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Il bello della diretta

Un’ora mezza di live-streaming al mese e un miliardo e mezzo di fatturato: Twitch è la piattaforma del futuro.

di Francesco Oggiano

Sono a capo di un tavolo con 12 persone in una trattoria di Milano. Sulla tovaglia c’è vino bianco e pizze margherita. Si parla, tra le altre cose, di gastroscopie e della pelata di Ivan. Il doposerata è al Radestsky: c’è Diego che cerca di conquistare tale Nikita, seduta a un tavolo vicino. E c’è uno sconosciuto genovese con un po’ di alcol in corpo che sbiascica di integrazione con un brasiliano. Chiudiamo in un karaoke di via Paolo Sarpi, alle 3 di notte, con la musica di Fabri Fibra.

 

La serata è durata 4 ore e 42 minuti. È stata molto piacevole. E io non l’ho mai vissuta.

 

L’ho guardata in streaming su Twitch. Assieme ad altre 14 mila persone, l’ho vista, commentata e condivisa attraverso il cellulare retto tutto il tempo da Homyatol. Vero nome Andrea Hakimi, ha 27 anni, da oltre 10 posta video su YouTube e da quasi due ha un canale su Twitch. Sulla piattaforma di live-streaming ha iniziato trasmettendo in diretta i suoi viaggi in città europee. Ha continuato “streamando” le sue serate con amici e colleghi. E, durante la quarantena, intervistando in videocall personaggi come Rocco Siffredi o Antonio Razzi. Oggi ha 360 mila follower, è uno degli italiani più popolari di Twitch e soprattutto uno dei volti più simbolici per raccontare la nuova vita della piattaforma più interessante del 2020.

 

© Christian Beutler / Keystone / LUZ

 

Fondata nel 2011 da due ragazzi e comprata nel 2014 da Amazon per un miliardo, Twitch ha come prima parte della sua bio quella di piattaforma di eventi Esports e di streaming di sessioni di videogiochi. I creator giocano dalla loro camerata e si riprendono mentre lo fanno. Gli utenti guardano lo schermo di gioco e commentano le varie azioni, come fosse un cineforum. Le categorie, all’inizio, corrispondono ai giochi più popolari: Fortnite, Gta V, League of legends, Call of Duty. Il volto mondiale più popolare è stato per anni quello del campione di Fortnite, Tyler Blevins detto Ninja. Un 28enne americano coi capelli sempre colorati, 14 milioni di follower e 10 milioni di dollari. Quello italiano è di Giorgio Calandrelli, Pow3r, 27enne romano che intrattiene il suo milione di utenti videogiocando una media di 12 ore al giorno. Il giro di soldi è semplice. I creator guadagnano in tre modi: con le sottoscrizioni degli abbonati al loro canale (da 5 a 25 dollari al mese), con le pubblicità gestite dal portale che compaiono durante le dirette, o con le sponsorizzazioni personali dei brand.

 

Nel 2019 il fatturato totale è stato di 1,5 miliardi di dollari, di cui 300 milioni attraverso le sponsorizzazioni.

 

Tutto molto imponente. Tutto molto poco, rispetto a quello che ha in mente il buon Bezos, uno che non pensa per mezze misure: una piattaforma di streaming del mondo intero. Di videogiochi così come di giardinaggio, di software così come di meccanica delle motociclette.

Seconda parte della bio: sulla piattaforma arrivano altri contenuti. Viene aperta e spinta la categoria Just chatting – 4 Chiacchiere nella versione italiana – dedicata ai talk show in cui i creator chiacchierano con la community o altri personaggi. Iniziano a essere trasmessi, con tanto di palinsesti, show di ogni genere: musicali, sportivi, politici. Tra i vari contenuti, una performance del dj Steve Aoki da Ibiza, show podcast, festival musicali, partite di scacchi, programmi dedicati all’arte, corsi per lo sviluppo di software, partite della Premier League – con tanto di chat per i tifosi -, comizi politici. L’ultimo a sbarcare è stato Donald Trump, il cui canale è stato bannato per contenuto reputato violento. La quarantena fa il resto. Durante il lockdown Twitch è il servizio che cresce di più: ad aprile +50% rispetto a marzo e +101% rispetto al 2019.

 

Il totale è di 1,6 miliardi di ore guardate in media ogni mese. E la visita media è di circa 95 minuti a persona. Un numero da tenere a mente, quando si parla di bassa soglia d’attenzione della Generazione Z.

 

Secondo Bloomberg, che ha ottenuto un documento interno, la strategia della società è ora quella di sviluppare sempre di più format di programmi di alto livello, preferibilment: “Game show, dating show, sport, musica e talk”. Una reality tv, ma molto più raffinata e interattiva.

 

© Ennio Leanza/ Keystone / LUZ

 

In Italia Twitch sta tentando qualcosa di simile con i Mates. Il collettivo di creator digitali – star di Youtube – ha affittato uno studio di 130 metri quadri e l’ha diviso in varie stanze, ognuna delle quali dedicata a una parte dello show che va in diretta il venerdì pomeriggio: una parte di musica, una di chiacchiere, una di food, una di gaming. “Facciamo tra le 8 e le 12 ore di diretta”, racconta Giuseppe Greco. Meglio noto come il “Vegas” dei Mates, è socio e direttore creativo di Web Stars Channel, una delle factory più attive nella produzione di contenuti su Twitch  – che tra gli altri ha in scuderia anche Giorgio Calandrelli.
Greco racconta che il successo e il futuro della piattaforma sta tutto in due ingredienti. Primo: lo sviluppo di nuove verticalità.

 

“Twitch non vuole più parlare soltanto di gaming, ma di tutto: cibo, sport, entertainment, e così via”.

 

Secondo: la community.

 

“Sembra quasi di tornare indietro nel tempo, alla logica dei vecchi forum, dove chiunque poteva entrare in una stanza e discutere con altri di un determinato argomento”.

 

Se un tempo erano i thread in html, oggi quelle stanze sono i canali delle star di Twitch.

 

Jens Gyarmaty / VISUM / LUZ

 

Con i suoi palinsesti, i suoi talk show, le dirette partecipate, le chat collettive, i rituali di gruppo, Twitch è la piattaforma figlia di questa quarantena e di quello che con la quarantena abbiamo recuperato: l’Appointment internet.

 

È il web dei primi anni 2000, inteso come luogo di un’esperienza collettiva, che si concretizzava nei forum, nei blog commentati e nelle community. Con l’avvento dei cellulari e dei feed dei social, quell’Appointment internet si è tramutato in qualcosa di diverso, fatto di esperienze singole e asincrone. Qualcuno postava, qualcun altro, in un altro momento, guardava.

 

I forum sono stati sostituiti dagli scrolling senza fine; i blog dalle timeline individuali; le community dagli influencer. Adesso, complice anche la quarantena, dopo anni di dominio degli algoritmi dei feed sta tornando anche il concetto di appuntamento ed esperienza condivisa.

 

Lo abbiamo visto con gli happy hours su Zoom, con i gruppi dei vicini di casa su Slack, con le live su Instagram. E soprattutto con i palinsesti e le community di Twitch. “L’appointment internet non ha bisogno di particolari algoritmi o metodi di distribuzione, né di server potentissimi”, ha scritto il New York Magazine. “Ha bisogno solo di persone vogliose di condividere un’esperienza”. Che sia una partita a Fortnite, un film (da Amazon Prime Video…) o una pizza in trattoria con Diego che ci prova con Nikita.

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