momento dedicato “alla cura delle nostre relazioni”. La più alta forma di amore per la vita è amare, il che significa anche prendersi cura degli altri, esserci, con il nostro tempo e il nostro cuore, nella vita di coloro che ci circondano, specie se soli o più fragili.

Un momento di “aggiornamento” su ciò che accade per sapere come sta evolvendo la situazione e come evolverà. Scegliamo le fonti più accreditate.

 

© Dermot Tatlow / Panos Pictures / LUZ

 

Si può studiare da casa, è vero: ma per me andare all’Università era una forma di disciplina. Invece ora non avendo orari, studio meno e mi sento meno creativa. Il bello dell’Università è anche andarci, bersi il caffè e fumarsi la sigaretta con gli amici. L’energia è scesa molto.

 

Come posso recuperare un po’ di quello stato d’animo che mi dava forza?
È fondamentale che ognuno di noi si crei le proprie condizioni di ben-essere – se non stiamo bene e non ci sentiamo in forma non riusciremo neanche a portare avanti i nostri impegni, perché prima di ogni “fare” c’è il nostro “essere”. Da qui, l’importanza di costruirsi una propria giornata-tipo, da testare e rivedere finché non ci soddisfa pienamente. Ciò non toglie che se è vero che non esiste una ricetta di ben-essere unica e valida per tutti e che ognuno ha la sua, è sempre utile cercare un confronto con chi già ci conosce e ci ama o con chi consideriamo “più simile a noi” o vediamo “più sereno di noi” o “sufficientemente competente” nel farlo.

 

Non bisogna mai vergognarsi di chiedere aiuto ad altri e, per raggiungere i nostri obiettivi, possiamo sempre contare su qualche alleato, che il più delle volte dobbiamo coinvolgere e attivare noi.

 

Per certi aspetti della nostra vita, ci viene più facile farlo (es. il dentista per curarci i denti), per altri aspetti lo è meno. Partiamo dal presupposto che le persone si sentono importanti e utili quando sanno di poter dare una mano a qualcuno e quindi vogliono farlo, ma devono sapere chi aiutare e che tipo di contributo dare. Per cui, fatevi avanti se siete in cerca di alleati. Cercateli nei vostri genitori, tra i vostri famigliari, insegnanti, maestri di musica o sport o, perché no, contattate un coach per confrontarvi sui vostri progetti futuri – in AICP abbiamo avviato un progetto social gratuito per i teen – e, se vi sentite mentalmente sopraffatti o eccessivamente stressati, per ritrovare la vostra serenità rivolgetevi a uno psicologo o psicoterapeuta.

 

Marta, 18 anni, è all’ultimo anno di Liceo Classico, a giugno inizierà l’esame di maturità.

 

All’inizio non ero preoccupata per l’esame, ora lo sono. Ho paura di avere delle lacune, questa didattica a distanza a me non sembra efficace. Non c’è empatia. Poi verremo esaminati su tutto il programma e lo stiamo preparando zoppicando.

 

© Anja Lehmann / VISUM / LUZ

 

Come posso fare ad eliminare tutti questi pensieri negativi e critici e a concentrarmi sull’obiettivo, quello di superare l’esame al meglio?
Dobbiamo sempre ricordarci che siamo noi i protagonisti della nostra vita e i generatori dei nostri stati d’animo, e che noi esseri umani abbiamo tutte le risorse che ci servono per superare le difficoltà e trovare le opportune soluzioni ai problemi che viviamo.

 

Se ti manca l’aspetto relazionale, recuperalo tu, coinvolgendo una persona che ti ascolti o con cui studiare, per tenere il ritmo, per confrontarti, e capire se i tuoi problemi sono anche i suoi, per sapere come l’altra persona li ha eventualmente superati.

 

In questo periodo ho assistito, anche per mezzo di insegnanti o amici che mi hanno riferito bellissime espressioni creative dei propri studenti e figli, che molti ragazzi al liceo o all’università hanno spontaneamente dato vita a dei gruppi di studio on line e si danno appuntamento in piattaforma per studiare e ripetere insieme. Certo, se ci percepiamo come soggetti “fragili e mancanti”, e vediamo tutto nero, sarà difficile avere quell’energia per incontrare gli altri e per nutrire quel desiderio di trovare insieme soluzioni creative.

 

Teniamo a mente che noi non siamo le nostre performance del momento, noi come persona valiamo molto di più.

 

I nostri risultati raccontano poco di noi, se non il tipo di impegno che ci abbiamo messo, il tipo di allenamento che abbiamo fatto e quanto abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo dati. Se, come tu stessa dici, l’esame di maturità non era un problema per te prima, fa che non sia un problema neanche ora. Fai il meglio di ciò che puoi fare, con le risorse (di tempo, di energia, tecnologiche, personali e relazionali) che ora hai a disposizione, e sono certa che sarà più che apprezzabile ciò che otterrai, perché chi si pone questo tipo di problemi è già di per sé una persona che ambisce al meglio e tesa a migliorarsi sempre. E, comunque, ricordati che ciò che tu oggi stai vivendo lo stiamo vivendo tutti noi, insegnanti inclusi, e ritengo probabile, se non auspicabile, che loro vorranno più focalizzarsi sul valutare a che livello è giunta la vostra crescita come persone, rispetto al modo con cui state fronteggiando questo complesso periodo contestualmente ai vostri impegni, che a valutare la vostra preparazione “da programma” come studenti.

