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Nel momento del bisogno

Haul, challenge, prank, how to – con 31 milioni di canali, YouTube è la televisione più grande (e bizzarra) del mondo.

di Federica Avanzi

A volte bisogna fermarsi e analizzare alcuni fatti con realismo. 

Ne faccio un elenco, per capire che cosa intendo: la pavlova, di cui ignoravo l’esistenza fino alla seconda edizione di Masterchef, non è un dolce buono, è solo che volete dimostrare quanto siete bravi; per quanto Amazon vi insegua su ogni sito con il banner della pistola a colla (che avete cliccato per sbaglio, porca miseria, per sbaglio!) il cartolaio era meglio; ogni minuto su YouTube vengono caricate 500 ore di video.

Non so se avete notato ma la tattica dei social media è mutuata dalle seppie: se sostituite l’inchiostro con i numeri, l’obiettivo è lo stesso, la confusione. Convenite quindi che non è possibile immaginare come in 1 minuto ci possano stare realisticamente 20 giorni. 

Comunque, seguendo questo paradosso, il tempo sul pianeta YouTube ha un ritmo tutto suo e in ogni ora ci sono circa 3 anni di video. Supponendo che questo venerdì al supermercato della vita ci sia la promo di 3 anni on top e voi non sapete dove spendere tutto questo tempo, potreste scegliere 1 ora qualsiasi di un giorno qualsiasi di YouTube.

Per 3 anni vi ritrovereste a guardare prank, challenge, haul, tutorial, how to, unboxing, draw my life e una lista lunghissima di cose probabilmente noiose, a volte interessanti e sicuramente inquietanti. 

Tre anni oggi non ce li abbiamo, visto che il tempo di lettura indicato per questo pezzo è 10 minuti circa: io raccolgo il nero che questo cefalopode virtuale ci butta negli occhi e metto su il brodo per servirvi il risotto à la YouTube – voi però portate del vino e non siate braccini, che ne abbiamo bisogno una quantità sufficiente per venirne fuori anche questa volta.

 

© Raffaella Midiri / LUZ

 

Archeologia digitale – la solita storia noiosetty made by Silicon Valley

Ched Hurley, Steve Chen e Awed Karim, ovviamente erano colleghi in PayPal e ovviamente avevano in mente un’altra cosa: una piattaforma di video per il dating online depositata con un tocco di romaticismo il 14 febbraio del 2005.

Molto più rapidi dei colleghi di Instagram e dopo aver pagato 20 dollari per far caricare ad una ragazza recalcitrante il primo video con scarsi risultati, in pochi giorni la strategia cambiò e a maggio di quell’anno la versione beta venne semplificata per trasformarsi in una piattaforma di video-hosting gratuita.

Il primo round di investimenti da parte di Sequoia Capital fu di 3,5 mln di dollari a settembre dello stesso anno e pare che questa cosa sia avvenuta perché uno dei partner di Sequoia, che ovviamente lavorava in PayPal, aveva usato la piattaforma per caricare i video del suo matrimonio, trovandolo molto funzionale – soprattutto gli invitati, che festeggiarono e ricevettero solo un link anziché subire 8 ore di pallosissimi video sulla loro luna di miele.

YouTube fu anche rapida sia nel testare vantaggi/svantaggi della piattaforma e nel far tesoro delle informazioni: nell’ottobre 2005, verificò l’attrattività per i brand – Nike fece il primo milione  di views con il video di Ronaldinho e un paio di Golden Boot, consegnate in una valigetta dorata durante un allenamento; a febbraio 2006, arrivò la prima controversia con un broadcaster, nello specifico la NBC per lo sketch Lazy Sunday del SNLS, che fu condiviso senza che l’editore ne sapesse niente: nacque così lo stimolo per la funzione di Content Verification, che fornirà l’opportunità di dimostrare la paternità di un video e chiederne la rimozione; nell’aprile del 2006, due ragazzini cinesi che fecero un lyp-sync dei Backstreet Boys fecero intuire a Susan Wojcicki (dal 2014 CEO di YT ma ai tempi responsabile delle acquisizioni) del potere dell’UGC (user generated content) e della necessità di muoversi in questa direzione; nell’autunno dello stesso anno, fatta pace con la NBC, ci collaborò per il lancio di un programma televisivo autunnale, fornendo ad un media tradizionale la possibilità di capire le potenzialità del mezzo. E finalmente nell’ottobre di quell’anno, dopo essere stati corteggiati anche da Yahoo (…CHI?!?), YouTube venne acquistata da Google per 1,65 miliardi di dollari.