 

© Jeremie Souteyrat / LUZ

 

Io ho sempre immaginato il mio ultimo anno delle superiori come un anno di scelte, di cambiamento. Avevo la testa fra le nuvole, sognavo il viaggio di fine anno, la notte prima degli esami e cose così. Può sembrare stupido ma penso che nessuno mi restituirà questi momenti.


Mi piacerebbe riuscire a focalizzarmi su ciò che di bello sto avendo senza pensare sempre e solo a quello che questa situazione mi sta togliendo, ma come si fa?
Sul concetto del “nessuno ci restituisce le occasioni perse” potresti trovarmi d’accordo, anche perché strano ma vero anche io saltai nel mio anno di diploma, era il ’91, la tanto sognata gita dell’ultimo anno (all’epoca il nostro ostacolo fu “la prima guerra del Golfo” che mise tutti in uno stato di paura e allerta e di massima prudenza, per cui stop ai viaggi, specie se all’estero: noi saremmo dovuti andare a Vienna, Barcellona e via dicendo).

 

Per cui ti capisco e una parte di me dice: ci sono tappe che quando nella nostra vita saltano è difficile recuperarle, perché pur vivendole più avanti, in altro modo, non avranno mai lo stesso sapore di quell’appuntamento mancato. Ma ammettiamolo, di quale sapore stiamo parlando?

 

Chi può sapere se la gita l’avremmo mancata comunque, per una forte influenza con febbre alta, per il professore che non può più accompagnarci, per un budget non più disponibile.

 

Questo per dire che: con il gioco dei se e dei ma non si va da nessuna parte.

 

Per cui, è poco proficuo darci addosso inutilmente o pensare a ciò che ci manca, come tu stessa saggiamente ti dici, viviamo nel presente, concentriamoci sul qui e ora e ringraziamo di essere vivi e volgiamo di tanto in tanto il nostro sguardo al futuro, perché è lì che ci ritroveremo a breve ed è da lì che ritroviamo anche le energie per restare attivi e proattivi in ogni nostra giornata.

 

È nell’oggi che costruiamo un pezzo alla volta quel nostro futuro desiderato.

 

© Anja Lehmann / VISUM / LUZ

 

Poi l’idea che l’esame possa essere prorogato mi preoccupa. Volevo iscrivermi a una Università a numero chiuso ma preparare sia l’esame che il test per l’Università questa estate lo trovo infattibile e complicato. Non credo ci riuscirei. Poi vorrei potermi godere l’estate, perché è l’ultima prima dell’Università. L’idea che tutto questo potrebbe non esserci mi scoraggia molto.

 

© GAETAN BALLY / Keystone / LUZ

 

Ha sempre così tanto senso pensare al futuro?
Sai con esattezza se l’esame di Stato sarà effettivamente prorogato e di quanto? Sai con esattezza come si sta organizzando per il test d’ingresso l’Università verso cui ti sei orientata? Conosci già quali misure sono state adottate, a livello nazionale e fuori confine, per consentire a tutti i ragazzi del mondo di essere presenti a quei test di ammissione?

 

Prima di riempirci la testa con preoccupazioni infondate sul futuro occupiamoci di acquisire le giuste informazioni nel presente: analizziamo bene la situazione, teniamoci sempre aggiornati su come gli scenari stanno evolvendo e poi, di fronte a quegli scenari, scegliamo come muoverci.

 

Ognuno farà le sue scelte, quelle più giuste per sé. C’è chi preferirà mettere tutto sé stesso per superare l’ennesimo scoglio e rispettare la data del test e chi invece riterrà benefico per sé e la propria salute recuperare nuove energie, dedicandosi del tempo “libero” da tutto, andando in giro per il mondo o semplicemente al mare sotto casa o coltivando i propri affetti. E c’è anche chi creativamente riuscirà a fare tutto questo al contempo.

 

Non giudichiamoci per le scelte che prenderemo, piuttosto facciamo in modo di prenderle in piena consapevolezza, con la serenità che qualunque scelta abbiamo preso era la scelta più giusta per noi in quel momento.

 

Ciò ci aiuterà anche a sostenere meglio la responsabilità, che sempre abbiamo, delle conseguenze delle nostre scelte.

 

Non guardiamo gli altri, non facciamo confronti, ognuno incede nella vita al suo ritmo.

 

Ci sarà sempre chi andrà più veloce e chi più lento di noi, l’importante è che la nostra andatura sia buona per noi stessi.

 

Dopo di che, come relazionarci col futuro? Pensare al futuro significa darsi una bussola per orientare anche il nostro presente, le nostre giornate, e per ridare senso e pienezza ad un tempo che oggi è solo apparentemente “vuoto e sospeso”.

 

Ogni tempo diventa sempre un tempo “fertile e di valore” quando scegliamo di viverci pienamente e di essere presenti a noi stessi, con le nostre scelte consapevoli e responsabili e piene di quell’amore che sempre dobbiamo scegliere di donarci e di donare.

 

Foto in copertina © Giovanni Mereghetti / LUZ

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