(Comunque questa storia dell’acquisizione famosa non è per niente originale; abbiamo già visto i colleghi di PayPal o il prodotto del secolo nato per gioco. Insomma lo storytelling di questa Silicon Valley è un po’ noiosetty.  Lo vogliamo rivoluzionare con un bel polo tecnologico in Basilicata, cene a base di gnummareddi e al massimo qualche esperienza in Poste Italiane o Alitalia?)

Nel 2007 fece poi la sua comparsa iPhone, la divinità tascabile che cambiò il mondo e quindi arrivò anche l’applicazione mobile; le presidenziali americane furono l’occasione del primo dibattito ospitato da YouTube insieme alla CNN; nell’agosto di quell’anno entrarono anche a far parte della piattaforma spazi pubblicitari trasparenti sui video e finalmente a dicembre, come regalo di Natale, ebbe luce il Partner Program per i creators: finalmente questi generatori di contenuti che così tanto avevano dato alla piattaforma, potevano monetizzare la fama conquistata online. Per info generale, i requisiti indispensabili per rientrare nel Partner Program e guadagnare dal vostro canale, sono di 1.000 iscritti e 4.000 ore di watchtime accumulati negli ultimi 12 mesi.

 

La storia va avanti, ma noi ci fermiamo qui, perché a YouTube già nel 2007 dobbiamo riconoscere il payoff più realistico di tutti i social media, quel Broadcast Yourself che ha convinto gli abitanti della terra a produrre i propri contenuti, senza noiose scuole di cinema, senza lunghi corsi di scrittura, senza nessuna conoscenza di base su dove piazzare una luce: basta con tutta questo vecchiume! Accendi la camera, sposta (forse) le mutande dalla sedia alle tue spalle e vai in onda.

 

Sia chiaro che questa scatola, come il paguro, ha costruito la sua casa raccattando quelle opportunità che ha trovato sul percorso – UGC, viralità, pubblicità e creators – ma, come la murena, nasconde la sua anima più sordida nelle spaccature appena visibili tra il reale e l’irreale pronta a colpirvi solo se sapete cercare con molta dis-attenzione.

Intermezzo dei numeri per small talks

Nel secondo trimestre 2020, i ricavi pubblicitari di YouTube in tutto il mondo sono ammontati a 3,81 miliardi di dollari, con un aumento del 5,8% rispetto al parianno 2019 e rappresentano quasi il 10% della raccolta pubblicitaria del gruppo Alphabet, Google incluso.

La piattaforma, che dopo Google è la seconda più ricercata secondo Alexa, ha nel mondo 2 miliardi di utenti attivi al mese, che al giorno diventano 30 milioni di persone che guardano) 1 miliardo di ore di video dedicandoci in media 40 minuti.

Anche se sono dati del mercato americano, sappiamo che i +35 e gli over 55 sono i target che più stanno crescendo, rispetto allo zoccolo duro dei 15-25 anni che ne costituiscono la base (81%).

 

Uno dei vantaggi di YT rispetto agli altri social e che avendo una e una sola funzione, difficilmente può essere eclissata da qualcos’altro: cambia, aggiunge, migliora, ma comunque macina un prodotto con grande chiarezza: il video. 

 

E’ la televisione più vasta del mondo, con 31 milioni di canali dalle statistiche bizzarre tipo:

– A oggi, il video più visto in assoluto su YouTube è Despacito di Luis Fonsi feat Daddy Yankee, con 6,93 miliardi di visualizzazioni al 2020. Evabbè.

– Il canale con più iscritti è…americano? No, è indiano, è dedicato alla musica e si chiama T-Series, con ben 140 milioni di fan.

– Siete addicted del mondo beauty? Se però non seguite Yuya, beauty content creator messicana che dal 2009 vi delizia con haul, unboxing e cose così e continuate a parlare solo di jeffreestar non sapete che la vera regina del settore è lei, con 24 milioni di iscritti. Quindi recuperate prima di fare la figura dei superficiali.

– Tra i video a diventare virali il più velocemente possibile, ahimè il posto di YT è solo il secondo: i BTS ad agosto di quest’anno hanno accumulato solo 101 milioni di views in 24 ore con Dynamite; il primo posto spetta invece a FB e al famoso scherzo ispirato a The Ring – siamo nel 2017, con 200 inarrivabili milioni di views in 24 ore.

– il video con più dislike in assoluto, 11 milioni, è quello del Baby Justin Bieber e lo trovate qui. 

 

© Ennio Leanza / Keystone / LUZ

 

Dal pop al poop

Quali sono le caratteristiche di un social network?

Dice l’internet che è un qualcosa che fornisce agli utenti della rete un punto d’incontro virtuale per scambiarsi messaggi, chattare, condividere foto e video, utilizzato gratuitamente perché i fornitori sono remunerati dagli inserzionisti pubblicitari. 

Bene, siamo sicuri che YouTube è un social, ma mi preme farvi notare che al contrario di FB e IG, qui potete non conoscere nessuno, non seguire nessuno, persino navigare senza log-in e voler cercare semplicemente qualcosa, sia perché ne avete bisogno in quel momento, sia perché non sapete come passare il tempo.

Avete un dubbio, una curiosità, necessitate un approfondimento? Non fate i timidoni, che qui tutto è lecito, anche voler sapere come si costruisce un’arma, come si fanno le moltiplicazioni in Giappone, come avere i glutei più sodi senza muovervi dal divano: chiedetelo a Youtube e per quanto bizzarra la vostra richiesta sia, troverete qualcosa.

 

Sì, qui, troverete sempre qualcosa.

 

Mi fa sempre molto sorridere che a volte siamo così maniacali verso quello che mangiamo e andiamo alla ricerca di informazioni che ci convincano – questo pollo è bio, allevato a terra, non ha mai visto un antibiotico, guardi è un pollo senza pensieri, un pollo talmente felice che nel mondo dei polli aiuta altri polli a stare meglio ed è appena tornato da uno stage in Paypal, quindi si immagini lei, che pollo, farà uova d’oro – mentre ai social media e alla nostra identità digitale dedichiamo zero attenzione. E se siete genitori, la stessa dis-attenzione la potreste lasciare in eredità ai vostri figli.

Vedo bambini con la testa infilata dentro tablet e cellulari, affidati alla babysitter YouTube – e non c’è niente di male, non fraitendetemi, io non ho figli proprio per evitare questo, siete in ogni caso i miei eroi. Ma alcuni di voi mi diranno che usano la versione Kids, quella che possiamo definire funzione AntiMale, per crescere la prole in tutta sicurezza. Ma facciamocela però una domanda: perché abbiamo bisogno di un filtro AntiMale?

Uno spunto molto interessante ma per stomaci forti lo trovate in un articolo di James Bridle, apparso nel 2017 su Medium: l’autore segnala che l’algoritmo con i bambini lavora in modo molto aggressivo, proponendo loro contenuti sempre più estremi, in una spirale difficile da definire a parole ma agghiacciante nei fatti.

Cerco di riassumere, per i non addetti ai lavori: si parte dalla normale richiesta di un video della PeppaPig per approdare, ricerca dopo ricerca, magari tempo dopo e ormai fuori dalla funzione Kids, alla visione di video in cui alla povera Peppa succedono cose strane, fastidiose, distopiche. Alcuni di questi video sono in modalità definita YTP (YouTube Poop, dove poop significa proprio cacca) che è una vera e proprio categoria stilistica di montare video prendendo in prestito personaggi famosi conditi da un mixaggio dall’ironia bieca, angosciante e surreale. Già questi video lasciano un adulto un po’ straniato, se poi immaginiamo un bambino che incappa in un’operazione dentistica della Peppa molto splatter (divertente se hai 40 anni, ma un po’ estrema se ne hai 10), per forza poi svilupperà qualche logica resistenza all’igienista dentale.

Ecco, quindi, non fate attenzione quando cercate tuttotuttotutto: già nel 2009 l’ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, a proposito dell’utilizzo di dati e del concetto di privacy, disse:

 

Se c’è qualcosa che non vuoi che si sappia, forse faresti meglio a non farla proprio” intendendo con questo non digitarla nemmeno che tanto noi la vediamo lo stesso.

 

Quindi se state cercando qualcosa su YT, non partite ingenui e insegnate ai più giovani a non essere ingenui: potreste trovare qualcosa che sì non vi aspettate, ma che con il tempo potrebbe non piacervi tantissimo.

 

Robert Brembeck / VISUM / LUZ

 

Piccolo dizionario italiano youtubbese

Mi rendo conto che i nomi delle categorie video su Youtube sono odiosissimi.

Ditemi che non vi voglio bene per aver sostituito i miei amatissimi consigli non richiesti con questo – sono la vostra amica virtuale delle belle figure:

Haul = video nel quale fai vedere gli acquisti appena fatti, togliendo dai sacchetti il bottino (haul); nella maggior parte dei casi, si tratta di cosmetici, vestiti, etc., dal momento che è un genere molto femminile. L’hauler è solitamente spontaneo; e più è spontaneo, più genera views; più ha views più le aziende di cosmetici, vestiti, etc., si interessano e mandano il loro prodotto all’hauler; fine della spontaneità.

Unboxing = potrebbero sembrare degli haul, ma gli unboxing sono senza protagonista (a volte, nell’intro ne vedrete la faccia), prevedono una scatola (box) e ripresa dall’alto; si parla di prodotti tecnologici, scarpe, cellulari, etc e il piacere sta nello spacchettamento e a volte nel montaggio; i bambini ne vanno matti. L’unboxing si basa su quella teoria che spacchettare qualcosa è più elettrizzante del prodotto impacchettato: se nessuno vi manda niente perché siete persone normali, potete spedirvi dei pacchi da soli oppure leggere Simulacri e Simulazioni di Jean Baudrillard per capire come mai anche se non siete un gatto vi piacciono così tanto le scatole.

How To o Tutorial= avete rovesciato la birra sulla tastiera del computer e non sapete che fare (tratto da Vita Reale, dicembre 2019)? Un how-to spiegato da qualcuno che sa o pensa di sapere come aiutarvi è la soluzione giusta. Sono i miei preferiti in assoluto e quando sarò Imperatrice della Galassia, sarà l’unica categoria ammessa su YT.

Draw my life = video in cui spieghi a qualcuno la tua vita con trailer solitamente disegnato con lavagnette, pennarelli, simili e che può essere utilizzato a guisa di biografia in testa al tuo canale per raccontare chi sei. Vengono anche usati per celebrare qualcosa o fare bilanci, tipo a fine anno. Noiosissimi.

Gaming = essendo un mondo a parte sappiate che ci sono i Let’s Play – video a pieno schermo di un gamer che gioca con uno split screen di sé stesso per mostrare le sue reazioni durante il gioco;  walkthrough o strategy – sono video di allenamento, per migliorare le qualità di un giocatore e a sbloccare parti difficili del gioco; machinimas – un mix di video arte e gaming; review – le care e vecchie recensioni dei giochi.

Prank = gli scherzi sono tra i video più visti: possono essere di varia natura (azioni vere e proprie tipo candid camera oppure situazioni create ad hoc) e possono essere fatti ai familiari, alla fidanzata/o, agli amici oppure a sconosciuti passanti. Mi piacerebbe dire che sono divertenti e inoffensivi, ma proprio perché la piattaforma sta invecchiando, io ne vedo di sempre più brutti e al limite della violenza – magari sono io eh.

Room Tour = video dove fate vedere casa vostra, il vostro armadio o la vostra cameretta. Sembra assurdo ma vanno molto bene, cercare per credere.

Challenge = sfide, e fin qui si capisce; la natura però è disparata, da mettere 100 strati di smalto sulle unghie a mangiare solo cose trasparenti per 24 ore, fino a dormire in posti dove ovviamente è vietato; è un trend che funziona sempre, basta aggiornarsi su quella più in voga al momento.

FIMO = il fimo è una plastica modellabile e termoindurente: nei video di DIY (do it yourself) si cita spesso e se, comprato per curiosità, può creare dipendenza. Puoi farne tazzine o riproduzioni di peni famosi, a seconda della tua sensibilità.

Il risotto à la YouTube è pronto, se avete ancora fame è arrivato il momento di stappare quelle bottiglie che avete portato.

Noi ci vediamo la prossima volta per l’ultimo appuntamento, quello con la famosa squadra dell’oratorio allenata da satana: TikTok. Vi dico già che reperire numeri e fonti credibili sarà un’impresa titanica, la seppia si è trasformata nel Kraken.

 

Grafica in copertina © Agustina Arevalos Mingrone / LUZ

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